PRANZOimmediato

È attrice di teatro e di cinema, voce artistica che ha vissuto esperienze signifi cative sui palchi nazionali e della sua amata Basilicata, Eva Immediato è la nostra ospite settimanale. Recentemente le è stato conferito il premio “Donata Doni” per il suo impegno a favore delle donne e contro le disparità e la violenza di genere; riceverà dallo Zonta Club un ulteriore riconoscimento, l’11 dicembre prossimo, con Daniela Ippolito, artista con cui solitamente collabora.


Come giustifica la sua esistenza?
La giustifico per contribuire alla bellezza, quella che fa bene all’anima. Penso che ognuno di noi debba portare bellezza in questo mondo, e io cerco di farlo quotidianamente, anche con le piccole azioni. Non mi sento assolutamente una Santa, ma cerco di fare cose che facciano stare bene per prima cosa me e poi anche gli altri. È una risposta che danno spesso i politici.


Lei ha mai pensato di entrare in politica? È stata mai contattata o coinvolta?
No, non sono mai stata contattata. Mi chiederebbe una cosa del genere solo chi non mi conosce, nel senso che io sono una persona molto schietta, schierata politicamente, non ho mai nascosto il mio credere fortemente nei valori della Sinistra. Ho appoggiato non tanto dei candidati, quanto più delle azioni che sono state portate avanti. La Politica deve essere fatta con grande dedizione, passione, soprattutto onestà ma anche con la giusta malizia. Poi questo non è assolutamente il momento giusto per me, la politica richiede tanto tempo: è un servizio verso gli altri.


Quale azione è fi era di aver sostenuto? Di quale invece si è pentita?
Sostengo sempre le battaglie in favore delle donne, soprattutto quelle che sta portando avanti la nostra Consigliera regionale di Parità, che stimo molto, pur non essendo nella stessa sfera di appartenenza politica. Mi piace molto il suo modo si lavorare, l’ho sempre sostenuta anche quando è stata attaccata.

 

Quelle che non sono contenta di aver appoggiato?

Al momento non mi viene nulla in mente, ma forse mi è capitato di aver creduto in alcune persone che pensavo potessero portare un cambiamento, per la coerenza che avevo visto, e poi non c’è stato.


Le piace l’espressione “Parità di Genere”?
Si, anche se non si può dire che uomini e donne siano uguali, sono assolutamente diversi. L’uguaglianza si ha nel riconoscimento della diversità, la parità sta nelle opportunità che devono essere offerte a entrambi, senza discriminazione alcuna. Molto dipende anche dalla nostra risposta e da come noi sappiamo agire, però una donna forte non deve avere più possibilità di una meno forte.


Ma una donna quanto deve essere forte in Basilicata?
La forza consiste nel portare avanti idee, valori, anche i propri sogni. Fare questo mestiere, e farlo in un certo modo, era un mio sogno, oggi per me è una concretezza. Sono molto più felice quando vado in scena in un piccolissimo paese della Basilicata, dove la gente è fortemente emozionata e mi stringe la mano con gli occhi lucidi, rispetto a quando vado a girare un fi lm magari con grandi registi e attori, però me ne torno vuota, perché la mia partecipazione è stata “una delle tante”. Quando vado in scena, ho la presunzione di sentirmi in quel momento la persona giusta, nel posto giusto.


Come ha giudicato la questione controversa di Asia Argento? Qualcuno l’ha accusata di aver denunciato “a orologeria”, per poi trovarsi nella situazione che le si è ritorta contro, per poi vederla su tutti i rotocalchi con Fabrizio Corona. Come fare a non pensare che sia solo per uscire in copertina?
Su questa questione ho avuto opinioni un po’ contrastanti. La denuncia è giusta sempre, ed è giusto far sapere che esiste chi cerca di raggirare una ragazza che a 20 non ha l’esperienza e la capacità di “difendersi”. Allo stesso modo, mi sono irrigidita, pur portando avanti le cause in favore delle donne, e ho pensato che lei già a 20 anni era una privilegiata, fi glia di un papà famoso, inserita in un giro particolare. Capisco che puoi trovarti in situazione da cui non riesci a scappare, ma forse è stata fragile in quelle circostanze.


C’è qualcosa che non le torna…
Ora mi si potrebbe dire “ecco ora non si difendono le donne”. Non è così, ma qualcosa non mi torna, perché la violenza, sia psicologica che fi sica, seria, è un’altra cosa. Vent’anni li ho avuti anche io, sono andata a vivere a Roma da sola, ho cercato di farmi spazio. Il mio carattere probabilmente era chiuso, stavo sempre sulle mie…


…un po’ montanaro.

Si bravo, perché io sono comunque nata tra le montagne, e quello era un mondo di cui non mi fidavo. Spesso il politico di turno mi diceva: “A te ci penso io!”, e sono scappata via a gambe levate, perché era una cosa che mi faceva orrore. La mia risposta era sempre “A me ci pensa mio padre”. Oggi mi sento molto forte, allora non lo ero, forse sarei potuta arrivare a Rai1, fare film importanti, ma va bene così.


Anche in Basilicata le è successo la stessa cosa?
No, anche perché qui ci sono arrivata e mi sono fermata a 30 anni, prima ero solo di passaggio per fare spettacoli.


Viene dalla scuola di teatro sociale di Ulderico Pesce, con lui ha fatto il primo spettacolo “I Contadini del Sud” di Scotellaro. A Tricarico c’è la polemica sul fatto di voler togliere questa intitolazione alla Biblioteca comunale, per dare il nome di una poetessa potentina.Come la pensa?

Questa vicenda mi ha lasciata senza parole. È vero che Tricarico ha sempre tributato tanto a Scotellaro, però quest’azione non la capisco. Scotellaro ha scritto tanto e bene, e ancora oggi cito delle sue parole. È stato un politico illuminato e credo sia un po’ una mancanza di rispetto verso la storia, e verso ciò che lui ha fatto nella sua terra, senza nessuna velleità.


Ha fatto anche delle cose sui Briganti. Al di là delle verità storiche, in Basilicata ci sono diverse scuole di pensiero. C’è chi li vede come risorse e chi è invece pensa se ne sia parlato troppo. Il suo pensiero?
Credo se ne sia parlato tanto, ed è importante perchè non sempre si conosce la vera storia. In realtà io racconto il brigantaggio in un altro modo, non la parte storica, bensì le Brigantesse, che a mio parere fanno una delle prime rivolte al femminile. Le prime donne che scelgono di scegliere.


Non erano semplicemente delle comparse in questa storia…
No, per niente. Soprattutto sono protagoniste della loro vita. Nello spettacolo “L’ultima Ninna nanna della lupa briganta” in cui parlo di 3 brigantesse, quando tocca a Serafina Cimminelli dico proprio “Il mestiere di femmina non è facile. Si nasce schiave di 3 padroni: padre, fratello, marito”, “Io non voglio più stare zitta, della mia vita voglio fare quello che mi pare”. Il concetto attualissimo “Io sono mia” delle femministe, è lo stesso delle brigantesse di un tempo. Racconto delle donne che hanno fatto una scelta d’amore, di rivalsa personale e di parlare. Un’altra frase a cui sono molto legata è “Nun v facit pecor, ca lu lup v mangia”.


Ma i lucani di oggi, sono più lupi o pecorelle?
Un po’ pecorelle. Penso che qualcuno potrebbe essere un lupo, ma oggi ci lasciamo ancora troppo gestire da tanti pastori che ci dirigono. Mi metto in mezzo anche io.


Si dice che non esistano raccomandazioni, se non esistono raccomandati o raccomandabili.
Appunto, se io mi presto a un gioco, il gioco esiste. Senza giocatori sarebbe impossibile. Per esempio, io in questa terra ci sono tornata con grande piacere, e poi ho sposato un potentino.


Non ha mai pensato “Chi me l’ha fatta fare”?
L’ho detto dopo, ma non credendoci proprio fino in fondo. Sinceramente forse i miei figli potevano nascere altrove, ma in fondo loro vivono bene qui, e anche io vivo bene nella mia terra. Vivo a Potenza, sono nativa di Lagonegro e mi sento fortemente vicina al mio paese, quindi in qualche momento si l’ho pensato. Sono comunque felice che tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto camminando sulle mie gambe. Un grazie perciò lo devo dire sicuramente a me, e a chi mi è stato vicino. Di questo sono orgogliosissima e nessuno potrà mai dire “Quella l’ho piazzata io”.


Com’è il suo rapporto con la Film Commission? Anche lì polemiche a non finire.
La Film Commission ha fatto tante cose belle, non si può dire che non serve a niente. Ha portato tante produzioni qui in Basilicata, tanto lavoro e tante maestranze, per le comparse soprattutto e non per gli attori, devo dirlo. Ho partecipato a 3 film, chiamata dalla Film Commission, ho fatto numerosi provini.


Per quali Film?
“Potere Lucano”, e altri che non sono ancora usciti, per scaramanzia non lo diciamo. Devo dire comunque che a livello personale non mi hanno dato molto, per il mio parere personale, sono stata poco più di una comparsa. Sinceramente…


…ne poteva fare a meno?
Si, non perché mi sento una grande attrice, ma sento di valere di più di una semplice comparsa che dice due battute. Chiunque può farlo, anche una persona che nella vita fa tutt’altro. Non ho studiato tanto per dire due battute, non mi interessa la notorietà, altrimenti me la sarei procurata diversamente. Ritengo però che tante cose buone siano state fatte e la Basilicata è stata conosciuta proprio attraverso queste operazioni. Conosco sia Paride Leporace, che Nicola Timpone, mio compaesano peraltro, li stimo molto e apprezzo il loro lavoro.


Queste cose le ha dette anche a loro? Qual è stata la risposta?
…non lo so.


Non l’hanno capita?
Loro sono delle persone squisite, probabilmente sarò io che non sono portata per il cinema. Io forse non sono una che chiede tanto, non alzo il telefono chiedendo di farmi fare il film, mi sentirei mortificata. Loro lavorano bene e gliel’ho detto, così come ho detto che forse un po’ di spazio in più anche per noi…


Quale donna lucana contemporanea le piacerebbe interpretare?
C’è stata una donna di Oppido Lucano, Felicia Muscio, che attraversò le Ande con suo figlio e un asinello per raggiungere suo marito che era andato in Cile, a Iquique, dove c’era una colonia di abitanti di Oppido, dimostrando una grandissima forza, sfidando anche le intemperie e le avversità. A lei mi ero interessata, c’era un progetto per metterla in scena, anche se per ora si è fermato. Nello spettacolo sulle tre Brigantesse, due erano lucane, Serafina Cimminelli e Maria Lucia Dinella, la compagna di Ninco Nanco. Più contemporanee, però, non saprei dire.


Lei è del lagonegrese, anche con altre persone abbiamo parlato di questa cosa de “I Pittella” che aleggia. Lei l’ha mai respirata?
Mah, si e no, più per sentito dire. Li conosco personalmente, sia Gianni che Marcello. Ricordo quando ero ragazzina che si diceva “questo è dei Pittella”, forse perché c’era questa sorta di dominanza, si avvertiva di più ma nella zona di Lauria. Adesso non tanto. Poi sono persone che io conosco al di là della politica, e che con me sono sempre state molto cortesi, gentili e non posso dire male di loro.


Una domanda ricorrente che faccio in queste interviste è se potesse prendere sottobraccio Pittella cosa le direbbe? Attualmente però, alla Presidenza della Regione c’è la facente funzioni Franconi. Cosa le direbbe?
Forse non sarai preparata per dire molte cose, mi piacerebbe che si lavorasse per questa terra, per la pulizia e la chiarezza. Chiederei di mettere coloro che valgono a ricoprire certi ruoli perché a volte ci troviamo di fronte a perfetti ignoranti che portano avanti Cultura, Sanità, Agricoltura; ne faccio un discorso generale. Mi piacerebbe che ci fossero delle personalità davvero competenti, con una storia nel loro curriculum. Per me vale molto anche l’esperienza, però perché non scommettere su chi ha dimostrato di saper fare le cose? Probabilmente quindi chiederei anche di osare e di affidare ruoli importanti a chi oggi non viene proprio considerato in una sorta di “star system” che da anni si è consolidato.


Recentemente Di Battista ha dato delle “puttane” ai giornalisti, cosa pensa lei di questa cosa? Non si faccia infl uenzare dal fatto di parlare con un giornalista, anche perché c’è chi tra il serio e il faceto, ha detto che chi dovrebbe offendersi sono le puttane. Ah, pure! (ride, ndr) Si ironizza anche su un problema, quello delle prostitute...
Io penso che, al di là dell’offesa, che lascia il tempo che trova, sia stato volgare, di cattivo gusto e che abbia usato una espressione che non si addice a una persona pubblica, un politico. Credo che sia stato anche molto superfi ciale, e non amo la gente generalista. Ritengo che abbia detto una cosa di effetto, sperando di suscitare simpatia, solidarietà e trovare qualcuno che gli avrebbe battuto le mani. Qualcuno l’ha trovato sicuramente, ma più che altro ha consentito di riflettere sulla pochezza di contenuti e sull’approssimazione. Senza fare nessun discorso politico, o forse si, un’approssimazione che appartiene a chi è schierato da quel lato. Per carità, anche in quel caso sento tante cose giuste, che trasformate e rielaborate potrebbero portare a qualcosa di veramente serio e importante, ma quella uscita, rappresenta un modo di agire che si basa sull’approssimazione. Non puoi permetterti di chiamare pennivendoli i giornalisti, sulla base di che cosa? Fanno il loro lavoro, c’è chi lo fa bene e chi lo fa male.


Tra l’altro in questi casi si dimentica una cosa molto semplice, l’ordinamento giuridico. Se ti hanno infamato, querela, chiedi danni, promuovi un’azione disciplinare…
Così è troppo facile, che venga da destra o da sinistra, non preferisco questo modo grossolano di puntare il dito verso gli altri, di giudicarli e definirli, meglio stare zitti. Se non si ha consapevolezza e coscienza, meglio tacere.


Sempre rimanendo in ambito regionale, tra qualche mese ci saranno le elezioni, tra i candidati c’è Carmen Lasorella che potrebbe essere, se la votassero, il primo presidente della regione al femminile. A proposito, lei è per la declinazione al femminile di questi termini?
Penso che non sia questo a fare la differenza.


Dicevamo potrebbe essere la prima presidente donna della Regione Basilicata. A proposito di competenza, cosa ne pensa?

È sicuramente una brava giornalista che ho sempre ammirato e potrebbe fare bene. Parto, dando fiducia a chi si propone, è un atto importante, significa mettersi al servizio della comunità. Non ho approfondito il suo programma e le intenzioni, sicuramente saranno delle migliori… perché non darle una possibilità, qualora si decidesse in tale direzione? Non ho un’idea ben precisa, ma sarebbe bello avere una donna come riferimento. Ha molta cultura, sa anche a parlare, e per me fa la differenza, perché da purista della lingua italiana spesso rabbrividisco nel sentire parlare qualcuno. Chiunque può sbagliare ma come dice il personaggio dello spettacolo “Io sono Maria Lucia e posso non sapere l’italiano, ma tu sei Re devi parlare francese e italiano!”. Se occupi un posto importante devi parlare bene, anche questo per me fondamentale.


Qual è il libro che la rappresenta?
Follia di Patrick McGrath ha segnato il passaggio dalla giovinezza all’età un po’ più matura.


Il film?

Io sono laureata in Storia e Critica del Cinema, quindi potrei fregiarmi di conoscere tanti film, tra questi “Il tempo dei gitani” di Kusturica, uno dei suoi film meravigliosi e che adoro.

 

Preferisce fare una citazione di bassa cultura?
Pretty Woman, di cui conosco tutte le battute a memoria.


La canzone?

“Anche per te”, di Lucio Battisti. Sin da ragazzina l’ho amata, neanche a farlo apposta parla di donne emarginate.


Tra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
Non c’ho mai pensato, ma c’è una frase che è diventata il mio motto: “A testa alta e ciglio asciutto”. Forse questa.