- Redazione
- Categoria: Editoriale
- Sabato, 21 Febbraio 2026 07:26

Cari Contro-Lettori,
mercoledì scorso presso il Polo Bibliotecario di Potenza è stato presentato un corto-documentario, coprodotto –con fondi regionali- dal comune di Pescopagano e dalla TAB Consulting. Nove minuti illuminanti, non solo a proposito di una tradizione atavica in quel che rimane del pianeta agro-pastorale, ma anche riguardo alle condizioni di lavoro e di vita di non pochi lucani che si fanno un mazzo tanto. I dettagli li leggerete all’interno del giornale. Ciò che ci preme sottolineare in questa sede, sono le parole che chiudono il filmato. A pronunciarle è un anziano, moderno “patriarca”, un “decano” della transumanza che racconta un aneddoto. Quando era più giovane aveva chiesto a suo padre ottantenne –che faceva lo stesso mestiere, ovviamente- di “ritirarsi” dalla campagna, considerato il gravame delle fatiche quotidiane. E così, l’anziano gli aveva risposto che preferiva di gran lunga morire lavorando come al solito, senza pensarci, piuttosto che sedere sui gradini del paese e pensare alla morte. Da tutto questo emerge un dato di una forza abbacinante: per molti lucani -anche anziani- ancora oggi, il “vitalizio” consiste nel continuare a lavorare per non pensare alla morte. Alla prossima seduta del Consiglio regionale, proprio quello che –a maggioranza- ha da poco riconfermato i “mini-vitalizi”, appena spuntandoli con la forbicina, qualcuno dovrebbe portare il decano pastore del video. E farlo parlare (sperando che nessuno gli urli “taci!”).
Puro e semplice.
E per oggi –per citare ancora una volta il vignettista Natangelo- il mio lavoro è finito. Anzi no, c’è spazio per un’ulteriore citazione, il brano del poeta dub Nico Caldarulo e del gruppo barese Suoni Mudù, intitolato “Damattutte”, laddove recita: «Vu’ li vulite/Vu’ li votate/Vu’ li pagate/E ‘ddà vu pigghiate».
A buon intenditor…
Walter De Stradis
(Nell'immagine un fotogramma del documentario "Il Respito della Terra")







