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Visite agli impianti e formazione in aula, nell’ambito di un progetto che ha coinvolto75 giovani frequentanti due istituti di istruzione superiore a Corleto Perticara e a Stigliano.

 

Visite agli impianti e formazione in aula, nell’ambito di un progetto che ha coinvolto75 giovani frequentanti due istituti di istruzione superiore a Corleto Perticara e a Stigliano.

Si è concluso, con la visita agli impianti Tempa Rossa degli studenti dell’istituto d’istruzione superiore “F. Alderisio” di Stigliano, un progetto di Pcto (Percorso per le competenze trasversali e l’orientamento), ex‘alternanza scuola-lavoro’.

L’iniziativa è frutto della convenzione siglata da TotalEnergies EP Italia con due scuole del comprensorio della concessione Gorgoglione, quella di Stigliano e l’istituto tecnico dell’omnicomprensivo “16 agosto 1860” di Corleto Perticara.L’iniziativa, che rientra nella formazione on the job obbligatoria prevista dal Ministero dell’Istruzione per l’ultimo triennio della scuola superiore si è sviluppata attraverso sessioni di formazione in aula per un totale di 14 ore, focalizzate sul processo dell’impianto Tempa Rossa, gli impianti Seveso e la politica di sicurezza di TotalEnergies.Gli studenti coinvolti sono stati in tutto 75, di cui 25 della scuola di Stigliano e 50 dell’istituto di Corleto Perticara.

Otto ore, invece, sono state dedicate alle visite nel centro olioTempa Rossa, nel centro Gpl di Guardia Perticara e in un’area pozzo.

“Riteniamo fondamentale - ha detto Ambrogio Laginestra, responsabile del Dipartimento Relazioni con il territorio di TotalEnergies EP Italia- aiutare le giovani generazioni, che sono il futuro del territorio, a potenziare le loro competenze. I progetti di Pcto sono un metodo didattico innovativo che, attraverso l'esperienza pratica, aiutano gli studenti ad orientare il percorso di studio, a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e a testare le attitudini sul campo. L’iniziativa, tra le attività che la compagnia sviluppa per il territorio,in linea con la politica di responsabilità sociale ha ottenuto un riscontro molto positivo da parte degli studenti, molto interessati grazie al coinvolgimento dei rappresentanti aziendali dei diversi dipartimenti e dei docenti delCentro di formazione internazionale TotalEnergies “Oleum” di Dunkerque, in Francia”.

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di Walter De Stradis

 

 

 

Sono ancora giovani, ma da vent’anni ormai hanno deciso di rimanere in Basilicata (pur avendo avuto proposte di “trasferimento” fuori regione), nonché di investire su se stessi, sulla collaborazione con altri noti artisti lucani (come il cabarettista Dino Paradiso e l'attore regista Rocco Papaleo), e soprattutto di comunicare le problematiche (ma anche le gioie) della loro terra con un mezzo poco comune, la musica reggae.

I bernaldesi Manuel Brando (al secolo Manuel Tataranno) e Big Simon (Simone Cammisa, fresco anche di un cd solista che ospita grandi artisti giamaicani), sono i frontmen (le voci) di uno dei pochi gruppi musicali conosciuti e apprezzati anche fuori regione, i Krikka Reggae.

D: Iniziamo con una domanda antipatica, ma che serve a tracciare dei contorni: voi nella vita fate solo questo?

R: Manuel: Sì. Il nostro è un lavoro che riguarda tutto ciò che è intorno alla musica, infatti siamo anche produttori e organizzatori di eventi. E’ una delle nostre “mission” fare ciò in cui crediamo “in loco”, e non magari a Milano, Roma…

Ma “Lei”, la Basilicata, vi ha ricambiato finora? Si può vivere di musica in Basilicata?

R: Manuel: Io intanto farei un distinguo: c’è il “popolo” lucano (che è la “conditio sine qua non” e che ci ha sempre supportato, basti vedere le piazze gremite ai nostri concerti)…e poi ci sono le istituzioni. Queste ultime hanno sempre risposto “a intermittenza”, ovvero senza una “visione” costante di quella che può essere la musica lucana in generale, che C’E’, è viva, vegeta e produce tante cose belle. Infatti la musica è anche un “prodotto” con delle potenzialità di promozione territoriale…

R: Simone: A differenza del “peperone crusco”, ad esempio, non c’è stata una vera volontà di sostenere i prodotti musicali e culturali.

D:Tuttavia a Potenza, città che ospita il “palazzo” della Regione, non manca chi sostiene che fra i gruppi che abbiano maggiormente beneficiato dei contributi pubblici vi siano proprio i Krikka Reggae.

R: Manuel: Questa cosa mi fa sorridere. I fondi erogati sono pubblici e chiunque può verificare: quando la nostra associazione culturale ha ricevuto quei sostegni, lo ha fatto partecipando a dei bandi pubblici (o meglio, l’unico bando regionale, quello dello spettacolo), accessibili a chiunque. Non ci sono mai state “corsie preferenziali” e tenga conto che qui parliamo di musica come professione, il che comporta concetti e impegni piuttosto seri, giornate Enpals, contributi versati…

D:Ricordo il video dell’inno “Lukania”.

R: Manuel: Esatto, quella fu un’operazione proprio di tipo “turistico”. E l’Apt, all’epoca guidata da Gianpiero Perri (se non erro), fu premiata alla Bit di Milano proprio per l’idea di promozione del territorio effettuata attraverso quella nostra canzone.

D:Il concetto, mi pare di capire, è che la politica regionale comunque sfrutta poco i gruppi lucani (soprattutto quelli conosciuti anche fuori regione), e la loro musica, come mezzo di promozione della Basilicata.

R: Manuel: Certamente sì. Abbiamo un esempio lampante qui vicino: i nostri cugini pugliesi, che hanno fatto della musica locale un grande strumento di promozione, arrivando poi a essere i numeri uno in fatto di presenze turistiche. L’investimento fatto da quelle parti –che tuttora continua- ha consentito ai gruppi musicali di fare il loro lavoro, garantendo però agli artisti tutto un sistema di promozione, notizie, uffici stampa, atto a diffondere la loro musica nel resto dell’Italia. Un volano di promozione turistica della regione.

R: Simone: Lì c’è stato tutto il lavoro di “Puglia Sounds”.

D:Quindi in Basilicata ci vorrebbe una “Music Film Commission”? O sarebbe un altro carrozzone?

R: Manuel: Beh, se dev’essere un “poltronificio”, meglio di no, ma per renderla funzionale basterebbe, come dicevo, seguire le buone pratiche fatte da altri, senza doversi inventare nulla.

R: Simone: E in Basilicata ci sarebbe terreno fertile, perché qui da noi le realtà musicali sono tantissime, ma avrebbero solo bisogno di sostegno, anche a favore del territorio.

R: Manuel: Pensi che produttori di dischi e di spettacoli di altre regioni vanno in Puglia perché c’è la possibilità, attraverso i sostegni pubblici, di produrre nuovi lavori con artisti del posto. E’ un discorso che conviene a tutti.

D:Tuttavia, uno lettore di Milano, leggendo queste righe potrebbe chiedersi: scusate, ma voi non siete lucani, di Bernalda, a pochi chilometri da Matera, Capitale della “CULTURA” 2019??? Come mai tutti questi problemi?

R: Manuel: Eh! Ce lo chiediamo anche noi (sorride). Non siamo politici e non ci sappiamo dare una risposta. Per lavoro seguo gli aspetti istituzionali, e so bene che nel 2020, l’anno successivo al grande evento materano, e con tutta la Pandemia in corso, la Regione Basilicata –unica in Italia- non ha dato alcun ristoro alle associazioni culturali e ai musicisti. Pensi che il primo bilancio del 2020 (fortunatamente poi le cose sono un pochino cambiate) per la Cultura aveva previsto “Zero”, e in effetti era una cosa che strideva con la regione della Capitale della Cultura.

D:Se ci riferiamo alle ultimissime, per la prima volta la Regione non ha partecipato alla Fiera de Libro di Torino, e la consigliera regionale con delega alla cultura, ha restituito il mandato al governatore Bardi, proprio a causa dell’irrisorietà dei soldi destinati al settore.

R: Manuel: Temo ci sia la convinzione che del contributo alla Cultura ne beneficia soltanto il destinatario; mentre per ogni euro speso per il settore – e i numeri di Matera 2019 ce lo confermano- se ne sviluppano venti per l’indotto (servizi, alberghi, ristoranti, etc).

R: Simone: Questa cosa o non si è capita, o non si vuole capire.

D:A proposito di Bernalda, il presidente Bardi ha reso noto di aver scritto a Francis Ford Coppola, originario di questo paese, per organizzare una mostra sui 50 anni de “Il Padrino”. Non si annuncia dunque un importante evento, ma solo l’aver scritto una lettera in merito. Un (triste) segno dei tempi?

R: Simone: Questa mi mancava. Ma Coppola gli ha risposto? (risate)

R: Manuel: (sorride) Dài, prendiamo per buono l’impegno, anche se questa mostra –che si vuol fare a Natale- arriverebbe comunque in ritardo per l’anniversario. Io dico però un’altra cosa: Coppola ha una proprietà-residenza qui da ormai dieci/quindici anni, ed è cittadino onorario di Benalda dagli anni Ottanta…

D:Quindi questa “parentela” con Coppola si poteva “sfruttare” meglio?

R: Manuel: Esattamente! Con l’attore Michele Russo, il vero “collante” di tutta la faccenda, c’erano in ballo tutta una serie di progetti, che sono rimasti sulla carta. La “presenza” di Coppola a Bernalda è una miniera d’oro culturale non sfruttata: da dieci anni a questa parte c’è stato un sensibile aumento turistico, con pullman pieni di gente che vogliono vedere la sua residenza.

D:Tra l’altro la figlia Sofia, stimatissima regista anche lei, si è sposata qui.

R: Simone: E io al matrimonio ci sono andato! La zia di mia nonna è la sorella del papà di Francis, insomma, “d’ l’ Copp’l”, come si dice qui. Non so a quale grado gliene vengo parente, ma mi arrivò una telefonata per partecipare a quel matrimonio così riservato.

D:E non ha chiesto a Coppola di musicare un suo film?

R: Simone: (Ride) Non mi sembrava il caso, mi sono fatto una foto e cose così.

Da quando c’è Coppola, a Bernalda il turismo è aumentato… e da quando ci sono i Krikka Reggae? (Io ho spesso presenziato alla “Reunion” estiva che fate a Mataponto, ospitando ogni anno decine di artisti reggae nazionali e non, e ho sempre visto un gran numero di gente…)

R: Manuel: Sì, siamo arrivati alla diciassettesima edizione, ma tenga conto che il “Metaponto Beach Festival” non riguarda solo la musica. Anche da prima dei Krikka, facevamo serate con migliaia di persone giù in spiaggia, già ai tempi del “Brigante Sound”.

D:La politica ha mai cercato di “veicolarvi”. Vi hanno mai chiesto di candidarvi?

R: Manuel: E’ pure successo, ma non ci interessa.

R: Simone: Per scelta non ci schieriamo.

R: Manuel: Facciamo politica con la musica.

D:Infatti avete fatto canzoni sul petrolio, sul nucleare…avete mai fatto incazzare nessuno?

R: Manuel: A Potenza abbiamo fatto arrabbiare Guarente. Quando ci fu il suo ballottaggio con Tramutoli (e fu una delle poche volte che abbiamo preso posizione), per indole meridionalista (c’era di mezzo comunque la Lega, eh), in un concerto cambiammo le strofe di “Lukania”, cantando “io vivo in Lucania che non è la Padania…per chi non la conosce e l’ha sempre denigrata” (la cantano assieme– ndr).

R: D:E come sapete che Guarente si è arrabbiato?

Manuel: Beh, ci arrivarono diversi messaggi sui social, in tanti ci attaccarono...Tanti invece ci dissero grazie.

D:Se poteste prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direste?

R: Simone: <<MA TU, D' DOV' SI???>>.

R: Manuel: Detto questo (risate), gli ricorderei delle belle energie culturali, teatrali e musicali presenti in Basilicata, che HANNO bisogno di un sostegno, spiegandogli che si tratta di un sostegno che ritorna TUTTO indietro. Non si tratta di soldi di dare a qualche “privilegiato"; bensì, come dicevamo, di un investimento economico che dà risultati veri.

D:Un grande festival della Basilicata, tipo “Notte della Taranta”, secondo voi è possibile o piuttosto –come hanno sostenuto alcuni vostri colleghi- ci si scontrerebbe con le solite velleità campanilistiche? Oltre a questo, c’è chi sostiene che mancano le strade, gli alberghi…

R: Simone: Almeno, dovremmo iniziare a pensarci.

R: Manuel: Più che farlo in Basilicata, io lo immaginerei come un festival itinerante, in grandi città italiane, col supporto della Regione Basilicata, per portare il marchio culturale lucano in giro per l’Italia. Per dimostrare che qui C’E’ vita. Ciò che ci manca è proprio questo: farci conoscere. A pochi anni dalla fine di Matera 2019, a parte Matera stessa, si nota che l’attenzione sul resto della regione già sta scemando. La Fondazione, "Matera-BASILICATA" con la sua esperienza e il suo prestigio, andrebbe oggi messa a disposizione di tutti i comuni lucani e delle loro risorse turistiche, che ci sono eccome.

 

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di Walter De Stradis

 

 

 

 

 

In provincia di Potenza: Armento, Brindisi di Montagna, Calvera, Campomaggiore, Carbone, Castelluccio Superiore, Castelmezzano, Forenza, Gallicchio Ginestra, Guardia Perticara, Missanello, Noepoli, Ruvo del Monte, San Paolo Albanese, Sasso di Castalda, Teana, Trecchina, Trivigno.

In provincia di Matera: Accettura, Calciano, Cirigliano, Craco, Garaguso, Gorgoglione, Miglionico, Oliveto Lucano, Rotondella, San Giorgio Lucano, San Mauro Forte, Valsinni.

Il Segretario generale della FISAC-CGIL (Federazione Italiana Sindacale Lavoratori Assicurazione e Credito), Bruno Lorenzo, ci ha consegnato un foglio con tutti e trentatré (sì, avete letto bene) i comuni lucani privi (o recentemente privati) di sportelli bancari.

Dal 2014, sono ben quarantuno in meno, in tutta la regione.

D: A sentire le ultime sulla chiusura e il dislocamento di filiali in Basilicata, sembrerebbe trattarsi di un vero e proprio “tsunami”: è così davvero?

R: Purtroppo sì. La tendenza ormai è quella di diminuire sempre più la presenza degli sportelli bancari sul territorio. La Basilicata, storicamente, aveva due grandi aziende di credito: la Banca di Lucania e la Banca di Pescopagano, senza contare gli istituti di credito cooperativo, parte integrante del tessuto economico della nostra regione. Purtroppo abbiamo perso questa “identità”: l’ultimo istituto di credito locale -che tra l’altro era interregionale- era la Banca Popolare di Bari, ormai acquistata dal Mediocredito centrale. A seguito della riforma Renzi, le banche di credito cooperativo hanno poi perso la loro identità regionale, e quindi non abbiamo più un presidio locale a livello di direzione.

D: Come mai queste chiusure si registrano perlopiù al Sud?

R: Perché le banche sempre più investono nel Centro-Nord, che -ahimè- rappresenta il tessuto economico e sociale più forte, in barba a tutto ciò che sta succedendo nel Meridione, per di più in un momento delicato in cui arriveranno a pioggia i milioni del Pnrr: le aziende che avessero bisogno dell’erogazione del credito, rischierebbero o di rivolgersi alle direzioni del Nord o -pur rivolgendosi a uno sportello locale- che la loro richiesta venga comunque valutata al Nord.

D: Ma allora gli Italiani del Sud portano meno soldi nelle banche rispetto a quelli del Nord?

R: E’ l’esatto opposto. Tra l’altro, storicamente, i cittadini del Sud erano quelli che avevano una maggiore capacità di risparmio. E molto spesso si sono utilizzati questi “depositi” del Mezzogiorno per impiegarli al Nord, col paradosso che i tassi sono differenziati tra le due aree.

D: Pure.

R: Acquistare denaro al Sud ha un costo mediamente tra lo 0,10 e lo 0,20 più alto rispetto a chi acquista l’analoga cifra, e alle stesse condizioni, al Nord. Per le banche la convenienza è dunque avere comunque clienti al Sud, per fare raccolta di denaro, da impiegare successivamente al Nord, favorendo le aziende o i piccoli risparmiatori locali.

D: E’ una questione politica?

R: Sbagliata. E purtroppo negli anni non abbiamo avuto un grande aiuto dalla NOSTRA classe politica, a livello nazionale, regionale e comunale. Ricordiamoci che l’articolo 47 della Costituzione specifica che la politica ha anche il compito di presidiare l’erogazione e la disposizione del credito in Italia!

D: Si può fare una mappatura della situazione in Basilicata?

R: Ci sono ben trentatré comuni privi di sportelli bancari e di Atm: ventuno in provincia di Potenza e dodici in provincia di Matera. Ne consegue che per effettuare operazioni bancarie occorre recarsi nei comuni limitrofi, con grandi disagi soprattutto per i più anziani e le persone non autosufficienti. Le banche, dal canto loro, si nascondono dietro il dito della “digitalizzazione”: ma se per un “millennial” non è sicuramente un problema adoperarsi con l’ “home banking”, lo stesso non può dirsi per chi non ha le adeguate conoscenze tecnologiche.

D: Potenza, Matera, Brienza, Venosa, Oppido, Acerenza, Rotondella, Pisticci, Tito, Ruvo del Monte, Forenza, Trecchina, Gorgoglione…sono solo alcuni dei comuni, a leggere i vostri comunicati, che di recente sono stati interessati dalle chiusure…

R: Tra l’altro venerdì (ieri per       chi legge – ndr), chiuderanno altri due sportelli bancari di Bper, uno a Miglionico e uno a Gorgoglione e pensi che non sono in perdita, ma il contrario. Il problema è che le banche –come tutte le aziende private- quando vogliono diminuire i costi, la prima cosa che tagliano è il personale. E’ facile fare cassa tagliando le teste.

D: E in mezzo ci sono i cittadini.

R: Sì, ma anche i dipendenti, che nella migliore delle ipotesi sono poi costretti a farsi 30 chilometri per raggiungere il posto di lavoro…

D: Licenziamenti ce ne sono stati?

R: Fortunatamente no. Nel settore del credito abbiamo pi un Fondo privato che accompagna i lavoratori vicini alla pensione, fino alla soglia pensionistica. Ma non è un pozzo senza fondo e poi le aziende –per ogni due dipendenti che escono- ne assumono soltanto uno, e non sempre nella regione in cui avvengono gli esodi. In Basilicata, molto spesso, escono dei dipendenti e magari vengono sostituiti – al 50%- da persone assunte a Torino, Milano o Verona. Se il trend è questo, lo spopolamento della Basilicata continuerà ad aumentare.

D: Limitandoci alla sola Potenza, il bollettino delle chiusure di sportelli e Atm ci parla di zone come Gallitello, corso Garibaldi, Centro Storico, Ospedale San Carlo, viale Dante…cosa avrebbe potuto fare il sindaco e non ha fatto?

R: Quantomeno ci saremmo aspettati un coinvolgimento delle parti sociali, per studiare come frenare il fenomeno. E’ chiaro che un sindaco, come anche un governatore, non può usare la bacchetta magica dinanzi a un’azienda privata, ma perlomeno ci saremmo aspettati una presa di posizione, soprattutto quando si è paventata la chiusura della Banca Popolare di Bari (al momento dell’avvio delle procedure di dissesto); si rischiava di veder andar via dalla Basilicata centoquattro lavoratori, che significa centoquattro famiglie e chissà quanti studenti che avrebbero dovuto studiare altrove. Chiedemmo più volte un incontro a Guarente e a Bardi, ma non ci hanno nemmeno degnato di una risposta. Qualche partito politico è intervenuto, per la verità, ma a noi non interessa offrire occasioni alle forze politiche per farsi campagna elettorale, bensì trovare la soluzione al problema.

D: A microfoni spenti mi diceva che ci fu un sindaco, ad esempio, che PROVO’ a offrire un’alternativa alla chiusura…

R: Sì, certo, quello di Ruvo del Monte, che aveva offerto l’uso gratuito dei locali alla Banca Popolare di Bari, affinché si mantenesse il presidio. Ci provò anche quello di Gorgoglione, che attivò anche un consiglio comunale straordinario.

D: Lei dice: almeno ci hanno provato…

R: Ci saremmo aspettati lo stesso da parte del sindaco di Potenza, ma anche da parte del collega di Matera, anzi, a maggior ragione: lì la Bper è stata spogliata di vari presidi di direzione. E pensare che la Bper nasce dalla Banca Popolare del Materano e una volta c’era la direzione generale proprio a Matera… In altre regioni, come la Calabria (Crotone) e la Campania (Avellino), a fronte della notizia della chiusura e del trasferimento della direzione territoriale, c’è stata una specie di rivoluzione, e il pericolo è rientrato, ma solo perché sono intervenuti anche politici locali e nazionali. Qui certe cose, come dicevo, non accadono.

D: E perché qui in Basilicata ci sarebbe questo disinteresse?

R: Non saprei dire se è disinteresse o menefreghismo, mi lasci essere anche un pochino malizioso. Qui si parla del nostro futuro, dell’esistenza della Basilicata da qui a dieci anni, dell’arginare lo spopolamento…per evitare di diventare una costola della Puglia o della Campania. Quantomeno dovremmo provarci!

D: Lei ha già citato i fondi del Pnrr: come FISAC Cgil –insieme alle altre sigle- avete chiesto che se ne occupi direttamente Sviluppo Basilicata…

R: …perché sarebbe una scelta naturale, ma -anche qui- è quasi un anno che chiediamo un incontro all’amministratore delegato (anche per vedere come utilizzare questi soldi e come veicolare le banche affiliate sul territorio), ma finora non abbiamo avuto risposta. In generale direi che sul Pnrr ci vogliono innanzitutto controlli, poi evitare la realizzazione di nuove cattedrali nel deserto (non vorremo ritrovarci con una nuova Sinoro, o con incompiute come quelle rimaste nel Lazio dopo la pioggia dei soldi del Coni per i Mondiali).

D: Se potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

R: Di occuparsi con maggiore dedizione al problema Lavoro, in una regione col tasso di disoccupazione tra i più alti. Ripeto, nessuno ha la bacchetta magica, ma certo si può intervenire sulla infrastrutture (alcune opportunità le stiamo già perdendo, tipo l’alta velocità su Potenza), investire diversamente nelle aziende che cercano di fare assunzione e intervenire con incentivi –perchè no, anche sugli istituti bancari- per coloro che puntano sui giovani lucani.

D: E a Guarente cosa direbbe?

R: Certo un sindaco ha meno potere di un presidente della Regione, però gli chiederei di sederci tutti a un tavolo –con tutti gli esponenti della società civile, sindacati, politica, Camera di commercio etc.- e confrontarci FINALMENTE sulle problematiche del lavoro in città. I problemi non si risolvono a comunicati stampa.

D: Il libro che la rappresenta?

R: “Crypto” di Dan Brown.

D: La canzone?

R: Per una serie di motivi a cui sono legato... “Bella ciao”.

D: Il film?

R: “Roma città aperta”.

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«Sono tre anni che utilizzo la bicicletta a Potenza, a mio rischio e pericolo, tant’è che lo scorso febbraio, di domenica, sono stato investito da un furgone della frutta. Tuttora ho una costola incrinata e dunque posso dire che il ciclo-pedone qui non è minimamente tutelato».

E’ facile vederlo in Città inerpicarsi per salite e discese, a bordo della sua bicicletta e soprattutto bardato nella tenuta tecnica del “ciclista urbano”, caratterizzata anche da casco e piastra pettorale. Il già candidato sindaco, attualmente consigliere comunale per i Cinque Stelle, Marco Falconeri (nella foto), è infatti un noto propugnatore (e non è certo il solo) della ciclo-pedonalità potentina.

A lui abbiamo chiesto se la Potenza “del Giro d’Italia”, in tutti gli altri giorni, sia davvero o meno un Capolouogo “a misura di bicicletta” (e soprattutto dei suoi utilizzatori).

«Il passaggio del Giro d’Italia –afferma- è la cartina al tornasole di un governo cittadino che si fa bello con l’importante evento sportivo, ma che nulla ha fatto e fa per favorire la ciclo-pedonalità urbana. L’annunciata pista ciclabile Potenza-Pantano di Pignola, per esser chiari, è legata a una scelta di carattere turistico e di svago, che nulla ha che fare con la ciclo-pedonalità urbana, che invece punta –come in tutte le città europee- a deflazionare il traffico e a favorire una mobilità sostenibile».

Potenza dunque maglia nera della ciclo-pedonalità?

«Senz’altro. Io credo che il nostro sia l’unico capoluogo di regione privo di una pista ciclabile urbana, dentro la città, di un qualche tipo di segnaletica dedicata ai ciclo-pedoni, o anche di una semplice rastrelliera per poter parcheggiare le biciclette, sedi istituzionali comprese: io stesso sono costretto ad attaccare la mia alla ringhiera del palazzo delle commissioni, tramite un misero lucchetto. Come tutti gli utenti, non ho dunque la possibilità di parcheggiare in sicurezza la mia bici, non dico nei punti nevralgici della città, ma nemmeno nei pressi delle sedi istituzionali (che com’è noto, rappresentano il “benvenuto” per il cittadino).

La situazione è dunque paradossale per il consigliere comunale.

«Si fa il Giro d’Italia –ed è un bene- ma ciò avviene in una Città che invece fa delle politiche contrarie alla ciclo-pedonalità. E, ripeto, è una mentalità soprattutto di questa giunta che, nonostante le reiterate richieste del sottoscritto (che da consigliere comunale rappresenta comunque una parte della città), nulla ha fatto per implementare quantomeno gli strumenti di base, atti a consentire al ciclo-pedone di sentirsi perlomeno “accettato” e riconosciuto come utente della strada».

Finito il Giro d’Italia, dunque, ci ritroveremo punto e a capo con la totale assenza di politiche ciclo-pedonali?

«Già, ma un’altra cosa grave è che nel regolamento di sosta a pagamento della città questa giunta vorrebbe inserire il permesso per una terza auto a famiglia. Una cosa che io già tentato di contestare tramite un emendamento e che va a certificare ciò che già L’Istat ci dice, ovvero che Potenza è una delle città col più alto tasso di motorizzazione d’Italia, con una range che va dai 72 ai 77 veicoli per residente».  

Lunedì, tuttavia, Guarente presenterà il percorso di partecipazione per la definizione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, proprio a margine del Giro.

«Come da mie interrogazioni -conclude Falconieri- Guarente sa bene che di Piano ce n'è già uno, il PUM, approvato nel 2008. In gran parte mai messo in atto. Con le parole e le promesse stiamo dunque a zero, qui in città abbiamo bisogno di fatti. E finora non ne abbiamo visti. Dove sono, infatti, il car sharing e il bike sharing elettrico? Non serve a nulla annunciare sempre nuove linee programmatiche, se poi non vengono messe in pratica, nel concreto. Da sottolineare inoltre l'ipocrisia dei tanti politici che in città non hanno mai usato la bicicletta e che oggi si dichiarano tutti ciclisti».».

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di Walter De Stradis

 

 

 

 

Il fatto che (complice anche una sua vecchia, abile idea di “marketing”) qui nel Capoluogo lui sia conosciuto semplicemente come Mimmo “Il Ciclista” (quasi alla stregua di un fatto singolare), rende chiaro a tutti l’esiguità del rapporto esistente, storicamente, tra Potenza, i suoi abitanti e il ciclismo stesso.

In occasione del passaggio nel Capoluogo (anche proprio sotto la sua trattoria) del Giro d’Italia, abbiamo voluto dunque incontrare Domenico Carlucci, ristoratore da una vita, che –secondo i dettami di uno sport «che è soprattutto sofferenza»- è abituato a lamentarsi poco e a lavorare molto.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: La passione per la bicicletta è arrivata tardi. Certo, ne avevo avuta una da piccolo, ma mai pensavo che mi ci sarei dedicato; finché un giorno non vidi una bicicletta da corsa appesa nella vetrina di un negozio. La comprai. Fu un colpo di fulmine.

d: Lei dunque era già grandicello?

r: Sì, avevo ventisette/ventotto anni. Quel negozio era in piazza Bologna.

d: Cosa le è scattato quel giorno?

r: Non saprei, ripeto, una bicicletta da piccolo ce l’avevo, ma all’età di quindici anni già lavoravo a Milano e quindi… ma anni dopo ci fu questo episodio qui a Potenza. Comprai una bicicletta fuori misura, tra l’altro, neanche adatta a me.

d: Questo ristorante esiste dal 1973, ma lei come ha cominciato?

r: Lavando i piatti in un ristorante, a Milano. Poi passai ai primi, successivamente ai secondi, poi arrivai in sala…insomma, feci tutta la trafila del ristoratore. Fin quando, nel 1973, trovai questa trattoria che si vendeva a Potenza e iniziai a lavorare da solo.

d: I suoi erano del mestiere?

r: Io sono di san Cataldo, comune di Bella, vicino Avigliano e no, i miei non erano del mestiere. Nessuno lo era: misi le mie sorelle e le mie cugine a lavorare, ma avevano imparato tutto da me.

d: E il ristorante già si chiamava “Da Mimmo il Ciclista”?

r: All’inizio no, era solo “Trattoria e vini da Mimmo”.

d: In città quando hanno cominciato a chiamarla “Mimmo il Ciclista”?

r: Vede, quando iniziai a gareggiare e a vincere qualche coppa, cominciai anche a metterle nel ristorante, ma la gente mi domandava cosa fossero; allora mi venne l’idea di chiamare la trattoria “Da Mimmo il Ciclista”, in modo tale che i clienti sapessero già a cosa si riferivano quei trofei.

d: Di che tipo di gare si trattava?

r: Erano sempre tornei amatoriali (io lavoravo, e non avevo moltissimo tempo libero). Ho partecipato a più di seicento gare, finora. Mi sono sempre allenato, quasi tutti i giorni, e ho vinto tre campionati italiani di categoria. Ho vinto circa cinquecento trofei. Finora, ho fatto circa cinquecentomila chilometri, tra gare e allenamenti vari.

d: Finora???

r: Non gareggio più, ma in bicicletta ancora ci vado.

d: Potenza è una città quantomeno “difficile” per chi vuole usare la bici. Lei dove va?

r: Eh, io vado. (Sorride). Perché se non sei allenato, in bicicletta non ci vai, a Potenza. Io però i miei settanta/ottanta chilometri me li faccio tranquillamente, il lunedì che sono di riposo.

d: Ho sentito bene? Settanta/ottanta chilometri???

r: Il lunedì sì, poi quando esco il mercoledì e venerdì me ne faccio altri quaranta/cinquanta.

d: E che tragitto segue di solito?

r: Dipende dal tempo…in una bella giornata prendo la salita che va verso Cuppulicchio, verso Tricarico, vado verso Brienza, Lagopesole, Muro Lucano…

d: Ma scusi lei quanti anni ha?

r: Settantatrè.

d: E non le capita mai di spingere la bicicletta a mano?!

r: Eh, no, mai (sorride). Finora è capitato solo una volta, per cento metri sulla salita dello Zoncolan, una delle salite più dure d’Europa, a Belluno, sulle Dolomiti.

d: La sua soddisfazione più grande?

r: La prima volta che ho vinto il campionato italiano: il campione uscente, vedendo come affrontavo le salite, mi disse “Sei peggio di un camoscio!”. Era il 1998.

d: La sua famiglia non le ha mai detto: “Ma dove vai, lascia perdere. Pensa al ristorante”?

r: Mai, anzi, mia moglie mi seguiva pure.

d: Abbiamo detto che Potenza è difficile “morfologicamente” (salite ripide etc.), per un ciclista o per chiunque voglia usare la bicicletta; ma dal punto di vista delle “strutture” (piste ciclabili, eventi etc.), come siamo messi?

r: Purtroppo non ci sono. Siamo costretti a camminare sulla strada, dovendo stare attenti al traffico. Strutture non ce ne sono, anche perché è il territorio che non lo consente. Come dicevo, Potenza non è una città da “passeggiare”, se non sei allenato –o se non hai la bici elettronica- non ce la puoi fare.

d: Quindi non è colpa di chi comanda?

r: E’ il territorio che – a parte la pista ciclabile del Pantano, l’unica che c’è al momento- non è adatto per chi fa la “passeggiata” normale in bicicletta. Tutti gli altri devono essere allenati.

d: Ritiene comunque che questo mondo –a parte l’episodio del Giro d’Italia- necessiti di più eventi e/o di maggiore visibilità? Oppure va bene così?

r: “Va bene così”, no, qualcosa di più si può sempre fare. Adesso si sta parlando di questa via ciclabile che parte da Potenza e che va verso Pignola (seguendo la vecchia tratta della Calabro-Lucana); mi è stato detto che qualcosa si sta facendo, pur avendo incontrato qualche difficoltà. Per noi tutto quello che viene è gradito.

d: In questo locale vengono a mangiare molti giornalisti, e presumo che nel corso di cinquant’anni siano venuti anche molti politici. Le dicono o le chiedono qualcosa di particolare?

r: No, più che altro sono curiosi della mia passione, delle mie coppe…

d: E lei ha mai chiesto qualcosa, sempre nell’interesse della città o dello sport che pratica?

r: No, no. Non è mio costume.

d: Dopo diversi anni il giro d’Italia torna a Potenza: quali sono le sue sensazioni al momento (martedì scorso – ndr)?

r: Per me è un grande evento. Per appassionati e non. Ci saranno sicuramente dei disagi, ma è uno giorno solo, che poi passa, non è la fine del mondo.

d: In effetti, tra divieti di circolazione e di sosta, fra chiusure di scuole etc., non manca chi rumoreggia.

r: Ci vuole solo un po’ di pazienza, da parte di tutti: l’evento è sicuramente superiore al disagio.

d: Lei lavorerà quel giorno?

r: Io sarò aperto, ma non so se verrà qualcuno a mangiare (sorride).

d: Beh, il turismo indotto dall’evento è proprio ciò che ci si augura, sindaco e Presidente della Regione in primis. Lei cosa si augura che porti, in città e in regione, questo Giro d’Italia?

r: Un ritorno d’immagine internazionale, sicuramente. Credo che ci sarà. Spero vada tutto bene.

d: Ha un suggerimento da dare? A ch gareggia, ai tifosi, alla politica…

r: No…io lo vedrò in tv, a parte il passaggio qui sotto. Non potrò vedere l’arrivo perché lavorerò, ma sarà sicuramente un’emozione grandissima, beato chi potrà.

d: Una domanda banale: in cuor suo, si è mai immaginato o sognato al Giro d’Italia?

r: No, no. Ho cominciato a ventotto anni e questo tipo di sogni non possono esserci. Sicuramente, però, se avessi cominciato da piccolo…beh, la predisposizione alla sofferenza c’era. E non si sa cosa poteva uscire fuori.

d: Quindi il ciclismo è innanzitutto sofferenza?

r: Senza di quella non vai.

d: Ma lei cosa prova, ancora oggi, quando è in sella e si fa i suoi settanta/ottanta chilometri?

r: Il ciclismo mi dà tutto, come salute, mentalità…quando ho qualche dolore salgo sulla bicicletta e mi passa tutto. La bicicletta per me è come una “medicina generale”: mi passa tutto, dolori, pensieri…è come una terapia. Ma bisogna essere appassionati, perché in salita è dura.

d: Venendo al settore della ristorazione, sappiamo tutti che è stato uno di quelli maggiormente danneggiati dalle chiusure e dalle restrizioni dovute al Covid. Come ha vissuto quei momenti?

r: Le istituzioni hanno fatto il possibile per agevolarci: abbiamo avuto degli incentivi e non posso negare che siano stati utili, in un momento in cui le bollette continuavano ad arrivare nonostante tutto. Certo, abbiamo sofferto (le chiusure forzate etc.), ma ci stiamo riprendendo piano pano, specie da quando è stato tolto l’obbligo del green pass.

d: Il sistema sanitario lucano ha tenuto bene?

r: Penso di sì, non ho lamentele personali da fare. Bisogna anche capire che è stata una situazione che nessuno poteva prevedere.

d: Se potesse ospitare Bardi al suo tavolo, cosa gli direbbe?

r: Non me ne intendo di politica, ma noi votiamo della gente –che paghiamo- e vorrei che si dedicassero a risolvere i problemi, invece di andare in giro a litigare per “voglio questo e voglio quello”, mentre ognuno di loro fa come gli pare

d: Mettiamo che fra cent’anni, chi erediterà questo ristorante ponga una targa a suo nome in mezzo a tutte queste foto e tutti questi premi. Cosa vorrebbe ci fosse scritto?

r: Dovrebbe far capire che c’è stato tanto sacrificio, che su ogni coppa ci sono circa mille chilometri di allenamento. Un giorno, giocando con la calcolatrice, è uscito fuori che finora ho prodotto ottanta quintali di sudore!

 

 

 

 

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di Walter De Stradis

 

 

 

 

Il suo bisnonno, Enrique, italo-argentino originario della provincia di Como, ha giocato nella Roma e ha vinto il Mondiale con la nazionale italiana nel 1934. Anche suo padre (nipote di Enrique) era un giocatore dal curriculum importante, avendo militato nell’Estudiantes.

Lui, Leo Guaita (anch’egli con doppio passaporto) è un giocatore d’attacco (ala destra) di grande talento, ma il Potenza Calcio per lui è stata soltanto la porta d’ingresso in un mondo, che gli ha dato un calore (ricambiatissimo), che va ben oltre gli spalti del Viviani.

Simpatico e affabile, con la “cresta” (alla cui “tenuta” sembra tenere tanto) e la barba rossiccia, compirà trentasei anni il prossimo 19 maggio.

d: Come giustifica la sua esistenza?

La mia vita è sempre stata all’insegna della famiglia, avendone una davvero molto unita. Al punto che, quando ho cominciato seriamente con il calcio (a diciassette anni), fu davvero dura svegliarmi da solo la mattina presto, e senza colazione a letto!

d: Il suo idolo di allora (a parte Maradona)?

Mio padre, mio nonno per parte di madre e il mio bisnonno, come sa, avevano tutti giocato a calcio a livelli importanti. A casa avevo tutti i cimeli, ma mio padre per me era l’idolo principale.

d: Prima di arrivare a Potenza lei ha girato il mondo…

Eh, sì. Ho iniziato a 17 anni nell’Estudiantes de La Plata, poi sono stato in Francia, in Svizzera (Basilea), in Messico, in Italia una prima volta (Arezzo, serie B), poi a Sapri, in C2 in Sardegna con Emerson, poi a San Marino, in Equador (serie A), in Germania (serie C), in Cina, in Honduras…è dura ricordarle tutte (ride)… poi ho fatto la serie C in Argentina (vincendo il campionato), poi di nuovo in serie A in Honduras, poi ancora in Sardegna e infine a Potenza, a Taranto e poi di nuovo a Potenza.

d: Appunto, dopo aver girato il mondo, com’è stato il suo primo impatto con la nostra città?

Ha toccato un tasto difficile…Beh, arrivammo che la Società non c’era più, non c’era Presidente, né preparatore atletico, di stipendi non ne parliamo proprio (perché non ne prendevamo), non avevamo nemmeno l’acqua, io facevo avanti e dietro da Salerno con una macchina vecchia…

d: Viveva a Salerno?

Sì, per tre mesi, perché a Potenza non si trovava casa, e se dicevi che eri calciatore (non essendoci una società alle spalle) era peggio…

d: Al di là delle difficoltà del Potenza Calcio, la città in sé che impressione le aveva fatto?

La vedevo poco, perché facevo il pendolare e appena potevo scappavo da mio figlio. In un secondo momento, una casa a Potenza la trovammo, in via IV Novembre, ma fu un vero e proprio inferno, perché cadeva a pezzi…non mi vergogno a dire che dovemmo chiudere una camera (perché dopo sole due settimane si era riempita di muffa), e per due mesi con mia moglie e mio figlio abbiamo dormito in salotto, per terra!

d: Eppure, oggi, dopo qualche anno, in città si dice che lei si sia talmente innamorato del Capoluogo, da volerci rimanere anche dopo la carriera di calciatore.

Dopo essere stata la peggiore in assoluto (dal punto di vista calcistico e non), questa esperienza è diventata anche la migliore (seppur con alti e bassi). In quei primi mesi di difficoltà estrema, avevo infatti già trovato un accordo col Cerignola, ma poi non tenni fede a quanto già stabilito, perché arrivò Caiata, il Potenza si riformò, e io quasi divorziai con mia moglie: non sapevo come dirle che saremmo rimasti in “quell’inferno”! Ma avevo una sensazione forte e positiva, anche perché avevo trovato persone che –nella difficoltà- mi avevano voluto bene (e io a loro). Insomma, nonostante nessuno credesse, sperasse o sapesse che avremmo vinto il campionato, aveva una grande voglia di accettare la nuova scommessa qui a Potenza. Non so bene perché, ma era quello il mio sentimento…

d: Ma a lei adesso Potenza piace proprio COME CITTÀ, e ci vuol rimanere anche dopo…

Certo, sì. Dopo i due anni che mi hanno visto andar via per giocare a Taranto (a seguito di qualche incomprensione con Caiata), ove abbiamo anche vinto il campionato, avevo anche proposte migliori dal punto di vista calcistico, ma io, mia moglie e mio figlio volevamo tornare a Potenza, e abbiamo “circondato” il Presidente per questo scopo. Lui ha accettato, oggi siamo di nuovo qua, con la voglie di restare, anche dopo il calcio.

d: Spero e credo che la sua casa sia migliore, adesso.

Certamente, pian piano le cose si sono sistemate. Ripeto: la mia voglia è rimanere qua. Anche mio figlio me lo chiede sempre.

d: Scusi se mi ripeto. Abbiamo intervistato moltissimi giocatori, negli anni, che hanno ritenuto questa città (senza che sia una colpa, ovviamente) come un luogo di passaggio e che ne hanno usufruito come “dormitorio” o poco più. Perché lei, invece, dopo aver girato il mondo, vuole stabilirsi proprio qui?

Per le persone. Mi hanno dimostrato un affetto…guardi, ho qui amicizie vere che non ho neanche in Argentina. Farei dispetto a molte persone se le raccontassi un singolo episodio. In quei momenti di difficoltà, c’era gente che mi portava da mangiare (formaggi etc.), chi mi veniva a prendere all’aeroporto, di tutto di più. Si dispiacevano per me e per la mia famiglia: come dicevo, per mesi non ho percepito stipendio, mia moglie (per nostra scelta) non lavora …e ho rischiato quasi il divorzio. I potentini hanno dato a me e alla mia famiglia un amore immenso: sono stato in altre città, dove mi hanno trattato benissimo, ma non mi sono mai aperto come in questo caso. E’ questione di feeling, di un amore che è nato.

d: La città poi è tranquilla…

Sappiamo tutti che per i più giovani la città non ha molto da offrire come "movida"; pensi che mia moglie è abituata al centro di Buenos Aires, che non finisce più ed è pieno di persone e negozi, specie per i gusti femminili; ma come madre- e io come padre- pensa comunque che Potenza sia il posto più adatto per crescere un bambino. Lui può correre in via Pretoria, e magari dopo trecento metri lo ferma un mio amico, o comunque qualcuno che mi conosce, e gli dice “Che ci fai qui da solo? Aspetta tuo padre!”. C’è questo rapporto della città coi bambini… e in futuro io voglio lavorare con loro.

d: Da cittadino di Potenza, cosa chiederebbe al sindaco o comunque a chi comanda?

Gli direi che il futuro di ogni società sono i bambini, e quindi di attivarsi affinché loro abbiano le migliori possibilità. Mo’ non mi voglio mettere in politica (sorride)… ma direi di fare più cose per i bambini, più strutture, più campi da calcio, più parchi, per farli crescere meglio, affinché non stiano solo davanti la tv o ai videogiochi. Una volta c’era la strada per giocare, oggi non più…

d: Veniamo al calcio vero e proprio. Ma secondo lei Caiata se ne va veramente?

Posso dirle quello che mi auguro in cuor mio (poiché solo lui e la società, o forse manco loro, sanno come andrà a finire). Lui ha parlato di quote e cose del genere…e io non saprei dire, ma mi auguro possa continuare in un qualche ruolo: sarebbe un bene per la squadra e per la città.

d: Lei ha parlato anche di qualche incomprensione…

..sì, ma ci sono anche fatti di procuratori…cose del genere…

d: A me interessa sapere la cosa più bella che Caiata le ha detto finora.

Dopo quei famosi sei mesi difficili, di “inferno” a Potenza, lui mi chiamò in Argentina perché voleva tenermi qui e mi disse: «Signore Guaita, le offro una possibilità irripetibile, non la sprechi». Dopo cinque anni, è una frase che ancora ho in mente. Va detto che a livello economico avevo proposte molto migliori, ma lui come imprenditore sa fare il suo lavoro, sa convincerti, è un numero uno. Oggi è un politico, ma lui già di suo sa parlare, ha questa dote che magari altri non hanno.

d: Il suo momento più emozionante qui a Potenza?

Il gol della salvezza, senza il quale il sogno di questi ultimi cinque anni non ci sarebbe stato.

d: I potentini quando la vedono per strada, che frase le dicono per caricarla?

Sicuramente quella più famosa…

d: “U’ Putenza è semb nu squadron”?

Sì! (ride). Tutti si identificano in quella frase.

d: Lei è uno che non si nega quando viene invitato a eventi e manifestazioni…quest’anno –se tutto va bene- tornerà anche la Festività di San Gerardo, con le canzoni popolari, quelle di Michele di Potenza…

Sì, mi piacciono! Sono stato anche a un pranzo con lui!

d: Probabilmente si confonde con Agostino Gerardi.

Sì, scusa, con Agostino Gerardi! (in effetti il suo erede – ndr) Proprio lui. Con la mia famiglia ho avuto modo di partecipare a tre festività, e l’ultima volta, durante la Sfilata, mi hanno riconosciuto e mi hanno chiesto di tirare la “carrozza”: io ho iniziato a tirare, ma a un certo punto mi sono accorto che gli altri si erano fermati e tiravo solo io (risate). E’ stato bellissimo, uscì pure sul giornale.

d: A Potenza quando c’è qualche problema si dice “San Gerardo pensaci tu!”. Ha qualcosa di particolare da raccomandare al Santo?

Parliamo a livello calcistico: spero che le cose vadano bene, come nei miei primi tre anni, tornando a fare campionati di vertice. I tifosi potentini lo meritano: le altre squadre non ne hanno di supporters così, e non lo dico per piaggeria.

d: Intanto Leo Guaita ci sarà l’anno prossimo.

Mi auguro di sì. Deve decidere la società che verrà, ma finché non mi cacciano, io resto (ride).

d: Il film che la rappresenta?

Mi piace la serie di Rocky, in particolare quella scena nel film “Rocky Balboa” (del 2006 – ndr), in cui lui dà una lezione di vita al figlio, spiegandogli che dopo le sberle bisogna rialzarsi. Io stesso ho preso quel tipo di schiaffi che ti lasciano al tappeto…

d: La scomparsa di suo fratello.

Sì. Ma se non ti rialzi, rimani lì a terra per sempre, e poi io ho una famiglia che conta su di me...

d: La canzone?

Una canzone argentina che ha anche a che fare con questo, “Resistirè”. E’ la sigla di una trasmissione televisiva: «Resistere contro i venti forti, la pioggia e la neve».

d: Il libro?

Mi piacciono le biografie di calciatori come Guardiola, Simeone. Nel calcio c’è la vita.

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprano una targa a suo nome qui al “Viviani”, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

Un domani voglio insegnare ai ragazzini il vero spirito del calcio e dello sport in generale. Voglio lasciare soprattutto qualcosa a loro. E vorrei essere ricordato per quello.

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Pino Brindisi è il responsabile della Protezione Civile del Comune di Potenza, e dunque anche alle ormai note Tende “del Qatar”. Da un po’ di tempo, l’hub vaccinale resta aperto solamente il giovedì e il venerdì, dalle 08 alle 14. Ci dice in apertura che ancora qualche giorno fa, si è presentato qualcuno per la prima dose, “esattamente sono state di 13 prime dosi, un dato che fa pensare, ma molto probabilmente si tratta di persone che per altre patologie o complicazioni non si erano ancora vaccinate; anche se va detto che questo flusso delle prime dosi non si è mai interrotto, molto ha influito il Green Pass rafforzato, infatti proprio in quel periodo, siamo arrivati anche ad oltre 100 vaccinazioni”.

d: Oggi invece le quarte dosi sono destinate solo ad alcune categorie di persone.

r: Ultraottantenni e soggetti fragili, c’è sempre bisogno della prenotazione, per poi essere registrati e ci si organizza in questi due giorni, presso l’hub vaccinale di Potenza o presso gli altri centri dello stesso distretto ASP.

d: Com’è il dato finora (mercoledì – ndr) sulla quarta dose?

r: Altissima partecipazione non c’è stata, la risposta è nella media di quello che ci si aspettava, sono soprattutto over 80: ricordiamo che ci sono state anche vaccinazioni a domicilio. Mi piace sottolineare un particolare: è stato un elemento di distinzione, ed è stata una grande soddisfazione, gli over 80 nella primissima fase della vaccinazione Covid furono esattamente dei “soldatini”.

d: …cioè?

r: Per disciplina e partecipazione: ricordo la grande risposta durante quella nevicata importante che ci fu. Indubbiamente ci sono state tante difficoltà negli hub vaccinali, sono successe tantissime cose, ma tutte superate. Temevamo la preoccupazione degli over 80, ma praticamente sono stati un esempio di educazione e di disciplina, con la quasi totalità dell’adesione.

d: Adesso, in generale, la situazione è più rilassata e tranquilla, ma mi rifaccio alle parole del presidente dell’AVIS Potenza dell’Avis, sull’importanza dei volontari in questa drammatica situazione, e su cosa sarebbe stato senza la loro presenza.

r: Una piccola premessa, quando abbiamo impiantato queste tende, con l’Esercito e con i rappresentanti del Qatar, siamo venuti in questa zona, c’è stata quasi una sassaiola perché c’era paura, si pensava che sarebbe diventato un lazzaretto, e così non è stato. Per la poca conoscenza insita in iniziative “spontanee” -non sapendo quale sarebbe stato l’afflusso- ci furono le giornate degli open day, dove siamo stati sopraffatti dalla gente. Io rappresento la Protezione Civile del Comune di Potenza, a cui fanno capo tanti altri comuni; nella primissima fase emergenziale siamo andati a Matera, nelle carceri, abbiamo raggiunto tante realtà sprovviste di una struttura come questa. E’ una parte importante e fondamentale, una delle funzioni che noi attiviamo come assistenza per la popolazione è proprio il volontariato. Devo necessariamente ricordare la Croce Rossa, l’Esercito -che ci ha supportati anche nella costruzione delle tende- e la Marina Militare che è stata con noi per mesi, nei capannoni adiacenti con l’hub per i tamponi. Voglio ricordarle un po’ tutte: la Croce Rossa, la VOVA, le Aquile lucane, i Falchi della Lucania, ANPAS, ANPS, addirittura altre di carattere sociale, altra grande scoperta, tutte quelle che afferivano alle attività ospedaliere: AVO, che erano fermi da un po’ di tempo, VIVERE DONNA, quelli che prestavano servizio presso il reparto oncologico, ABIO che si occupa di bambini, e altre come AGESCI, le MISERICORDIE, Corpo soccorso Emergency, Aquile Lucane, Movimento Azzurro e  UNITALSI.

d: Cosa sarebbe stato assolutamente senza tutte queste realtà?

r: Assolutamente un grande problema.

d: La Regione dovrebbe dire grazie?

r: La Regione deve dire grazie, il Comune deve dire grazie, noi dobbiamo dire grazie assolutamente a una realtà che risponde sempre. Sono responsabile oggi, ma provengo dalla parte tecnica della Protezione Civile. Siamo andati su tutte le zone terremotate d’Italia, siamo accolti ogni volta che andiamo -indipendentemente dalla provenienza del nucleo di volontari- in un modo esemplare e meraviglioso; ci offrono da mangiare e posti per dormire, in molte realtà ritroviamo anche nostri compaesani a disposizione. Conosco i nomi di tutti perché ogni singolo è importante. Con il sindaco e il Comune di Potenza ci accingiamo a celebrare una cerimonia per il rilascio di una Benemerenza a tutti i volontari, non solo alle associazioni. Non potrei dire qualcosa di negativo, ovviamente nemmeno sulla parte sanitaria, questa volta la Protezione Civile è stata di ausilio alla sanità, ma alla fine ci si amalgama un po’ tutti, c’è proprio un’osmosi, si è andati avanti come un corpo unico.

d: In questi mesi si sono lette sui giornali anche tante proteste, qual è stata secondo lei una critica particolarmente ingiusta?

r: Le proteste sono state tante, una ce l’hanno scritta qui davanti: “assassini”. Ci sono stati momenti molto particolari, ci fu anche un signore che si avvicinò dicendomi “lei è un oppressore”. Abbiamo cercato di non dare seguito a queste cose, non poteva mancare da parte nostra, come Protezione civile istituzionale, la comprensione, in una vicenda particolare come questa emergenza epidemiologica, incomprensibile e sconosciuta. La stessa vaccinazione, in un certo senso, l’abbiamo subita, ma in realtà è stato un grande aiuto. Tanti hanno compreso dopo, molti l’hanno accettata forzatamente perché dovevano andare a lavorare, non è una sorpresa.

d: È successo che se la prendessero con voi?

r: Abbiamo vissuto situazioni particolari, e un ringraziamento importante va anche alle Forze dell’Ordine, sono stati spesso presenti con noi anche agenti della Polizia locale, non solo Polizia di Stato e Carabinieri. In una delle giornate di open day ci furono oltre 1700 persone: all’inizio buttarono per aria letteralmente le nostre barriere, i volontari furono aggrediti. Ci fu tanta concitazione tra la gente, a noi stessi la notizia dell’iniziativa era arrivata solamente la sera prima, e abbiamo visto arrivare fiumi di persone. Per giorni abbiamo vissuto uno stress totale, non è stato facile. Però è stato raggiunto un risultato positivo.

d: Sulla parete dietro di noi ci sono una serie di istantanee di questi due anni: ricorda un giorno emblematico per la sua bellezza?

r: È sola una parte delle fotografie che sono state scattate, ricordano giornate particolari. La nostra gratificazione maggiore sono i volontari, c’è il gruppo comunale, con ragazzi universitari, ex tirocinanti, sono stati di un aiuto fondamentale. A un certo punto, in occasione della riapertura delle scuole, abbiamo allestito in contemporanea anche un altro hub vaccinale su indicazione del nostro sindaco Guarente e del presidente Bardi, il centro sportivo di via Roma. Con i ragazzi della Marina Militare abbiamo collaborato per oltre un anno, e prima che si susseguissero altre realtà, ci salutammo con una festa e una estrema commozione reciproca.

d: Cosa chiederebbe oggi a chi governa, in questo caso Regione e ASP? E cosa ai cittadini?

r: Le Istituzioni devono fare esattamente quello che è previsto dalle norme; ai cittadini, la parte più importante, direi che bisogna credere in ciò che la scienza ci dice e ci offre. Nel Codice 1 della Protezione Civile del 2018, vengono riportati dentro due grandi motivi, la parte culturale e quella scientifica, che non sono avulse da ciò che viviamo tutti i giorni. Bisogna fidarsi, credere nella scienza, anche se a volte può sembrare un’ imposizione.

d: Qualche NoVax ricreduto l’ha conosciuto?

r: Assolutamente, di persona, anche molto vicini. Abbiamo dovuto allontanare alcuni volontari che all’inizio non si sono vaccinati e non potevano assolutamente essere presenti. Sono tornati, si sono ricreduti, parliamo anche di insegnanti, di professionisti, che sono stati lo zoccolo duro perché le persone più umili, più semplici, hanno scelto di farsi accompagnare. Negli open day per gli insegnanti, con alcuni è stata letteralmente una battaglia, molti sono andati via, alcuni poi sono tornati dopo la campagna dedicata. La vaccinazione è stato ciò che ci ha salvato, quello che oggi ci permette di stare solo due giorni aperti. Proprio in questi giorni c’è stata una commissione di pubblico spettacolo, perché riprendono molte attività: impensabile un anno fa, come i concerti, le feste all’aperto. Oggi possiamo parlare di tutto questo anche perché ci siamo vaccinati. E’la verità.

Testo di Antonella Sabia, su testimonianza video di Walter De Stradis e Donato Colangelo-Lucania.Tv

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Educare i giovani studenti del comprensorio di Tempa Rossa alla conoscenza della biodiversità della propria terra, ma anche a sviluppare capacità di ricerca e di esplorazione, per contribuire ad una crescita culturale, cognitiva ed emotiva attraverso una fruizione consapevole dell’ambiente naturale: sono gli obiettivi di “Educambiente”, progetto che TotalEnergies EP Italia, nell’ambito delle attività di sviluppo sostenibile ha avviato in collaborazione con Nuova Atlantide e con il supporto del Ceas “Dolomiti Lucane”.

L’iniziativa fa parte di un programma triennale ed è rivolta a tutte le scuole dei comuni della Concessione Gorgoglione che fanno capo agli istituti “16 agosto 1860” di Corleto Perticara, “R. Montano” di Stigliano e “V. Alfieri” di Laurenzana.

In totale saranno 387 gli alunni coinvolti e appartenenti a 30 classi dei plessi scolastici di Accettura, Aliano, Anzi, Armento, Castelmezzano, Corleto Perticara, Gallicchio, Gorgoglione, Guardia Perticara, Laurenzana, Missanello, Pietrapertosa, San Martino d’Agri e Stigliano.

Il percorso formativo è articolato in quattro moduli: tre rivolti agli studenti della scuola primaria, con due incontri in classe di tre ore ciascuno dal titolo: “A quale ambiente appartiene”, “Come si muovono gli animali”, “Per fare un albero”; il quarto modulo, dal tema “I Bioindicatori: acqua e aria”, prevede tre incontri in classe di tre ore ciascuno ed è dedicato invece agli alunni della scuola secondaria.

Le attività, che si svolgeranno sia in classe che all’aperto con escursioni rispondono a due precise finalità: far conoscere le specificità ambientali e culturali del territorio di riferimento e di quello limitrofo (Parco regionale Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane); trasferire ai ragazzi il concetto di rispetto eamore per l’ambiente naturale. Al termine dell’anno scolastico, al fine di consentire un’illustrazione del lavoro svolto è prevista una giornata conclusiva, durante la quale gli studenti avranno la possibilità di poter rivedere, attraverso l’esposizione di materiali di sintesi dei singoli itinerari, le attività sviluppate e di verificare l’effettiva acquisizione delle nozioni trasferite.

“Il nostro auspicio, attraverso il progetto Educambiente - ha detto Ambrogio Laginestra, responsabile del Dipartimento Relazioni con il territorio di TotalEnergies EP Italia - è quello di aiutare i giovani e quindi le future generazioni ad essere sempre più consapevoli che tutti noi siamo inseriti in un sistema complesso di relazioni in cui interagiscono non solo fattori fisici e biologici, ma anche aspetti che riguardano la presenza e le attività dell’uomo nell’ambiente”.

 

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Che la primavera sia arrivata ormai da un po’, ce lo dicono i tanti alberi in fiore e l’erba che vediamo intorno a noi. Forse troppa. Facendo un giro, infatti, per le vie cittadine, la nostra attenzione (e quella dei nostri lettori) è caduta sulle tante aree verdi pubbliche, aiuole, rotatorie e aree attrezzate, dove erba incolta mista a rifiuti si sta impossessando anche dei marciapiedi, e nessuno pare interessarsi, restando così non solo abbandonate a se stesse, ma diventando un pericolo per i cittadini con il caldo alle porte.

Suddette aree –o meglio, alcune di queste- erano state interessate più di un anno fa da una manifestazione di interesse propalata dal Comune, indirizzata a cittadini, organizzazioni di volontariato, parrocchie e operatori privati, per ottenerne l’affidamento in adozione (fermo restando la natura di superficie pubblica, accessibile a tutti e soggetta alla normativa urbanistica comunale), e tenerle in stato di decoro, oltre a poter organizzare iniziative finalizzate alla sensibilizzazione sull’uso consapevole degli spazi verdi. “Non è voler delegare la manutenzione ad altri”, specificò il Sindaco durante la presentazione del progetto, “bensì la volontà di avvicinare i cittadini ai propri spazi, sentirli propri e averne cura”. E la risposta è stata importante da parte della comunità, considerando quanti cartelli oggi si trovano esposti in queste aree (di associazioni, privati e pubblici che hanno scelto di adottare un’area verde), ma tante sono anche le segnalazioni arrivate alla nostra redazione, in cui si chiede come mai se è stata firmata una convenzione, alcune (non tutte) di queste aree verdi continuano a essere in stato di abbandono e/o di incuria. Molti si sono chiesti inoltre come mai il Comune ha deciso ad un certo punto di far pagare la gestione del verde agli affidatari (seppur con cifre non certo alte), se poi in città si continuano ad avere disservizi, dai bagni pubblici alle scale mobili. Come vengono gestite dunque queste aree?

Intanto, è emerso che i cartelli esposti nelle diverse aree verdi, cartelli pubblicitari ovviamente, sono stati affissi dietro pagamento di un compenso (una sorta di canone annuale, tra 35 e 39 euro a cartello, di dimensioni non superiori a 0,60mq ogni 50 mq). Pare inoltre che gli uffici comunali preposti, proprio in questi giorni stiano contattando quanti hanno avuto in adozione questi spazi, per avere una conferma dell’interesse a curare le aree assegnate, nonché richiedere il pagamento di un nuovo compenso per l’anno in corso.

C’è sicuramente molta confusione, e a confermarlo sono proprio alcuni di loro, gli affidatari, che sono rimasti perplessi rispetto alla nuova richiesta di pagamento “della pubblicità” (specie perché negli anni passati, a quanto ci riferiscono, era gratis), e ufficialmente stanno attendendo il rinnovo della convenzione per l’affidamento delle aree per questo nuovo anno, prima di procedere allo sfalcio dell’erba. Perplessità che avrebbero spinto alcuni cittadini, associazioni e privati a scegliere di lasciare le aree verdi a loro assegnate, a causa delle spese, ritenute eccessive, a loro carico (tra pubblicità e ingaggio di una ditta esterna che si occupi della manutenzione).

A questo punto, viene da chiedersi, a chi giova dunque proporre queste iniziative, se parte della città rimane in disordine? Ma soprattutto, il Comune effettua sopralluoghi nelle suddette aree affidate come previsto dalla convenzione? Non si è in grado, con mezzi propri, di badare al verde cittadino?

Abbiamo provato a contattare gli Uffici preposti, ma la telefonata è andata a vuoto. Gli interrogativi, al momento, rimangono ma continueremo ad occuparcene nelle prossime settimane.

Antonella Sabia

 

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di Walter De Stradis

 

 

Le sue interviste, specie quelle rivolte ai politici locali (alcune delle quali diventate celebri), gli mancano molto. «…Perché era il microfono e tenere me, e non viceversa», spiega.

Nonostante abbia lasciato il TGR da qualche tempo, Edmondo Soave è tuttavia impegnatissimo su più fronti: è Presidente della FISM (Federazione Scuole Materne Cattoliche), è responsabile della comunicazione per la Diocesi di Potenza, ed è attivo con l’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana), di cui è stato presidente regionale.

Qualche giorno fa, inoltre, c’è stato un importante incontro sul tema “La “Basilicata possibile”, o “La Basilicata del bene comune”: lo ha organizzato la CRAL, Consulta Regionale delle Aggregazioni Laicali. Vi aderiscono una quarantina fra associazioni e movimenti ecclesiali, ed Edmondo Soave è membro della Presidenza.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: E’ la domanda della Vita. Ho studiato Filosofia solo per rispondervi. Dico sempre che divento calvo perché la Provvidenza mi tira per i capelli, e ha cominciato parecchio tempo fa! (sorride). Credo che ci sia un Disegno divino. Non siamo qui per caso.

d: Quando ha capito che nella sua vita avrebbe fatto il giornalista?

r: Quando feci il concorso in Rai. Ma in realtà ci avevo pensato da prima. Avendo studiato a Roma, andai a sentire uno di quegli incontri che Scalfari teneva per presentare al pubblico La Repubblica, e in quell’occasione affermò che avrebbe fatto dei concorsi per giornalisti. E così, col mio bravo -ma abbastanza “normale”- 110 e lode in tasca, mi presentai in redazione e chiesi conto di questi fantomatici concorsi. Brutalmente mi risposero che erano solo tattiche pubblicitarie. Così rinunciai e mi diedi all’insegnamento, finché, nel 1979, un amico –nella piazza di Anzi, il mio paese- mi disse che c’era un concorso in Rai. Io ero scettico, ma questo amico – e qui entra in gioco la Provvidenza- mi portò i documenti in casa, e il resto è storia.

d: A proposito di concorsi, se digito il suo nome su Google appare, primo fra tutti, un titolo di un blog che recita “Al concorso Rai vince anche la figlia dell’ex giornalista Rai, Soave”…

r: …sì, beh, rimasi piuttosto male quando uscì un articolo del genere. Potrei dire tante cose (che mia figlia è brava, e ha preso sempre il massimo dei voti), ma mi limito a dire che si è laureata alla Cattolica e che viene dalla Scuola di Perugia, da dove proviene almeno uno/due terzi dei giornalisti Rai (specie i vertici). Aggiungo solo una cosa: se fossi stato così potente da manovrare un concorso, non avrei certo lasciato mia figlia disoccupata per quattro anni!!!

d: La Basilicata secondo lei è una regione meritocratica?

r: No. C’è una bellissima intervista del vicepresidente della Cei, in cui si dice che i ragazzi se ne vanno dal Sud, non solo perché non trovano lavoro, ma anche e soprattutto perché c’è un sistema clientelare talmente diffuso che scoraggia. Carlo Trigilia, noto meridionalista che è stato anche ministro nel governo Letta, parla di “capitalismo politico”. Cosa vuol dire? Che le decisioni oggi sono tutte politiche, mentre una volta erano partitiche. Oggi sono una prerogativa dei “capibastone”.

d: A proposito della politica che “capitalizza” tutto, giorni fa leggevo un comunicato dell’assessore Cupparo, in cui («da cattolico prima che da assessore regionale») faceva suo e rilanciava l’appello della Cral del Giovedì Santo. Oggi, in generale, vanno molto di moda i politici che tirano fuori il rosario o che si rivolgono alla Madonna: cosa ne pensa?

r: Rispondo con le parole di cardinal Bagnasco: «E’ meglio essere Cristiani senza dirlo, piuttosto che dirsi Cristiani senza esserlo». Pertanto, se certi politici sono Cristiani davvero, farebbero bene a essere più moderati, nei termini e nei pensieri, e soprattutto a PRATICARE il Vangelo. Il Vangelo si diffonde per contagio, per le azioni che si fanno, non per le cose che si dicono; altrimenti Gesù sarebbe un Socrate ebreo. E non lo è. O è un Dio o è un matto: noi crediamo che sia un Dio, e lo seguiamo.

d: D’altro canto, proprio oggi (mercoledì scorso – ndr), si legge di comportamenti in Consiglio regionale che rasentano l’assurdo: si votava per il rinnovo degli uffici di Presidenza, e qualche consigliere –pare per fare “un dispetto” a Cicala- ha scritto sulla propria scheda il nome di un editore e di un giornalista, ritenuti invisi al Presidente uscente: una mancanza di rispetto clamorosa per il ruolo affidato loro dai cittadini.

r: Da noi non c’è soltanto una povertà educativa, ma anche informativa. Alexis De Tocqueville diceva che “la Democrazia è il potere del popolo informato”, e in Basilicata –a parte il servizio pubblico della Rai, che è l’unica informazione che “passa”- questo è un concetto in forte discussione, considerate le difficoltà che (non per colpa loro) hanno i giornali: a causa della scarsezza dei lettori, in più del 50 % dei paesi, i quotidiani non arrivano nemmeno.

d: Vuol dire che la politica se ne approfitta?

r: Non la Politica, i partiti (se esistono), ma siccome non mi pare che siano così strutturati, sono sempre “capibastone” che se ne avvantaggiano. La politica è morta, non c’è nessun dubbio su questo. Altrimenti non saremmo in queste condizioni! Mancano proprio i luoghi di dibattito.

d: Quando è morta la Politica?

r: Da noi? Sicuramente con la fine della Prima Repubblica. Non che prima fossimo in un Eden, ma almeno una volta c’era la Dc che mieteva consensi (addirittura a Potenza anche oltre il 50%), ma c’erano anche i Socialisti, i Comunisti. Ognuno nella sua casamatta magari, ma si discuteva; si aveva una visione, parziale, ma la si aveva. Adesso c’è stato un crollo nell’interesse pubblico, e la tentazione, tutta meridionale, di trovare la soluzione “individuale” al problema, che a sua volta ti lega al clientelismo, che noi della Cral riteniamo maturi sulla pelle dei più poveri e bisognosi. Alla Cral parliamo di “strutture di peccato”, un concetto introdotto da Giovanni Paolo II nel 1985: il peccato che si è oggettivato, una struttura da cui si è costretti, in qualche modo, a passare.

d: Una sorta di malevola, burocrazia aggiuntiva.

r: Esatto. Che opera per garantire chi è già garantito.

d: Una volta -si dice spesso- almeno c’erano “gli statisti” (Colombo etc.)

r: Il problema del Sud non è la mancanza di statisti, visto che le eccezioni possono nascere ovunque, ma la Politica in sé, la “medietà”, la media della consapevolezza politica: anche se dessimo le chiavi della politica lucana a San Pietro, beh, non credo riuscirebbe a risolvere granché! Se il contesto è totalmente ostile, è lecito non aspettarsi “miracoli”.

d: Qual è allora la strada, magari indicata nel vostro ultimo incontro, per riguadagnare la regione alla politica vera, e viceversa?

r: L’obiettivo è innanzitutto quello di mettere insieme le forze cristiane e cattoliche, ma non per guardare avanti –paradossalmente- ma per tornare alle origini: il Cristiano o è politico o non è. C’è poco da discutere.

d: Gesù era politico?

r: Suo malgrado, se vuole, ma lo era. La sua è stata una condanna politica, perché dava fastidio al potere di allora, aveva cacciato i mercanti dal tempio… Mounier diceva che la politica o la fai attivamente, o non la fai, ma in quel caso la fai lo stesso, ma passivamente, a favore delle forze che comandano. La politica, insomma, non si può evitare.

d: In questo momento i Lucani sono più politici “attivi” o più politici “passivi”?

r: Passivi, totalmente.

d: Per colpa solo dei “capibastone”?

r: No. Attenzione. La mia lunga militanza nella professione mi ha messo spesso di fronte al gioco del rimpiattino: le cose non vanno bene? Per il politico locale è colpa del politico di Roma, che non dà abbastanza soldi; per il politico di Roma è colpa del politico locale, che non sa spenderli. La verità, come sempre, sta nel mezzo, e la risoluzione dei problemi implica l’impegno dell’una e dell’altra parte. C’è la cultura dei doveri, oltre a quella dei diritti. Nella “Repubblichetta” della Basilicata c’è inoltre l’errata convinzione che i nostri problemi possiamo risolverli da soli: è inconcepibile. La nostra Regione, la Questione Sud (prima porta del Mediterraneo), vanno posti invece in un’ottica nazionale, europea. Si è portati a credere che quello che ci riguarda sia soltanto un divario economico, quando invece è un vero e proprio divario “di cittadinanza”, che ha origine alla nascita: in settantasette comuni della Basilicata non esiste UNA SOLA struttura a favore dei bambini!

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Di essere più presente, di tenere in maggiore considerazione i giovani disoccupati lucani. La nostra è soprattutto una disoccupazione intellettuale.

d: Bardi ha detto che la polemica sulle sue nomine “napoletane” è…

r: …banale, e ha ragione: perché è ovvio che non dovrebbe essere così! (ride) Oddio, se uno ti porta un Einstein, noi in Regione ce lo teniamo finché è possibile, ma non mi pare che qui da noi lui abbia portato tutti questi Maradona.

d: E al sindaco Guarente cosa direbbe?

r: Che se non si risolve il problema del centro storico non si risolve il problema di Potenza.

d: Il libro che la rappresenta?

r: I libri che ho letto più volte sono “I Fratelli Karamazov”, “I Demoni” e “Il Gattopardo”.

d: La canzone?

r: “L’albero di trenta piani”, ma perché mi piace Celentano.

d: Il film?

r: Non sono un appassionato.

d: Se la sua vita fosse un articolo di giornale, quale sarebbe il titolo?

r: “Si è divertito”.

d: Motivo?

r: Ho fatto il mestiere più bello del mondo, in assoluta libertà, e gli errori commessi sono tutti miei.

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