- Redazione
- Categoria: Editoriale
- Sabato, 02 Maggio 2026 07:27

Cari Contro-Lettori,
a Potenza, su un pilastro dei portici
di Piazza Prefettura, all’altezza
dell’ingresso del Gran Caffè, è stata
apposta la locandina del nuovo
film del regista potentino Andrea
Manicone, “Stargate Terremoto
‘80”, un documentario incentrato
sul Sisma di quarantasei anni fa.
Sul manifesto campeggia una delle
immagini-simbolo di quella tragedia,
l’orologio del “Palazzo del Governo”
(sito proprio in quella piazza), fermo sulle 19
e 45, orario della prima scossa che cambiò la
storia della regione (con annessi e connessi).
Curiosamente, proprio “in faccia” al poster
cinematografico, in cima al citato edificio
istituzionale, oggi il famoso orologio si è fermato
di nuovo! Già. Mentre scriviamo, le lancette
sono inchiodate (da giorni) alle 17 e 45 circa. Si
saranno scaricate le pile, chissà, ma sta di fatto
che -non ce ne voglia nessuno- tra i passanti di
Via Pretoria (che sono in numero paurosamente
minore rispetto al 1980), non è mancato chi si è
affidato a gesti apotropaici. Non si sa mai. Quel
che è certo, però, è che i Lucani tremano tutti i
giorni. Mentre il Palazzo (quello del Governo
vero, sito dalle parti di viale Verrastro), pare del
tutto immobile.
Due temporalità che non coincidono più, ma
che fanno emergere anche le contraddizioni
più nette: una politica capace di muoversi con
rapidità chirurgica quando si tratta di preservare
se stessa, e sorprendentemente incerta quando
deve affrontare la povertà reale. Nel frattempo,
nelle aree interne, il terreno continua a franare.
Meno personale nei Comuni, meno servizi,
meno prossimità: una sottrazione lineare, quasi
matematica, che produce un effetto cumulativo
devastante. È un altro tipo di sisma, lento ma
costante, che non fa notizia perché non ha una
scossa principale, ma solo una lunga sequenza di
microfratture. Quelle che, alla fine, fanno crollare
tutto.
Nella ormai consueta impasse del consiglio
regionale (incentrata sul Bilancio), il governatore
Bardi si è finalmente palesato e ha sollecitato:
«Abbiamo delle responsabilità nei confronti
dei cittadini». Eureka. Tuttavia la domanda,
inevitabile, è se davvero le lancette siano “rotte”
o se, più semplicemente, segnino l’ora giusta
di un sistema che ha smesso di avanzare. Le
lancette, prima o poi, ripartiranno. Succede
sempre. Ma il punto non è quando. È come. Se
torneranno a segnare un tempo condiviso, oppure
continueranno a misurare due realtà parallele:
quella di chi aspetta e quella di chi decide.
Nel frattempo, a Potenza, c’è un orologio fermo
che guarda un manifesto sul Terremoto, su cui
c’è un orologio fermo.
Così è, se vi pare.
Walter De Stradis







