- Redazione
- Categoria: Editoriale
- Sabato, 14 Marzo 2026 07:46

Cari Contro-Lettori,
la scena è questa. E' venerdì.
Un ristorante di Potenza, uno
di quelli molto affollati perché
si paga molto poco e si mangia
veloce, quasi in stile mensa. È
ora di pranzo e all’ingresso c’è
una certa fila, i tavoli sono tutti
occupati e gli esercenti cercano di
smistare i clienti, man mano che
i posti si liberano, con colpo d’occhio e
rapidi calcoli mentali. Gli avventori singoli
vengono sacrificati in ragione delle coppie e
dei gruppi di persone: la lista di attesa dei
tavoli –per forza di cose– viene incontro a
chi non è da solo. Intanto, i solitari, benché
arrivati anche molto tempo prima, devono
attendere. Noi Lucani siamo così: mai che
ci passi per la mente di metterci insieme,
di schiacciare le diffidenze e superare
l’ostacolo. In fondo, cosa sarà mai sedersi
a un tavolo con uno sconosciuto, per un
pasto occasionale. L’attesa si risolverebbe
in un minuto. E invece no. Aspettiamo.
Ognuno per conto proprio. Convinti che la
soluzione debba arrivare da qualcun altro:
dal cameriere, dal titolare, dal Comune,
dalla Regione, dallo Stato. Nel frattempo la
fila cresce e il tempo passa. I tavoli, quelli
che ci sarebbero, restano occupati da chi
ha avuto semplicemente l’accortezza –O LA
FURBIZIA- di sedercisi insieme.
Questo nostro “individualismo della sedia
vuota” è la metafora perfetta di una regione
che continua a vivere di paradossi. Siamo
il “Texas d’Europa”, con il sottosuolo che
ribolle di ricchezza, ma restiamo stabilmente
al terzo posto in Italia per il caro benzina.
Paghiamo il self-service oltre 1,8 euro
mentre le royalty crollano e il settore
agricolo viene stritolato dai
rincari del gasolio. Forse, se imparassimo
a “sederci allo stesso tavolo” – quello
delle trattative (e magari battendoci i pugni
sopra), della visione comune e non delle
rendite di posizione – non saremmo costretti
a subire speculazioni all’ombra dei nostri
stessi pozzi.
Abbiamo le risorse, abbiamo la storia
– quella “storia per strada” che Ettore
Ciccotti usava come strumento di libertà
– ma ci manca la voglia di accorciare le
distanze. Basterebbe un colpo d’occhio, un
rapido calcolo mentale e la consapevolezza
che, sedendoci insieme, il pasto del futuro
arriverebbe molto prima. Per tutti.
Walter De Stradis







