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Cari Contro-Lettori,
«Lo sai che più si invecchia e più affi orano
ricordi lontanissimi», cantava Franco
Battiato, e oggi quel verso risuona con
una puntualità quasi irritante. Mi torna
in mente quella volta in cui, da giovane
pubblicista, mi ritrovai a intervistare un
vecchio volpone della Democrazia Cristiana,
un uomo che aveva masticato politica tra
la Basilicata e Roma per una vita intera. E
fu cosi che l’onorevole, forse per piaggeria
o nel tentativo maldestro di ingraziarsi
l’intervistatore, sentenziò davanti ai suoi
sodali che io dovevo essere “salvato”, perché
–secondo lui- ero bravo. Era un’aff ermazione
illuminante nella sua tragicità: in quel
mondo, che resiste ancora oggi, la “salvezza”
non passa dal talento (eventuale) o dal diritto
(certifi cato), ma dalla benevola concessione
di una raccomandazione, intesa come unica
via d’uscita.
Oggi, guardando ai fatti che hanno chiuso
il 2025, ci accorgiamo che quel concetto di
“salvezza” non è mai andato in pensione; ma
per di più riguarda sempre e solo i politici, non i
cittadini. I nomi ruotano, le casacche mutano,
e si passa dalla velina stampa al video su Tik
Tok, ma l’obiettivo resta identico: salvare se
stessi. Come altro defi nire, se non un atto di
estrema auto-conservazione, la norma che
istituisce un mini-vitalizio per i consiglieri
regionali proprio sul fi nire
dell’anno? Mentre l’opposizione
grida allo scandalo, accusando
la maggioranza di sottrarre fondi
destinati alle categorie fragili,
assistiamo al paradosso perfetto:
l’ascensore sociale è rotto e,
per non smentirci, a Potenza
muoiono persino le scale mobili.
Il rimpallo di responsabilità tra
Comune e Regione, un pingpong
stancante tra centro-destra e centrosinistra
sui primi collegamenti meccanizzati
della città, lascia i cittadini appiedati,
percossi e attoniti –come dice il Poetaspettatori
paganti di un’ennesima debacle
locale. Persino lo sport, che nel nome del
marchese De Coubertin dovrebbe curare le
ferite della divisione, è diventato occasione
di “spettacolo”: il passaggio della fi amma
Olimpica nel capoluogo si è, a quanto pare,
trasformato in un palcoscenico per alcuni,
lasciando dietro di sé anche qualche –
giustifi cato- mal di pancia.
Insomma, abbiamo chiuso l’anno con lo
stesso stile con cui lo avevamo iniziato,
ovvero con una politica che sembra quasi
compiacersi nel deludere chi dovrebbe
rappresentare. O poco ci manca. Se questo è
il viatico, non resta che augurarci che il 2026
ci porti, se non la "salvezza" volpina, almeno
la dignità di cittadini elettori.
Walter De Stradis