- Redazione
- Categoria: Editoriale
- Sabato, 28 Febbraio 2026 07:02

Cari Contro-Lettori,
un antico proverbio mandingo recita: “Se dici
fuoco, la tua bocca non si brucia”.
E mentre l’Italia si sintonizzava sulle
frequenze di Sanremo, sotto la Regione
Basilicata si esibiva il “coro” degli studenti
lucani che alitavano parole roventi contro
questa politica, piccola piccola, che pare
pensare al proprio guiderdone e basta.
Questi qui, nella migliore delle ipotesi,
sembrano aver dimenticato lo spartito della
programmazione per rifugiarsi in un’eterna
gestione delle emergenze. Insomma, citando
il "DitoNellaPiaga" sanremese, si getta sale
a piene mani sulla ferita di un territorio che
perde i pezzi, come un Frankenstein smontato.
Il “Polo automotive” di Melfi suona ormai
da tempo una melodia gitana e malinconica
a causa dell’instabilità normativa sulla
transizione elettrica e delle pesanti ricadute
sull’indotto; mentre lo storico distretto
del mobile imbottito è ormai più che altro
s-bottito.. Sul palco del sociale, il controcanto
è ancora più amaro: il Rapporto Svimez
certifi ca che dalla Basilicata non scappano
solo i giovani, ma anche gli anziani, con oltre
10.000 over 75 costretti a migrare al Centro-
Nord per trovare servizi sanitari adeguati. È il
segnale di un sistema che non regge, dove la
sanità è diventata una questione esistenziale
e le risorse, dalle compensazioni petrolifere
ai fondi per il lavoro, vengono usate come
un “bancomat” per coprire buchi di bilancio
–e la manifesta insipienza politica- invece
di generare sviluppo. Anche la scenografi a
dei trasporti crolla: tra viadotti limitati, scale
mobili che chiudono per fine vita -fra il russare
armonico di Sindaci, Assessori e Presidenti- e
l’imminente blackout ferroviario di quattro
mesi, la mobilità lucana è scivolata ai
margini della hit parade, con ricavi da traffi co
fermi a un desolante 10% che testimonia la
totale sfi ducia degli utenti. Che vuoi fare.
Qui è sempre in alta rotazione la “melina”
istituzionale: il voto sulla partecipazione
democratica e sul referendum contro i
mini-vitalizi è slittato ancora (insomma, la
canzone la sentono, ma non se la comprano),
congelando il diritto dei cittadini a esprimersi
e spingendo i comitati verso le vie legali. Per
farla breve, in questa kermesse lucana, tra
vip raccomandati, rinvii strategici e assenza
di visione, il rischio è che a forza di stecche
e spartiti ingialliti, il pubblico finisca per
abbandonare definitivamente il teatro. Ma,
dati alla mano, già lo sta facendo.
E grazie dei fior.
Walter De Stradis







