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Neo-cinquantenne, potentino verace, laureatosi alla Cattolica di Roma (Policlinico “Gemelli”) e specializzatosi in Urologia, decise di tentare un concorso pubblico dalle nostre parti a seguito di «un vero e proprio richiamo» della sua terra. Nel 2007 Roberto Falabella divenne quindi dirigente medico al San Carlo di Potenza, ove oggi, da tre anni, dirige l’Unità Operativa Complessa di Urologia.

d - L’urologia non riguarda solo gli uomini: quali sono oggi le principali patologie che afferiscono alla sua UOC e come è cambiata l’epidemiologia negli ultimi anni?

r - Sì, l’urologo non è il medico del maschio: si occupa dell’apparato urinario maschile e femminile e del genitale maschile. Noi siamo un reparto di un’azienda ospedaliera regionale, DEA (Dipartimento di Emergenza e Accettazione) di secondo livello, quindi ci occupiamo di urologia a 360 gradi, di tutte le patologie. Tuttavia, l’epidemiologia negli ultimi tempi è cambiata molto, sono tante le patologie oncologiche (tumore della prostata, del rene e della vescica) che afferiscono alla nostra U.O.C. Ci occupiamo, inoltre di ipertrofia prostatico-ostruttiva, di calcolosi, di incontinenza, ma sostanzialmente siamo un reparto a forte vocazione oncologica.

d - Un ambientalista a questo punto le chiederebbe se la cosa può aver a che fare con le estrazioni petrolifere.

r - In realtà non è mai stato dimostrato un legame e ciò pone una persona che fa il mio lavoro in un atteggiamento di distacco dal dire una cosa del genere. Di sicuro, l’esposizione ad agenti cancerogeni sicuramente non aiuta, però la diretta associazione estrazioni/ambiente/tumori non è stata ancora certificata.

d - In che modo l’invecchiamento della popolazione lucana incide sulla domanda di prestazioni urologiche?

r - L’invecchiamento aumenta sicuramente la possibilità di avere una patologia in generale e in questo l’urologia la fa da padrona. Il fenomeno pone un incremento della possibilità di incidenza dei tumori, in particolare quello della prostata -che è un cancro che si sviluppa principalmente negli over 50- e soprattutto anche l’ipertrofia prostatica benigna.

d - Non vorrei chiedere all’oste se il vino è buono, ma quali sono le aree di eccellenza o le procedure distintive della UOC di Urologia del San Carlo?

r - In modo “pilatesco” le posso dire che noi cerchiamo di fare il meglio in tutto; tuttavia è indiscutibile che ci siano alcuni punti della nostra attività che ci fanno riconoscere a livello nazionale come centro non dico “di eccellenza”, parola spesso abusata e non bella- ma sicuramente “di riferimento”; ed è bello che ce lo dicano gli altri e non noi stessi. Sicuramente, in questo senso l’attività robotica è la punta di diamante: siamo centro di riferimento nazionale per la cura del tumore della prostata e del tumore del rene.

d - L’ospedale dispone di tecnologie avanzate di ultima generazione. Sono sufficienti rispetto ai bisogni del territorio?

r - Senza timore di essere smentito, a livello di strumentazione la mia unità operativa è dotata della massima tecnologia a disposizione in tutto il mondo urologico. Io in questo sono stato molto fortunato. L’azienda mi è stata molto vicina perché è stata acquistata la piattaforma robotica, tutti i laser di ultima generazione, i più moderni per la cura di tante patologie in ambito urologico. No, non abbiamo, veramente, nulla da invidiare ad alcun ospedale. Magari, se c’è qualcosa che non va, dobbiamo cercare noi medici di fare del nostro meglio.

d - La UOC soffre di carenze di personale medico o infermieristico? Quanto è complesso oggi reclutare specialisti in urologia? Sa, spesso si sente qualche assessore dire che i bandi si fanno, ma vanno deserti…

r - Qualcosa sta cambiando. Nei miei diciannove anni in Urologia qui a Potenza ho vissuto tante fasi in questo senso. Quella peggiore l’abbiamo vissuta probabilmente tra il 2018 e il 2022, e sicuramente la Pandemia non ha aiutato. Eravamo in forte carenza di organico e in grossa difficoltà nel coprire i servizi. Devo ammettere che negli ultimi tre anni sono stati banditi due concorsi per la mia Unità Operativa, e siamo riusciti ad “acquistare” cinque giovani di grandissimo valore, che hanno aumentato non solo l’organico, ma soprattutto la competenza. Pertanto, in questo momento siamo al livello delle UO migliori in circolazione.

d - La formazione continua del personale è adeguatamente supportata?

r - Quello è un mio impegno personale. Sono sempre stato dell’opinione che non esiste il medico giovane che viene in UO ”a fare le cartelle” -come diciamo noi- rimanendo a guardare gli altri che operano. Io ho avuto la fortuna di cominciare a operare molto giovane, quindi uno dei miei impegni principali è quello di insegnare ai ragazzi, insieme agli altri colleghi più anziani. Senza contare che qui c’è in ballo una sfida universitaria importante. Noi abbiamo l’obbligo di formare i nostri giovani, altrimenti -se non aumentiamo l’attrattività- nel nostro ospedale sarà difficile cercare di fornire un’assistenza corretta alla popolazione. In questo ci credo molto.

d - Qual è la situazione attuale delle liste d’attesa per visite ed interventi urologici? Sindacati, opposizione e governo regionale spesso danno ciascuno letture diverse dei dati pubblicati, e il cittadino non sempre capisce dove sta la verità.

r - Non sarebbe corretto dire che va tutto bene, le criticità ovviamente ci sono, ci sono tanti problemi. L’esperienza del mio reparto dice che esistono due tipi di liste d’attesa. Una è chirurgica, e grazie all’aiuto della mia azienda -che mi ha messo a disposizione tante sedute operatorie- siamo riusciti a contenere tantissimo le attese (e sono in grado di sfidare con i numeri chiunque voglia verificare questo dato), sia oncologiche sia non oncologiche. Il discorso è un po’ diverso (e non è sicuramente in secondo piano) con le liste per le visite urologiche. Significa avere un accesso all’ospedale, e siamo stati sicuramente in grossa difficoltà da questo punto di vista. Però bisogna sempre guardare in prospettiva: l’avere acquistato nuovi medici e il doverlo fare ancora nei prossimi mesi, ci mette in obbligo di aumentare l’offerta per cercare di colmare questo gap. Pertanto io sono molto fiducioso e sarà un nostro obiettivo principale quello di ridurre -di molto- anche la liste d’attesa per le visite ambulatoriali.

d - Non è mancato chi ha detto che “l’ingolfamento” dipende anche da quei cittadini che prenotano visite ed esami di continuo, anche per un nonnulla, e poi magari non si presentano neanche e senza preavviso.

r - Questo è un fenomeno che esiste dappertutto, però –obiettivamente- prendersela con i cittadini non mi sembra il caso. Noi abbiamo il dovere di fornire un servizio come si deve; se c’è qualcosa che non va, ripeto, la colpa è la nostra, dei professionisti come me, che magari devono cercare di fare qualcosina di più. Soltanto in questa direzione si riesce a migliorare.

d - Ci sono differenze tra prestazioni oncologiche e patologie benigne in termini di tempi di accesso a Urologia?

r - Quella dovrebbe essere proprio la norma: per una patologia oncologica l’attesa dovrebbe essere assolutamente inferiore. E devo dire, come accennavo, che in questo siamo un pochino carenti per entrambe le cose. Ma vogliamo migliorare: adesso che assumeremo una/due persone (fra maggio e giugno), contiamo di aumentare quasi del 15-20% l’offerta di visite. In questo modo vogliamo ridurre le liste d’attesa per le prime visite e le visite di controllo urologiche. E’ un impegno che abbiamo preso con la nostra direzione strategica.

d - I finanziamenti regionali sono coerenti con i bisogni reali della popolazione?

r - Sinceramente non lo so. Ciò che bisognerebbe cercare è di ottimizzare sempre le risorse. Non significa risparmiare, ma semplicemente investire nel modo giusto e in questo sicuramente la politica può avere un suo ruolo; però molto dobbiamo fare anche noi. Mi dovete perdonare, io non sono un santo, ma vedo la medicina come una presa di responsabilità da parte del professionista. Se c’è qualcosa che non va in Urologia, la responsabilità è la mia. Quindi, obiettivamente, gli investimenti si devono fare, ma in qualche modo devono essere anche mediati e suggeriti dai professionisti chiamati in causa. Io la vedo così, magari mi sbaglierò.

d - Se potesse prendere Bardi sotto braccio cosa gli direbbe?

r - Bella domanda. Gli direi di continuare a puntare sempre di più sull’Università. A mio avviso quella è la chiave di volta per cercare di far salire di livello la sanità lucana. Formare medici in Basilicata, dare la possibilità di laurearsi e specializzarsi qui significa far rimanere i giovani e aumentare la popolazione.

d - Il libro e la canzone che la rappresentano?

r - Anche se ormai sono diventato un po’ vecchio, da ragazzo mi sentivo rappresentato dal libro di Kerouac, “Sulla strada”. Per quanto riguarda la musica, beh, io sono uno della generazione “grunge”, quindi citerei i Nirvana.

d - Il film? …e non mi dica “Il ginecologo della mutua”!!!

r - (risate) Tra parentesi, quel film lo abbiamo visto, e apprezzato, tutti! Comunque direi “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino.

d - La domanda che non le ho fatto?

r - Se consiglierei a mia figlia di rimanere qui in Basilicata.

d - Bene. La risposta?

r - La mia risposta è che bisogna lavorare tanto per convincermi a far rimanere mia figlia in Basilicata.