agricoltura_trattori_proteste.jpgCari Contro-Lettori,

i dati degli ultimi anni sull’affluenza alle urne fotografano un fatto, bello e buono: per sempre più persone, specialmente lucane, la politica è una cosa che riguarda chi la fa e chi vi gravita attorno, punto e basta. Ci accorgiamo della sua esistenza solamente quando ci tocca, o meglio ci disturba, da vicino; quando siamo in fila, a centinaia di metri -se non a chilometri di distanza- da una pompa di benzina o di gasolio, tirando giù santi e madonne come se piovessero, oppure quando ci ritroviamo davanti agli scaffali vuoti del supermercato, e all’orizzonte si profilano le confezioni di carne in scatola. E (anche) qui una buona bestemmia, come avrebbe detto il Manzoni. Ma è in questi momenti di intima incazzatura che ci accorgiamo che esistono un Trump, una Meloni, un Bardi e un Cicala. E soprattutto le istituzioni che essi rappresentano. E risalire la china della responsabilità dietro la disperazione di agricoltori e autotrasportatori che bloccano le strade, a quel punto diventa un’impresa ardua, se in tv o sui social le notizie di politica le abbiamo sempre “skippate”, alla frenetica cerca di una Maria De Filippi o di una Chiara Ferragni.

Per esempio: chi ha bisogno di una visita o di una cura non può mettersi comodo in poltrona ad aspettare che la politica finisca di discutere con se stessa. E quando si parla di sanità pubblica, non siamo davanti a un dibattito per addetti ai lavori: stiamo parlando della possibilità di curarsi, possibilmente senza dover fare un mutuo o attraversare mezza Italia.

Poi c’è il petrolio, la nostra ricchezza annunciata, il salvadanaio dal quale da anni ci aspettiamo di vedere uscire qualcosa di più di qualche promessa. Giulio Curatella, nell’intervista che pubblichiamo, sostiene che la Basilicata sia «a credito» e che il rapporto con le compagnie energetiche vada rovesciato: prima gli investimenti e le opportunità per il territorio, poi le risorse da estrarre. Si può essere d’accordo o meno con lui, ma la domanda resta: quanto di questa ricchezza si trasforma davvero in lavoro, sviluppo e futuro?

E soprattutto, però, non raccontiamoci che è successo tutto all’improvviso. La politica non è sparita mentre guardavamo altrove. Siamo stati noi a non guardarla. E lei, nel frattempo, ha continuato a lavorare. Si fa per dire, naturalmente.

Walter De Stradis