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di Rosa Santarsiero

 

Il 12 settembre scorso, presso il Polo Bibliotecario Nazionale di Potenza, si è svolta la presentazione del nuovo libro del lucano Andrea Lo Sasso, “Intelligenza Artificiale – Parlando di AI, parlando di noi”, edito da Universosud Edizioni. Un testo che affronta con chiarezza e spirito critico le sfide e le opportunità poste dall’intelligenza artificiale, accompagnando il lettore in un percorso che va dalle origini della disciplina fino agli sviluppi più recenti, come la rivoluzione portata da ChatGPT.

L’evento, introdotto dall’editore Antonio Candela, ha visto la partecipazione di autorevoli figure del mondo dell’informazione, della politica e delle istituzioni, tra cui Giacomo Lasorella (Presidente AGCOM), Oreste Lo Pomo (RAI, Università Federico II di Napoli), Marcello Pittella (Presidente del Consiglio della Regione Basilicata), Manuela Stefanelli (Universosud Edizioni) e Francesco Somma (Presidente di Confindustria Basilicata).

Una cornice di rilievo per discutere non solo dell’opera, ma anche di come l’intelligenza artificiale stia già trasformando il lavoro, la comunicazione, l’educazione e le relazioni sociali, ponendo interrogativi cruciali sul nostro futuro di cittadini digitali.

Abbiamo rivolto alcune domande a Lo Sasso, fisico teorico dei sistemi complessi, dottorando presso il Dipartimento interateneo di fisica dell'Università e Politecnico di Bari.

Cosa l’ha spinta a scrivere un libro sull’intelligenza artificiale in questo momento?

Sono un dottorando di ricerca che sviluppa algoritmi di AI in modo “rude e crudo”. In tutti i testi che ho letto sull'intelligenza artificiale (anche fuori dal lavoro, in quanto ho avuto la fortuna di poter vivere fino a oggi della mia curiosità), ho notato che ognuno si caratterizzava dall'essere permeato di particolare accuratezza argomentativa, ma di carente apertura divulgativa sull’AI. Il libro nasce dal desiderio di scrivere un testo che faccia comprendere cosa sia davvero l'intelligenza artificiale in modo fruibile per tutte e tutti, anche non addetti ai lavori. Non si possono comprendere le sue implicazioni e potenzialità, se prima non si sa di cosa stiamo parlando.

Il libro non è solo un manuale tecnico, ma un invito a riflettere. Qual è il messaggio principale che vuole lasciare al lettore?

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle sfide più significative del nostro tempo. Come già avvenuto in occasione dei grandi eventi rivoluzionari della Storia, nei cittadini si manifesta la naturale tendenza a respingere ciò che si discosta dai canoni consueti. Tale atteggiamento, ciclicamente, genera timore e diffidenza. Tuttavia, una trasformazione di portata così radicale può tradursi in un’opportunità di progresso, a condizione che venga affrontata con piena consapevolezza

e adeguata padronanza degli strumenti che la caratterizzano. C'è bisogno che la Cittadinanza sia consapevole di come essa potrà impattare su Educazione Lavoro e Società, i canoni dello Stato sociale.

Nel libro si parte dalle origini storiche dell’IA fino all’arrivo di ChatGPT-3.5. Quali tappe storiche considera più significative per comprendere l’evoluzione di questa tecnologia?

Non si può comprendere la storia dell'intelligenza artificiale se non studiandola attraverso i finanziamenti in ricerca e sviluppo che sono stati fatti negli anni, specialmente da quando si è affermato il capitalismo globalizzato nel mondo libero, facendo passare le ricerche dalle accademie alle big tech. Molte delle scoperte in intelligenza artificiale nascono per fini bellici, ma una volta diffusi e accessibili, questi strumenti hanno permesso di curare patologie, prevedere disastri naturali o provvedere all'efficienza energetica di un'azienda. Le pietre miliari nella storia della AI sono gli studi di John Hopfield e Geoffrey Hinton (premiati con il Nobel nel 2024) e la partita di Go tra AlphaGo e il campione coreano Lee Se-dol, un match che ha fatto cadere il senso comune umano.

Lei parla del ruolo dell’IA nell’educazione, nel lavoro e nella società. In quale di questi ambiti vede il maggiore impatto nel prossimo futuro?

Gli effetti sull'educazione sono quelli che potenzialmente possono portare il più grande beneficio. Grazie all'intelligenza artificiale e alla Computer Vision si potrà apprendere in modo completamente diverso. Ciò non vuol dire sostituire le nozioni e il sapere, né sostituire il metodo di insegnamento. Semplicemente, ciò rappresenterà un avanzamento nel modo di apprendere. È una cosa che succede da sempre, ripensiamo a quale sorte sarebbe toccata alla scrittura nella scuola di Atene, come scriveva Platone nel Fedro. Per il lavoro, l’AI ha mostrato i limiti di lavori automatizzabili e monotoni. Mentre un grande tema per il suo utilizzo è nella società: fake news prodotte da bot, basati su AI generativa, già oggi polarizzano le opinioni e potrebbero minacciare la tenuta democratica. Una nazione di concittadini consapevoli è il primo passo per evitare che questo accada.

Molti temono che l’IA riduca la nostra autonomia decisionale. Quali rischi reali vede e come possiamo mitigarli?

Io credo che il tema vero sia capire come utilizzare l’AI come strumento. In un'epoca in cui i lavori monotoni possono essere eseguiti da macchine, stiamo per vivere un periodo in cui mai più di prima potremmo essere umani. Ora più che mai serve studiare e apprendere, per uscire da questo “pregiudizio umanistico”, come l’ha definito Padre Paolo Benanti in un suo recente lavoro.

Le risulta che la politica già si serva dell'intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale è già oggi impiegata, con modalità e finalità differenti, in numerosi Stati, indipendentemente dalla natura dei rispettivi regimi politici. In una Democrazia, tuttavia, è fondamentale che i cittadini, adeguatamente consapevoli, possano esercitare un ruolo critico e di valutazione sull’operato delle istituzioni. Per questo motivo, la comprensione del funzionamento degli algoritmi di intelligenza artificiale –anche nelle sue nozioni fondamentali– dovrebbe costituire un patrimonio di conoscenza accessibile e condiviso da tutta la collettività.