materaSCHIAVI

Una paga da fame. Due euro l’ora. Se vuoi fare il cameriere nella città dei Sassi devi essere pronto anche a lavorare come uno schiavo. E’ questo il rovescio della medaglia dello sviluppo (effimero) portato in città da Matera Capitale Europea della Cultura nel 2019.

Ai numeri positivi del turismo in Basilicata pubblicati qualche giorno fa dall’Azienda di promozione turistica si contrappongono i numeri vergognosi dei compensi (2 euro a ora) di qualche attività nel settore della somministrazione di alimenti che propone paghe da incubo per lavori che non rispettano i compensi minimi stabiliti dai contratti collettivi. Non è tutto oro quello che luccica nella Capitale Europea della Cultura e gli incrementi degli arrivi non portano certo lo sviluppo sperato. Gli ultimi dati (2017) relativi ai flussi turistici che interessano la nostra regione pongono Matera come la città regina per il numero di visitatori. La città dei Sassi registra un +12,6% di arrivi (281.514 in 12 mesi) e un +9,4 di presenze (447.721). Numeri molto interessanti quelli che esprime la Capitale Europea della Cultura nel 2019 ma che vengono offuscati da quanto accade poi nell’economia reale, dove lo sviluppo non sempre porta benessere. Negli ultimi anni la tumultuosa crescita, di ristoranti, bed and breakfast, pizzerie e rosticcerie d’asporto dovrebbe far pensare ad un boom economico diffuso. In realtà non tutto è così lineare e, spesso, si evidenziano situazioni di sfruttamento lavorativo. Così in questa generale deregulation di attività che sono nate come funghi per papparsi una fetta della grande opportunità di Matera 2019, si scopre che alcune proposte di lavoro sono da terzo mondo con compensi da schiavi. A segnalare il persistere di questa piaga dello sfruttamento lavorativo nella città dei Sassi è una donna diplomata, di bella presenza e con esperienza nel settore della somministrazione al pubblico che durante un colloquio si è vista fare questa proposta vergognosa dal titolare di una attività ristorativa nei Sassi. Dopo il colloquio sull’idoneità all’impiego, il titolare offre alla malcapitata aspirante lavoratrice che ha segnalato in redazione la “proposta indecente”, un profilo come cameriera con un impegno di 8 ore al giorno, per 6 giorni a settimana, festivi compresi, per uno stipendio di poco inferiore ai 400 euro mensili. Il giorno libero è un giorno infrasettimanale mentre la domenica e i festivi vengono sempre pagati 2 euro l’ora. L’orario di lavoro è dalle 13 alle 21, ma con disponibilità a restare qualche altra ora se il locale è pieno. Non è dato sapere se la posizione lavorativa preveda un contratto oppure è “a nero”. La donna scoraggiata non ha proseguito oltre nel colloquio ed è andata via rinunciando, ovviamente, a questa “occasione” di lavoro. Quello della ristorazione non è il solo comparto a proporre paghe da fame, c’è anche quello del commercio e dei servizi, settori investiti in pieno dall’espansione “drogata” dall’uragano Matera 2019. Se lo sviluppo che ci attendiamo dall’opportunità di Matera Capitale Europea della Cultura deve passare sulla pelle dei lavoratori sfruttati, ne facciamo volentieri a meno. Non si costruisce così un modello economico duraturo. Matera 2019 dovrebbe promuovere anche buone prassi per quanto concerne la cultura del lavoro, la tutela dei lavoratori e diritti. Gli eventi autoreferenziali a cui ci stiamo abituando non fanno cultura e non faranno crescere questa città.