
di Walter De Stradis
Ha raccontato la macchina amministrativa di Potenza per ventitré anni, poi ci è entrata dentro. Assessora alla Programmazione e Digitalizzazione per una intuizione di Smaldone, oggi è al centro del nodo più caldo: un Comune da 60mila abitanti che eroga servizi per 100mila, una Regione che non risponde, trasporti e assistenza a rischio. Ecco il bilancio senza filtri.
d - Come giustifica la sua esistenza?
r - Ho lavorato al Comune di Potenza per ventitré anni, sono stata capo ufficio stampa, quindi conosco bene la macchina amministrativa. Ho cominciato negli anni Novanta. Poi, per scelte personali, sono andata in Regione, chiedendo il trasferimento all’ufficio stampa. La politica l’ho sempre seguita da spettatrice, mai praticata direttamente. Alle elezioni comunali si era candidato mio marito nella lista di Smaldone. Quelle elezioni sono state veramente delle primarie del centrosinistra, con Telesca, Giuzio e Smaldone. Alla fine si è andati sull’unico candidato che aveva preso le preferenze e il centrosinistra ha vinto. Quando sono stata chiamata da Smaldone per fare l’assessore, sono rimasta abbastanza stupita.
d - Avrebbe dovuto chiamare suo marito?
r - Probabilmente avrebbe dovuto chiamare mio marito (sorride). Poi, per bilanciare la giunta, c’era bisogno di donne, le famose quote rosa, e pensarono a me: un po’ per l’esperienza maturata al Comune, un po’ perché ero del centrosinistra e perché negli ultimi anni avevo seguito la politica. Così mi sono ritrovata assessore alla Programmazione e alla Digitalizzazione. All’inizio ho accolto il ruolo con tanta paura, perché era completamente diverso dal mio lavoro: sono una giornalista professionista e ho sempre fatto quello. Però sono curiosa per natura e mi sono subito gettata nella nuova esperienza. Programmazione e digitalizzazione non sono settori facili e richiedono studio e letture, cosa che mi piace molto, quindi sono entrata subito nel meccanismo.
d - L’hanno capito tutti, questo chiamiamolo salto del Rubicone?
r - No. Non l’hanno capito le persone alle quali ero stata vicina per tanti anni, compresa una piccola parte del PD che si era candidata con Smaldone. Loro pensavano a una persona esterna, perché i candidati del PD nelle due liste di Smaldone non erano stati eletti. A me non ci pensava nessuno. Neanche loro.
d - Senta, se Lei dovesse fare un titolo sull’amministrazione di cui fa parte, quale sarebbe?
r - «È un’amministrazione che vuole volare alto», ma che ha tanti problemi e non ha perso l’entusiasmo per risolverli e volare alto.
d - E quali sono questi problemi?
r - Problemi sicuramente economici. Il Comune di Potenza, da sempre, ha problemi economici e la Regione ha sempre aiutato le varie amministrazioni, perché questa non è una città di sessantamila abitanti: è una città che serve oltre centomila abitanti per trasporti, scuole, mensa e assistenza all’autonomia. In quei settori stiamo avendo grandi problemi perché non abbiamo avuto finanziamenti dalla Regione. È anche vero che è la prima volta che ci troviamo con un’amministrazione regionale di un’area politica diversa da quella comunale.
d - Questa è la risposta alla domanda del perché non avete avuto i finanziamenti?
r - Credo che ci sia una miopia da parte della Regione nel non comprendere che le amministrazioni vanno e vengono. Chi subisce i problemi dei mancati finanziamenti e della mancata erogazione dei servizi sono i cittadini.
d - Tipo la scala mobile «Prima».
r - Noi ci siamo insediati a luglio 2024 e la scala mobile arrivava a fine vita a ottobre. Lo sapevano quelli di prima e lo abbiamo saputo noi quando ci siamo insediati e abbiamo immediatamente scritto alla Regione: servivano sei milioni e mezzo per rifare la gara e cambiare le strutture. Abbiamo fatto le richieste, ma non abbiamo ricevuto risposta. Abbiamo quindi impegnato fondi comunali per una proroga, perché ci era stato assicurato dalla Regione che i finanziamenti sarebbero arrivati. A ottobre non sono arrivati. Sono stati promessi più volte, anche con conferenze stampa e comunicati, ma quei sei milioni e mezzo non li abbiamo visti. Quando arriveranno, bisognerà fare una gara europea. Se va bene, dopo due anni avremo la riapertura della scala mobile. Nel frattempo una struttura così importante resterà chiusa e si deteriorerà ulteriormente: probabilmente, alla fine, non basteranno neanche i sei milioni e mezzo.
d - Quindi il messaggio che mandiamo ai cittadini è questo: ci sono dei problemi che non vengono risolti per una questione di «maglia»?
r - Noi non riusciamo a far comprendere alla Regione che, ad oggi, al Comune di Potenza ha dato, mi pare, solo 600 mila euro. L’amministrazione Guarente aveva avuto, se non sbaglio, 40 milioni di euro e il PNRR le aveva consentito di realizzare molti progetti. Noi ci siamo trovati in riequilibrio e non possiamo fare prestiti, ma chiediamo alla Regione finanziamenti per i servizi, non per fare chissà cosa. Sul TPL, per esempio, andremo avanti fino a ottobre con i fondi stanziati e con quelli che avevamo, ma a ottobre il problema si riproporrà. Non siamo in condizioni di poter portare avanti il servizio di trasporto urbano.
d - Quindi il prossimo candidato sindaco dovrà dire in campagna elettorale: «Io farò questo e questo, SE la Regione mi darà i soldi»?
r - No. Ci sono cose che si fanno a prescindere, perché abbiamo i fondi ordinari. Ce ne sono altre, come il trasporto e l’assistenza alla comunicazione dei bambini nelle scuole, che hanno bisogno di un aiuto dalla Regione perché siamo capoluogo di regione. Matera ha anche la tassa di soggiorno, che rappresenta una fonte di fondi liberi. Noi non siamo una città turistica. Con quei pochi fondi che abbiamo dalla tassa di soggiorno, per esempio, abbiamo potuto acquistare l’Open Stage, il totem installato in piazza Prefettura. Sono piccole cose. Per il resto è fisiologico che la Regione aiuti il capoluogo per garantire i servizi ai cittadini.
d - Quindi la linea di comunicazione Sindaco-Presidente è interrotta?
r - Non è interrotta. Il Sindaco parla con il presidente e il Presidente dice: «Sì, faremo, faremo, faremo». Ma questo «faremo» non si concretizza mai.
d - Cosa bisognerebbe fare per prima cosa, avendo questi soldi?
r - Sicuramente la scala mobile Prima è una priorità. Il trasporto locale è una priorità, perché è un servizio ai cittadini. Ma ci sono anche altri interventi. Per esempio, la Strategia territoriale che abbiamo realizzato con l’area urbana e i sindaci dei centri limitrofi: inizialmente erano stati stanziati 15 milioni di euro e avevamo candidato un progetto per collegare Potenza con i centri limitrofi dal punto di vista turistico. Eravamo pronti per gli affidamenti, ma abbiamo scoperto che sei milioni sono stati tolti. Non possiamo quindi procedere e, visto che la Strategia territoriale ha un tempo entro il quale deve essere realizzata, se i soldi non tornano è tutto fermo.
d - Uno degli argomenti sempre dibattuti è la sicurezza del centro storico. Il volto della città è inevitabilmente cambiato: ci sono giovani stranieri di prima e seconda generazione, ormai stabilmente presenti nel tessuto urbano. In molti, sui social, puntano il dito anche in quella direzione. E, al contempo, c’è il problema della vitalità stessa del centro storico.
r - Credo che, dal punto di vista della sicurezza, la sinergia attivata dall’amministrazione comunale con il Prefetto, le forze dell’ordine e la polizia locale, presente anche con uomini in borghese, abbia portato i suoi frutti. C’è stato un ridimensionamento degli episodi che si verificavano nei vicoli e in una parte precisa del centro storico. Certo, tutti i centri storici soffrono questa situazione. Non è che noi siamo esenti.
d - Insomma, c’è un problema «Maranza» o no?
r - Io non parlerei di «Maranza». Parlerei di ragazzini che probabilmente hanno questo atteggiamento e di alcuni extracomunitari che hanno creato problemi, probabilmente perché assoldati da elementi che avevano necessità legate alla droga. Mi pare che in parte il problema non sia risolto e non sia facile. Bisogna stare sempre con gli occhi aperti, però è stato abbastanza ridimensionato. I negozi? È cambiata la modalità di acquisto di tutti noi: compriamo online e vediamo corrieri che portano pacchi in continuazione. Sarebbe stato interessante che i negozi chiusi avessero mantenuto una vetrina nel centro storico, adeguandosi ai tempi e vendendo online. Ci sono negozi anche a Gallitello che fanno milioni di fatturato vendendo online anziché al dettaglio. Bisognava adattarsi alla nuova modalità. Poi è chiaro che il problema è riportare la gente nel centro storico durante il giorno.
d - Sembra che nessuno abbia la ricetta, manco fosse la proverbiale bacchetta magica.
r - Una cosa di cui si parla da sempre è riportare gli uffici del Comune nel centro storico. Noi lo stiamo facendo. Contiamo a breve di portare quelli di Sant’Antonio La Macchia al Palazzo degli Uffici. Il Demanio ci ha già autorizzato e credo che siamo sui mille metri quadrati. Una parte degli uffici arriverà anche nella scuola di via del Popolo/via Roma, dove un piano è vuoto. L’Ufficio Cultura è tornato negli uffici del Teatro Stabile. Ma non basterà. I proprietari dei locali dovrebbero avere buon senso e abbassare i fitti, perché tenerli alti significa non volerli affittare. E i commercianti devono, come dicevo, osare un po’ di più.
d - Ma Lei, assessore Costanza, cosa ha fatto per la sua città?
r - La Programmazione e la Digitalizzazione non sono un settore visibile come la viabilità o l’ambiente, temi dei quali si parla tutti i giorni sui giornali. In questi due anni ho candidato progetti per oltre 56 milioni di euro. Non è poca cosa, considerando che i fondi del PNRR arrivati a Potenza erano circa 43 milioni e neanche tutti sono stati impegnati. Il compito della programmazione è trasformare le idee politiche in progetti finanziati e cantierabili. Su questo molte cose sono state fatte: la mensa alla scuola La Vista, il giardino di Murate, il fosso di Verderuolo, la palestra di Macchia Giocoli. Abbiamo recuperato anche il CONI e la Torraca, progetti che rischiavano di perdere i fondi perché erano stati concepiti con costi molto superiori alle risorse ottenute dal PNRR. Abbiamo dovuto ridimensionarli e farli partire, con qualche intoppo, ma quando si fanno progetti di tanti milioni può succedere. Aggiungo che da oggi ho il nuovo dirigente alla programmazione, sono felice perché finora abbiamo avuto solo interim. E’ Antonio Bernardo, già alla Regione: si occupava di fondi europei, persona preparatissima
d - Una cosa che si poteva fare meglio?
r - In merito alla Torraca, io non avrei candidato una scuola, perché nel centro storico credo che tutti questi bambini non ci siano. Se avessi potuto ragionare sui fondi del PNRR, lì avrei fatto un parcheggio multipiano: sarebbe stato il luogo ideale. Abbiamo dovuto portare avanti molti dei progetti candidati dalla vecchia amministrazione. Alcuni li abbiamo persi perché erano stati progettati con fondi maggiori di quelli ottenuti ed era impossibile realizzarli. Abbiamo candidato i numeri civici e la digitalizzazione dell’Archivio storico. E poi c’è lo studentato che apre il 28 settembre. È vero, l’ha fatto l’Arcidiocesi, ma c’era la possibilità di candidare il progetto e serviva una struttura. Noi non l’avevamo. Sono andata a parlare con il Vescovo e con i suoi assistenti: «Voi avete il Vescovado vuoto, perché non pensate, anche con il nostro aiuto, di candidarlo?». Così è stato e ora viene inaugurato con 42 posti letto. L’obiettivo era portare i giovani il più possibile nel centro storico. La porta dello studentato è di fronte alla nuova scala mobile-ascensore, che è terminata e che porterà direttamente all’Università di Macchia Romana.
d - Di solito a fine anno, a metà del percorso, c’è il rimpasto di giunta. Lei che percentuale si dà di essere ancora assessore a gennaio 2027?
r - Io non mi do percentuali. Credo che il compito di un assessore sia lavorare fino all’ultimo giorno. Tante cose buone abbiamo fatto, altre sono state candidate e vorremmo vederne la fine, perché sono veramente tante. Un assessore è un collaboratore del sindaco, è alla fiducia del sindaco e deve lavorare senza pensare agli eventuali rimpasti. Quando ho firmato l’incarico, quella sera quasi a mezzanotte, ci dissero che dopo due anni e mezzo era fisiologico un rimpasto. Io non sono quella che muove le foglie. Credo che a parlare saranno il Sindaco, Smaldone e Giuzio. Dovranno essere loro a decidere. Non so i partiti: in questo momento partiti dietro non ne vedo. Ci sono persone che appartengono o sono simpatizzanti di partiti, ma ci sono liste civiche. Bisognerà capire. Toccherà anche al sindaco fare delle scelte.
d - Il film, il libro e la canzone che la rappresentano?
r - Il film è «La vita è bella». Il libro «Flotilla» di Arturo Scotto e la canzone «Bella» di Jovanotti.
d - Quello della pedalata materana da trentamila euro.
r - Sì, ma voglio sottolineare che Margherita Sarli (che stimo moltissimo) all’Apt sta facendo davvero grandi cose. Ho visto il Caravaggio ed è una cosa meravigliosa. Poi, che dire, il passaggio di questi artisti... certo, quel giorno c’è clamore, ma poi... Insomma, io non so se l’avrei fatto.
