- Redazione
- Categoria: Attualità
- Sabato, 28 Marzo 2026 07:10
di Walter De Stradis
Il paradosso delle risorse lucane è il punto da cui parte Paolo Cillis, avvocato penalista quarantunenne, sindaco di Pietragalla (Pz), al secondo mandato. Non usa giri di parole quando gli chiediamo di commentare le ultime notizie, che ci vedono macro-esportatori di acqua (e “vittime” di interruzioni idriche) e macro-fornitori di petrolio (con la benzina tra le più care d’Italia): acqua e petrolio, conferma Cillis, restano “due tesori” che non si sono tradotti in sviluppo. A suo giudizio, “c’è stata probabilmente una politica non lungimirante” e, soprattutto, è mancato ciò che rende produttiva una risorsa: “la presenza del bene non è di per sé foriera di sviluppo, ma c’è bisogno di infrastrutture”. Il nodo, insiste, è tutto lì: “queste infrastrutture non hanno viaggiato di pari passo”, e in questo scarto si colloca la responsabilità di chi ha governato.
Sul piano sociale, Cillis ridimensiona la retorica della felicità che beneficia nazioni come la Finlandia e preferisce parlare di un clima più complesso, per quel che ci riguarda. Più che tristezza, dice, “c’è un po’ di preoccupazione”. Il costo della vita e la mancanza di lavoro incidono direttamente sulla percezione quotidiana: “sono temi che non possono mettere di buon umore le persone”. Eppure, accanto a questo, individua una cifra caratteristica: “i lucani, i meridionali in generale, sono una popolazione resiliente”. Una parola, abusata (gli facciamo notare), che però non vuole svuotare: “la resilienza… spesso viene utilizzata in maniera impropria”, avverte, e va riempita di contenuti concreti. Resta però la convinzione che quella capacità di resistenza significhi anche “voglia di riscatto” e soprattutto “non arrendersi”.
Il tema delle aree interne, cuore della Basilicata, si inserisce in questo quadro. Disoccupazione e spopolamento sono problemi strutturali, e il sindaco evita soluzioni facili: “magari avessimo la ricetta”. Rivendica però il lavoro quotidiano degli amministratori locali: “i sindaci… le provano tutte per cercare di dare un minimo di vivibilità”. Non nasconde le responsabilità storiche: “veniamo da una politica degli anni ’70-’80, la politica del posto fisso, dell’assistenzialismo, che non ha aiutato”. Ma, nonostante tutto, mantiene una linea di fiducia: “sono convinto che all’orizzonte il cielo è meno plumbeo”.
Nel rapporto con i cittadini emerge la dimensione più concreta del ruolo. Cillis la descrive con un paradosso: “è molto più difficile fare il sindaco in un comune come il nostro che in un comune come Roma”, perché qui “la relazione è cortissima”. Non ci sono filtri: “quando esci a fare una passeggiata… il cittadino ti ferma per esporti il suo problema”. Il lavoro resta la richiesta principale, “la più difficile alla quale dare risposta”, ma accanto a questa ci sono le esigenze quotidiane: “dal fosso davanti casa allo sfalcio dell’erba, alla neve d’inverno”. Tutto passa dal contatto diretto, e tutto richiede attenzione: “ognuna di queste richieste merita di essere ascoltata”.
Sul versante dello sviluppo, il sindaco chiarisce subito che non ci sono corse ai titoli simbolici che vanno di moda adesso: “Pietragalla non sta concorrendo per premi o Capitali varie”. Ma rivendica una presenza attiva: “Pietragalla c’è ed è sul pezzo”. Il merito, precisa, non è dell’amministrazione in sé, ma di una comunità coesa: “c’è un forte spirito identitario”. In questa direzione si muove anche il lavoro in corso, con un piano strategico turistico e culturale. Qui entra in gioco Matera, neo Capitale Mediterranea del Dialogo, vista come leva di sistema: “è un vettore importante per tutta la regione”. Se si riuscirà a valorizzarne la visibilità, dice, “anche per noi piccoli comuni… ci potrà essere uno sviluppo”.
Tuttavia, Matera era già stata Capitale Europea della Cultura 2019, e il giudizio del sindaco pietragallese è comunque equilibrato: “tutto è perfettibile”, ma resta un passaggio decisivo. “È stato un momento importante e ancora oggi si vedono i benefici”, afferma. Anche Pietragalla ne ha risentito positivamente: “lo sviluppo turistico di Matera ha portato anche un piccolo flusso verso il nostro paese”. Un flusso che prima, sottolinea, “non c’era”. A questo si è aggiunto un effetto inatteso durante la pandemia: “il Covid… sotto il profilo turistico è stato un momento importantissimo”, perché ha favorito il turismo di prossimità. Da qui nuove attività e nuove opportunità: “sono nate cooperative di accoglienza turistica, B&B, trattorie”.
Al centro dell’attrattività locale ci sono i Palmenti, che Cillis definisce senza esitazioni “un unicum al mondo”. Non solo per il numero – “oltre 100” – ma per la loro struttura: “sono tutti coperti”, una caratteristica che li rende distintivi da altre strutture simili. La loro valorizzazione è già in atto: “siamo stati spesso sulle reti nazionali”, e rappresentano “una risorsa… per l’intera regione”. Sul dibattito, anche curioso, che li ha accostati a scenari fantastici (le case degli Hobbit), il primo cittadino mantiene una posizione pragmatica: “io non l’ho mai ritenuto un’offesa”, pur riconoscendo e comprendendo “i puristi che hanno eccepito” per difendere la memoria storica di quei luoghi di lavoro. In ogni caso, gli facciamo notare che un “Signore degli anelli” hollywoodiano girato lì non sarebbe certo una catastrofe, e Cillis annuisce .
Lo sguardo finale è tuttavia sulla condizione generale della regione, che definisce senza enfasi: “un chiaroscuro, un momento difficile, con degli alti e dei bassi, ma ripeto, sono fiducioso per il futuro”. La sua collocazione politica è dichiarata con altrettanta semplicità: “sono un moderato… mi colloco al centro”, addirittura un “democristiano fuori tempo”, pur essendo “più vicino al centro-destra”.
Anche su temi sensibili, come quello dei vitalizi regionali, mantiene una linea pragmatica: “la Basilicata non si salva risparmiando quei soldi”, tuttavia vi riscontra criticità precise: “esteticamente non è stato il massimo” e soprattutto contesta “la retroattività e la reversibilità”. Se la prima è stata corretta, “rimane la reversibilità… ed è una cosa davvero antiestetica”.








