
Un cortometraggio autofinanziato con i propri risparmi, girato a Salandra con una troupe quasi interamente lucana composta da professionisti e da ragazzi alle prime armi. La giovane autrice racconta il suo percorso, le difficoltà di fare cinema sul territorio e le sfide di chi sceglie di investire sulle proprie idee.A soli 22 anni, Claudia Nigro sta costruendo il proprio percorso nel mondo del cinema, portando avanti una passione che condivide anche con quella per la musica, che pubblica insieme al fratello. Il suo primo cortometraggio, “Pupa”, rappresenta già un importante punto di partenza. Una scelta non casuale, perché per Claudia raccontare significa anche partire dai luoghi che si conoscono. «Ho deciso di ambientare il corto in Basilicata perché quando si scrive una storia si racconta quello che si conosce. I personaggi sono sempre lo specchio dei luoghi che abitano». Un legame con il territorio che si è rafforzato anche grazie alla residenza artistica promossa dal Festival Storie Parallele di Salandra, esperienza che le ha permesso di incontrare le maestranze poi coinvolte nella realizzazione del cortometraggio.
Proprio partendo dalla sua esperienza, Claudia riflette sulle difficoltà di fare cinema in Basilicata, soprattutto per le nuove generazioni. «Ci sono tanti giovani che si spostano fuori per questo percorso, perché non solo manca la formazione, ma mancano anche le esperienze. E quando le esperienze ci sono, è difficile riuscire ad essere coinvolti». Un problema che conosce direttamente: “Pupa” è stato realizzato senza finanziamenti istituzionali, contando soprattutto sulle proprie risorse e sulle collaborazioni nate durante il festival. «Se non fosse stato per le conoscenze che ho avuto la fortuna di fare al Festival Storie Parallele e per la residenza, il territorio non mi avrebbe aiutato.>>
Al centro di “Pupa” c'è la storia di una bambina di undici anni e il suo percorso di crescita attraverso la scoperta della sessualità. Il corto esplora con delicatezza le prime esperienze di una bambina, riuscendo a far immedesimare lo spettatore nella prospettiva della bambina. Un tema che si inserisce in una ricerca autoriale più ampia, rivolta all'infanzia e all'adolescenza. «In questi ultimi anni sto esplorando varie tematiche relative alla crescita, al disincanto e alla scoperta, proprio nell'immaginario dell'infanzia e dell'adolescenza». Una ricerca che prosegue anche con un secondo cortometraggio, girato quest'anno a Marsico Nuovo e ancora inedito, nuovamente con bambini protagonisti. «Mi piace molto lavorare con loro. Trovo che sia più semplice di quanto si dica: basta affidarsi un po' a loro e reimparare a giocare».
Intanto, il percorso di “Pupa” ha già raccolto importanti riconoscimenti: dopo la prima proiezione all'Istituto Italiano di Cultura di Parigi, il cortometraggio ha partecipato a diversi festival italiani, conquistando il premio per il Miglior cortometraggio al Toko Film Fest e una menzione speciale per il soggetto a Visioni Verticali.
A chi desidera intraprendere un percorso simile, Claudia non offre ricette, ma un consiglio che nasce direttamente dalla sua esperienza: «Circondarsi delle persone giuste, che credono nel progetto, perché il cinema non si fa da soli». Un pensiero che riflette anche il valore della squadra che l'ha accompagnata nella realizzazione di “Pupa”, della quale conserva un ricordo particolarmente affettuoso.
La storia di Claudia Nigro è quella di una giovane autrice che ha scelto di mettersi in gioco, investendo sulle proprie idee e sulle professionalità del territorio. È anche però uno spunto per riflettere su quanto sia importante creare opportunità per i giovani che vogliono fare cinema in Basilicata, affinché partire non sia l'unica strada possibile per realizzare i propri progetti.
Noà Cappiello
