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Cari Contro-Lettori,

la scorsa settimana ci eravamo lasciati, su questa pagina, con alcune considerazioni sulla satira politica, e sul “disinnesco” su essa operata dall’agire –già di per sé fin troppo “satirico”- di alcuni nostri rappresentanti istituzionali, anche e soprattutto locali. In questa sede, si aggiunga soltanto una considerazione, senza che questa suoni come un voler ventilare perle di saggezza da un qualche pulpito: tuttavia, non si può sottacere ciò che ha una dimensione socio-politico-culturale. Da non poco tempo, qui, proprio qui in Basilicata, si è vista nascere e perseverare una certa “satira” (disegnata e non solo) che sembra porsi “a favore” della politica o comunque del potere. Noi Lucani siamo stati dunque capaci di inventarci anche questo! Ricordo innanzitutto a me stesso, dunque, che il compito di noi vignettisti e autori di satira in generale dovrebbe essere quello di offrire ai nostri lettori perlomeno il minimo sindacale, ovvero lo sberleffo –quando si rende necessario- del potere, e soprattutto delle incongruenze/ingiustizie da esso messe in atto ai danni del cittadino. Cerchiamo –per quanto possibile- di non “disinnescarci” da soli.

E non c’è bisogno di scomodare la retorica dell’antipolitica. Basta osservare la traiettoria: in alto si discute di “indennità differite”, in basso si praticano “tariffe agevolate” (parcheggi per la politica). Regione e Comune non sono la stessa cosa, ma l’effetto “cumulativo” sì. Si consolida una pedagogia del privilegio minuto, quotidiano, normalizzato. Non l’oro, ma l’argento vivo dei piccoli vantaggi. Non lo scandalo, ma l’assuefazione. La maggioranza regionale annuncia correzioni sui mini-vitalizi, l’opposizione chiede abrogazioni, un comitato invoca il referendum. È il gioco democratico, ed è legittimo. Ma la questione vera non è se la norma sia retroattiva o se l’adesione sia facoltativa. È se, in una regione che perde giovani e fatica a trattenere competenze, la priorità percepita debba essere la messa in sicurezza previdenziale di chi governa o la messa in sicurezza sociale di chi resta. In tempi ordinari, forse, una “indennità differita contributiva” passerebbe come materia tecnica. In tempi di conti tirati, servizi fragili e bilanci in equilibrio precario, diventa una dichiarazione di gerarchie. Dice cosa viene prima.

Ripetiamo. La Basilicata non ha bisogno di crociate moralistiche. Ha bisogno di coerenza. Se si chiede rigore ai cittadini, lo si pratichi per primi. “Minivitalizi sopra, minitariffe sotto”: non è una battuta efficace, è satira, quindi è una fotografia. E le fotografie, a differenza delle norme, non si emendano. Si possono solo smentire con i fatti. Altrimenti, con lo spopolamento galoppante, qui ci rimarranno solo i politici.

Walter De Stradis