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Cari Contro-Lettori,

la Basilicata delle magnifiche narrazioni sta lentamente affondando sotto il peso di una povertà che non è più emergenza, ma condizione strutturale. I dati più recenti, quelli diffusi dalla Caritas di Matera-Irsina (si contano quasi 900 famiglie e oltre 3.500 persone costrette a chiedere aiuto), raccontano una verità che nessun governo, né regionale né nazionale, può più permettersi di ignorare: oggi, nella nostra regione, si è poveri anche lavorando. Il lavoro, senza qualità e senza dignità, non salva più.

In questo contesto, l’annuncio della Giunta regionale di un contributo di 300mila euro ad alcune diocesi lucane appare come un gesto tanto simbolico quanto insufficiente. Come ha affermato il segretario regionale della CGIL, siamo di fronte a una “bomba sociale”: bassi salari, precarietà diffusa, welfare evanescente. In Basilicata il salario medio annuo è di 27.232 euro, contro i 31.856 euro della media nazionale: un gap del 14,5%. Un record, ma come al solito, al contrario. Siamo la regione dei salari più bassi d’Italia.

Il presidente dell’ADOC Basilicata ha ricordato che le persone non vivono di statistiche né di promesse, ma devono affrontare ogni giorno il carrello della spesa che diventa un lusso. Con un’inflazione che continua a colpire i beni essenziali, dai generi alimentari ai detergenti.

Nel frattempo, 2.893 nuclei familiari lucani hanno ricevuto l’Assegno di Inclusione (ADI), di cui 1.796 nella provincia di Potenza e 1.097 in quella di Matera. Ma a giugno 2025 hanno ricevuto dall’INPS il trillo del messaggino della verità: “BEEP! Hai percepito le 18 mensilità. Per riprendere, riparti da capo”. Quasi come in un viedogame arcade degli anni 80. quelli a gettone, cioè.

E il Piano Strategico Regionale?

Nessuno lo ha più visto. Mentre i giovani emigrano, le famiglie faticano a tirare avanti, e la politica si rifugia negli slogan e si mette in prima fila alle processioni e celebrazioni delle varie Madonne locali.

E magari gli torna utile pure. Perché qui serve un miracolo politico, una visione, non certo mistica, che rimetta il lavoro, i diritti sociali e la dignità delle persone al centro dell’agenda. Meno viaggi a Roma e più presenza reale sul territorio. Meno assistenzialismo e più politiche attive. Perché non c’è dignità in una società che accetta che lavorare non basti per vivere.

E scusate se è poco.

Walter De Stradis