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Cari Contro-Lettori,
In questo numero si parla molto di periferie. Di un certo tipo, di periferie.
Il poeta le definisce “dell’anima”; l’economista, come quello richiamato in una rubrica all’interno, le chiama “dell’osso”. Poi, se si tratti di terre ridotte all’osso o alle quali si butta qualche osso, beh, fate un po’ voi.
In questi luoghi, lontani dai (non troppo) più fortunati centri maggiormente abitati, quali le città, i nervi della politica e soprattutto le sue diramazioni si fanno ancora più sottili, più flebili, man mano che penetrano nella carne della comunità, via via meno percepibili dal cittadino qualunque.
Ma queste periferie sono anche posti frequentati e abitati da gente con la capa dura, che non molla, che resiste, e che prova a inventare.
E’ anche questa la terra che questa settimana vogliamo raccontarvi.
E per farlo ci siamo allungati anche in quella che il bon Tanino Fierro definirebbe Grande Lucania, per incontrare un piccolo libraio con grandi idee, giunte persino alla CNN, ma a volte ignorate, se non addirittura ostacolate, proprio lì nei pressi.
Abbiamo conosciuto una giovane regista potentina appena ventenne, che nelle periferie (Salandra) ha girato un film, ma che si è anche già scontrata con i vortici delle porte girevoli e col duro faggio delle porte chiuse. Ma va avanti lo stesso.
E questa è una Basilicata, o meglio un Sud, che forse la politica ignora, se non addirittura cerca di zittire, ma che un giorno potrebbe finalmente prendere coscienza di se stessa, per provare a cambiare le cose, dal basso, soprattutto a danno di quelli che guardano il cittadino comune (non solo “periferico”), appunto, dall’alto in basso.
Ed è questo che certa politica teme di più.
Walter De Stradis