- Redazione
- Sabato, 30 Maggio 2026 08:39

Cari Contro-Lettori,
la Parata dei Turchi, che ogni anno attraversa Potenza in occasione della festa di San Gerardo, non è soltanto una rappresentazione storica né una semplice tradizione popolare. È, piuttosto, una gigantesca macchina del tempo collettiva, modulare, un organismo vivo e pulsante composto di quadri, figuranti, reliquie, simboli scenici e sacrali, capace di trasportare un’intera comunità dentro se stessa.
Somiglia a un immenso Galaxy Express cittadino: un convoglio della memoria il cui carburante scorre nel sangue dei potentini e degli abitanti del circondario. Oppure a un Tardis travestito da tempietto del santo, che attraversa i secoli — dal Medioevo all’Ottocento — senza mai perdere la propria anima. Ma il viaggio più profondo non è quello nella storia: è quello che ciascuno compie dentro i propri ricordi.
Perché, senza bisogno di fingimenti, la Parata riporta tutti là dove il tempo sembra essersi fermato: alle mani dei genitori strette nelle nostre mentre si guardava “la sfilata”, come semplicemente l’hanno sempre chiamata i potentini; ai nonni che spiegavano i personaggi e i simboli; alle spalle dei padri che diventavano il punto più alto del mondo da cui osservare il passaggio del Tempietto, della Nave o dell’irresistibile Civuddina. E poi ancora agli anni della giovinezza, delle fidanzate strette sottobraccio, delle risate tra amici compressi nella folla festante, delle notti leggere scandite dalle canzoni di Michele di Potenza, che ancora oggi sembrano galleggiare nell’aria di queste sere di fine maggio.
I festeggiamenti patronali, in fondo, assomigliano al pranzo della domenica a casa della madre. Durante l’anno possono accumularsi tensioni, silenzi, delusioni, difficoltà economiche e perfino fratture profonde. Eppure, davanti a quella tavola, ci si ritrova. E non si discute. Perché esistono momenti nei quali il bisogno di appartenersi diventa più forte di ogni distanza. Siamo tutti sulla stessa barca, anzi, nave.
Così accade anche a Potenza in questi giorni, quelli che molti definiscono sui social “la settimana più bella”. Perché la festa di San Gerardo è il momento in cui una città spesso ferita –nel resto dell’anno- dalle inadeguatezze della politica, dalle fatiche economiche e da un senso diffuso di smarrimento, prova a riconoscersi ancora.
Una postilla: il nostro Michele di Potenza, aduso com'era a fare piccole parti -coi suoi formidabili baffoni- anche in film importanti, ebbe un piccolissimo ruolo in un’opera addirittura di Fellini, che poi lo ritrasse, alla sua maniera, in uno schizzo che raffigurava tutti gli attori del suo lavoro: “E la NAVE va".
Se non è destino questo.
Walter De Stradis







