- Redazione
- Categoria: Attualità
- Sabato, 31 Gennaio 2026 06:42

di Walter De Stradis
Di recente la sua uscita dal Pd ha trovato ampio spazio nella cronaca politica. Paolo Paradiso, 45 anni, pettinatura alla Andy Wharol, dal 2023 è il sindaco di Tricarico (Matera).
d - Oggi (mentre parliamo) è martedì. Ci doveva essere il consiglio regionale, ma è stato rinviato “a data da destinarsi”. Due righe di comunicato, per il momento, in cui non viene spiegato il motivo. Sindaco, sono cattivo io, se penso che il motivo potrebbe essere la discussione sulla revisione della legge sui “mini-vitalizi”?
r - Qualcuno, molto più bravo di me, anni fa diceva che a pensare male si fa peccato. Probabilmente il motivo può essere quello, ovvero un possibile non-accordo tra le forze politiche all’interno del Consiglio. In generale, tutta la questione “indennità differite” è stata gestita male dal punto di vista comunicativo, perché nel merito ci può anche stare una soluzione del genere. Però ci sarebbe dovuta essere una maggiore condivisione, sia all’interno del consiglio regionale, sia con le forze sociali e con la cittadinanza.
d - Lei dice: la misura dell’indennità differita, come concetto, ci può anche stare, però è stata pensata male.
r - È stata pensata male nel proporla in quel modo in consiglio regionale: arriva un emendamento poco discusso -da quello che si legge- portato il 18 dicembre e tenuto quasi nascosto. Quindi probabilmente questo ha fatto indispettire maggiormente le forze sociali e la popolazione. È stata però portata male anche dall’opposizione, che ha detto NO con chi era presente (nonostante qualcuno si sia astenuto), ma all’esterno non ha avuto la forza necessaria. Tant’è che si è resa necessaria una trasmissione televisiva, per far emergere quello che era successo.
d - Quindi l’opposizione non è stata brava a far emergere lo scandalo?
r - Io non lo chiamo “scandalo” di per sé, ma da parte della minoranza non c’è stata quella forza: se c’era la convinzione del no, non c’è stata la forza.
d - Quindi lei ritiene che comunque una forma di pensioncina, così come è stata pensata, sia ragionevole?
r - È ragionevole nel momento in cui c’è l’impegno a portare avanti il ruolo istituzionale che si è chiamati a ricoprire. A chi lascia o trascura –inevitabilmente- quello che è il suo lavoro (seppur in maniera momentanea), deve essere giustamente riconosciuto l’impegno, ammesso che sia reale e concreto. Basti pensare al tasso di assenteismo che c’è all’interno del Parlamento, con gente che va oltre il 90% di assenze! Il cittadino vuole essere rappresentato adeguatamente e chi ci rappresenta deve essere adeguatamente retribuito, perché la Costituzione l’ha pensata bene; la misura serve a tutelare il cittadino dagli scandali, dalla corruzione, dalla concussione.
d - Però la retroattività e la reversibilità non sono misure -come minimo- antipatiche?
r - Lo sono, per questo dico che ci sarebbe voluta una maggiore condivisione all’interno del Consiglio regionale.
d - Adesso veniamo a una questione che la riguarda più direttamente: l’uscita dal Pd. Lei ha riconsegnato la tessera perché non ha condiviso- all’esito delle elezioni provinciali- l’assenza di una lista rappresentativa della collina materana. Quindi ha votato la sindaca di Garaguso (la Bilotta, che era nella lista di FdI – ndr).
r - Sì.
d - E però dal punto di vista di chi legge le notizie, non si proietta l’immagine del “solito Pd”, autolesionista e litigioso?
r - Noi chiedevamo -ma anche in direzione provinciale si era andati su questa direzione- un candidato del mare e un candidato della montagna. Così non è stato, perché alla fine è stato individuato il segretario provinciale, che come sintesi politica è anche corretta. Quello che non andava bene è il metodo. Perché è stato quasi “piombato” alla fine, nelle ultime ore. Eravamo quattro persone che si erano rese disponibili alla candidatura, a rappresentare quattro comuni diversi, ma –l’ho detto e lo ribadisco- non c’è stata la voglia di trovare sintesi. Perché dal mio punto di vista -ma anche degli altri tre- i problemi quotidiani che si vivono in quei comuni si possono evidenziare al meglio solo se c’è un rappresentante. Non è stato così, e pertanto dovevo scegliere tra andare a votare per “Paolo” o per il “Sindaco”. Ascoltando i bisogni della popolazione, non ho potuto fare altrimenti che andare nella direzione del “Sindaco”. E quindi per coerenza, ho ritenuto opportuno consegnare la tessera del partito al mio segretario.
d - E’ un gesto di provocazione o è definitivo? Sa, perché in questi casi i maligni pensano che è un modo per chiedere altre cose.
r - No, non sono abituato a fare gesti provocatori o per chiedere altro. Non so se è definitivo, ma in questo momento non mi sento di appartenere al Pd; non perché non credo più in quello che rappresenta, ma perché non condivido il modo in cui il Pd cerca la rappresentanza. Ci deve essere una maggiore condivisione.
d - Rigiro la domanda: cosa deve accadere perché lei rientri nel partito?
r - Perché io ci ripensi, ci deve essere qualcuno che rappresenti un’area, a livello istituzionale; a livello meramente partitico, deve accadere che il partito torni a svolgere la sua funzione di ascolto e condivisione degli organi partecipati interni.
d - Parliamo di un partito commissariato.
r - A livello regionale, non a livello provinciale.
d - Quindi una “regia” c’è, dietro ciò che ha descritto.
r - Le cose non accadono sempre per caso. Ed è ciò che mi ha portato a maturare una decisione così forte; mi sento ancora di appartenere a un’area politica, però mi sento molto di più di appartenere al mio paese e al mio territorio.
d - Però chi è questo “regista”, non ce lo vuole dire?
r - Se l’avessi conosciuto, ne avrei parlato direttamente con il regista.
d - Insomma, c’è , ma non sa chi è?
r - Se ne avessi la certezza… sì (sorride). Però ne ho parlato direttamente -subito dopo la presentazione delle liste- con il segretario provinciale e mi sono confrontato anche col presidente della provincia. Quindi ritengo di aver agito con schiettezza e trasparenza.
d - Venendo più propriamente a Tricarico, la settimana scorsa abbiamo intervistato la signora Filomena Veltri, memoria storica, la quale ci ha parlato di un paese che perde pezzi, a proposito di scuola, di salute…
r - C’è un fondo di verità, ma c’è anche molta narrazione. La signora Veltri, in virtù dell’età, ricorda un paese che ha vissuto momenti molto importanti. Oggi molti anziani dicono che “l’ospedale se lo sono portati”. Tuttavia, la sanità negli anni si è trasformata. L’esempio più classico è quello del reparto di ginecologia e punto nascite; non c’è più, è vero, ma perché la normativa nazionale ti impone determinati numeri. Quindi, non è più l’ospedale di una volta, ma si è evoluto in maniera diversa: abbiamo un importante centro di fisioterapia che è la Fondazione don Gnocchi, convenzionato con l’ASM; c’è il laboratorio analisi, fondamentale in un presidio ospedaliero; c’è la radiologia; ci sono tutti gli ambulatori e gli specialisti; c’è il reparto di lungodegenza, fatto da professionisti altamente formati. Così come anche sulla scuola: c’erano due istituti superiori, più l’istituto di scuola primaria e secondaria di primo grado, adesso c’è l’istituto omnicomprensivo. L’istituto Gesù Eucaristico, che ha formato generazioni di maestre e maestri (ci ho studiato anche io), non c’è più, perché non c’erano i numeri, ma c’è il liceo delle scienze umane all’interno dell’istituto omnicomprensivo, con il liceo scientifico, che continua a funzionare. L’importante, dunque, è fare in modo che ciò che sta accadendo lo si viva e lo si faccia vivere e sopravvivere nella maniera più adeguata possibile.
d - Quando intervistiamo un sindaco, presto o tardi salta fuori la questione dell’aiuto, della collaborazione con la Regione, compresa –spesso e volentieri- la “distanza” percepita col governatore Bardi.
r - Noi abbiamo un rapporto abbastanza buono con la Regione, nel senso che abbiamo –specie negli ultimi due anni- sia consiglieri sia assessori con i quali riusciamo a confrontarci, è questa è una cosa positiva; con il Presidente abbiamo meno rapporto, probabilmente ha impegni di altro genere. Cosa può fare la Regione per Tricarico? Non si tratta solo di Tricarico di per sé, ma di tutta un’area, perché se sopravvive solo il Metapontino, il Metapontino senza la parte più interna comunque non ce la fa, e viceversa. Tornando al tema della sanità, noi stiamo chiedendo l’istituzione della Casa di Comunità; ce ne sono 19, e a Tricarico potrebbe nascere la ventesima. E a costo zero per la Regione, perché Tricarico è stata il primo esempio di Casa della Salute, nata nel 2013. Così come bisogna chiedere supporto e attenzione sul tema scuola, perché la normativa nazionale va nella direzione di far perdere il rapporto dell’istituzione con il territorio. Se in un paese come Salandra si perde la dirigenza, ovvero la possibilità di rapportarsi con chi rappresenta la scuola, il cittadino si sente un po’ più lontano. Ad Accettura si sta vivendo in questi giorni il problema del medico: sono questioni che vanno affrontate con decisione, proprio per far sentire il cittadino al sicuro ed evitare quei fenomeni di abbandono.
d - Tricarico è uno dei comuni lucani potenzialmente più ricchi di risorse culturali, archeologiche, letterarie, turistiche, musicali e antropologiche. Confrontandomi con artisti e intellettuali del Nord, spesso Tricarico ce la invidiano. Ma tutta questa potenzialità, si riesce a capitalizzarla, nel senso di presenza turistica, di qualità della vita, di economia…?
r - Ha detto tutto. Tricarico ha davvero tutto quello che lei ha detto, direttore, ma più che “capitalizzare”, io parlo di “mettere a sistema”; a quel punto Tricarico sarebbe davvero un grandissimo attrattore naturale. Già così com’è, in parte lo è: col Carnevale ci sono fotografi di passione o di professione, antropologi, studiosi, ci passa tanta gente, ma durante tutto l’anno c’è sempre una presenza costante di visitatori. Quello che non si riesce a fare, è mettere a sistema tutto: museo archeologico, museo diocesano, potenziale museo della fotografia (con Cartier-Bresson) … abbiamo cento e più abiti della tradizione lucana, abbiamo gli abiti che le maschere antropomorfe di altri paesi ci donano al raduno, abbiamo la torre, il castello normanno, gli affreschi, tutto il patrimonio della diocesi. Insomma c’è davvero tanto, ma bisogna mettere a sistema tutto questo. Per noi è l’operazione più difficile, ma anche la più ambiziosa.
d - Faccia un esempio concreto di “mettere a sistema”.
r - Riuscire ad avere qualcuno che pubblicizzi e renda visibile tutto questo; ma si tratta anche di renderlo fruibile, e come si fa? Con le risorse umane, che non può essere la sola associazione di volontariato a fornire.
d - E torniamo alla Regione.
r - Esattamente. Noi abbiamo Piano della Civita, che è un sito archeologico estremamente importante, che si può mettere a sistema anche con gli altri siti della Basilicata, in modo tale da farli visitare. Per esempio, quest’anno con il Patrimonio Intangibile della Regione proveremo a supportare gli scavi archeologici della Civita, che ci sono già, ma vengono dalla Francia da quasi 30 anni!!! Abbiamo fatto un bellissimo progetto nel bosco di Tre Cancelli, ma per mettere tutto insieme ci servono le risorse umane.
d - Di recente il Presidente del Consiglio Regionale, Marcello Pittella, ha dato un riconoscimento ai Tarantolati di Tricarico per i 50 anni di carriera. Nel leggere il comunicato e nel guardare il video istituzionale, non ho trovato UNA parola su Antonio Infantino. E ne sono rimasto davvero sorpreso. Lo facciamo un museo su di lui, prima che lo facciano a Firenze?
r - Nel nostro programma elettorale c’era già qualcosina su Antonio Infantino, e anche grazie ad un’associazione Arci, dall’anno scorso, è partito un festival a lui dedicato. E quindi la memoria c’è. Non bisogna mai disconoscere i grandi. Io non la vivo come una contrapposizione la storia di Antonio Infantino e i Tarantolati. Antonio Infantino è maestro di musica popolare in Italia? Allora non può non esserlo lì dove nascono i Tarantolati di Tricarico, proprio per opera sua. Certe strade, poi, si possono separare, tanti gruppi si sono separati, quindi bisogna dare ad ognuno il suo. Se Antonio Infantino è il maestro -e tale rimarrà- di musica popolare, i Tarantolati hanno avviato il loro percorso, poi l’hanno proseguito in maniera diversa. Per tornare alla domanda: appena insediati, abbiamo almeno avviato la procedura per un monumento funebre ad Infantino nella stessa area di Rocco Scotellaro. Non sarà semplice, ma vogliamo farlo. Arrivare a un museo significa però avere anche del materiale, un luogo e -quello che dicevo prima- risorse umane.
d - E i soldi.
r - (Fa cenno di sì con la testa)







