- Redazione
- Sabato, 27 Settembre 2025 07:23

di Walter De Stradis
Dopo un lungo “rodaggio” come assessore e vicesindaco, a giugno 2024, Fabio Laurino, quarantaduenne, è divenuto sindaco di Tito, comune praticamente “adiacente” al capoluogo di regione.
D - Signor sindaco, cominciamo dalle cose belle. Insieme a Pistoia, Perugia, Nardò e Carmagnola, Tito è finalista per la nomina di “Capitale Italiana del Libro 2026”. Non mi chiami cattivo se le dico che –per ignoranza mia- il binomio “Tito-Libri” non mi veniva così spontaneo. Cosa ha fatto la sua città per ambire a questo traguardo?
R - A dire il vero, è il secondo anno che raggiungiamo la finale. La prima volta è stata per l’anno 2024 e quest’anno ci riproviamo per l’anno 2026. Non è una candidatura improvvisata, perché in questi dieci anni (insieme alle associazioni locali) abbiamo intrapreso proprio un percorso di educazione alla lettura e di promozione del libro, valorizzando la nostra biblioteca comunale Lorenzo Ostuni. E siamo stati oggetto di finanziamento di varie progettualità da parte del Centro per il libro e la lettura, consentendoci di implementare l’offerta libraria per la fascia 0-6 anni. Abbiamo poi realizzato uno spazio all’interno della biblioteca comunale appositamente per le persone con disabilità fisiche e sensoriali. Abbiamo registrato anche un incremento degli utenti, soprattutto tra i più giovani, lavorando anche insieme all’istituto comprensivo di Tito.
D - Avete presentato un dossier al Ministero: cosa farà la città di Tito se sarà nominata Capitale italiana nel libro?
R - Si tratta innanzitutto di implementare e amplificare le attività già in essere. Penso al format “lettura al tramonto”, che ci ha consentito di raggiungere -con la lettura ad alta voce- posti non prettamente pubblici, compreso l’interno di attività commerciali. L’intento è trasformare questo format in un vero e proprio festival. Pensiamo inoltre a un concorso sul romanzo storico, legandolo a tutta l’attività che realizziamo sul sito archeologico della Torre di Satriano in Tito, insieme all’Università degli Studi di Basilicata e alla Scuola di specializzazione. Inoltre, dal momento che la candidatura permette anche di prevedere degli interventi infrastrutturali, progettiamo anche il recupero di un’ex casa canonica nel nostro centro cittadino per realizzarvi un vero e proprio polo culturale, una nuova biblioteca, nonché il trasferimento del Fondo Carlo Alianello.
D - Se dovesse consigliare un libro, in questo momento, al Presidente della Regione e alla sua giunta?
R - Oddio, domanda a bruciapelo! (sorride) Guardi, sono molto amante dei thriller. Non ricordo l’autore in questo momento (è uno scrittore giapponese), ma consiglierei il suo libro ambientato sul treno ad alta velocità dello Shinkansen. (“I sette killer dello Shinkansen”, di Kotaro Isaka – ndr) .
D - E’ proprio in tema, vista la questione Freccariossa!
R - Esatto (sorride).
D - Quale treno non deve perdere la Basilicata secondo lei (oltre all’alta velocità)?
R - Quello dello sviluppo, ovviamente; sembrerebbe banale, ma io penso che questa terra sia piena di opportunità. E il fatto che queste non vengano valorizzate, ahimè, è colpa di una classe di dirigente che per certi versi rappresento anche io, senza assolutamente incolpare nessuno. Abbiamo tutti quanti delle responsabilità: io me le assumo nei confronti della comunità locale che rappresento; e ovviamente poi ci sono delle responsabilità a più alti livelli, che dovrebbe assumersi quella classe dirigente che li incarna.
D - Ma secondo lei cosa è mancato in tutti questi anni? La volontà? La preparazione? La lungimiranza? La visione? Non so, magari ci si è accontentati dei bruscolini?
R - Io credo che in passato non siano mancate delle scelte lungimiranti. Rimanendo in ambito culturale, una su tutti, posso pensare a Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Ciò che vedo invece in questo momento storico è una mancata visione. La tocco con mano tutti i giorni in ambito dell’area industriale di Tito Scalo, che per quanto possa essere un territorio comunale, è ovvio che è influenzato dalle scelte fatte sia a livello regionale sia a livello nazionale. Mi riferisco proprio “a cosa vogliamo fare” di quell’area industriale: se oggi ci troviamo in un momento storico in cui tante aziende sono costrette a chiudere e a lasciare questo territorio, posso anche accettare che su quell’area si decida di dare una destinazione a livello commerciale, però dobbiamo dircelo. Può diventare l’area commerciale a servizio della città di Potenza, come in tutte le aree metropolitane di altre città in Italia? D’accordissimo, ma allora lavoriamo in quella direzione! Altrimenti, ci ritroveremo -come sta accadendo in queste settimane- a dover gestire delle situazioni di vertenze, di chiusure di aziende e con dei tavoli ai quali ci andiamo a sedere senza una visione ideale. In generale, io penso che c’è un limite di questa regione, fondamentalmente rappresentato dalla filiera che è un po’ troppo corta, specie se pensiamo al numero di abitanti della nostra terra che è paragonabile a un quartiere di Roma o di Napoli. Questo limite oggettivo, la filiera corta, ovviamente poi dà priorità ad altri tipi di interessi, rispetto a quello che è l’interesse comunitario e di sviluppo di questa regione.
D - Definisca “interessi”.
R - Mi riferisco a interessi legati a logiche prettamente elettorali, partitiche, che comunque limitano lo sviluppo di questa regione.
D - Ha già toccato diversi temi. Procediamo con ordine. Lei ha citato “Matera 2019”; non c’è il rischio che questa grande occasione che la nostra piccola terra ha avuto, precluda –per un bel po’- altre investiture importanti, proprio come quella della Capitale del Libro (facciamo corna)? Per la serie: “Vi abbiamo già dato”.
R - Guardi, questo è proprio il ragionamento che abbiamo fatto noi nel 2024, quando era candidata la città di Taurianova, che si trova a pochi chilometri da Vibo Valentia. Quest’ultima era già stata Capitale italiana del libro nel 2020-2021 e poi, dopo soli tre anni, hanno fatto ritornare il titolo in Calabria, lì a venti chilometri (in qualche modo certificando che quella promozione che ci si aspettava da Vibo Valentia forse non si era fatta!). In ogni modo, non voglio pensare che la scelta sia determinata da questo tipo di logiche, altrimenti saremmo destinati a rimanere legati esclusivamente a Matera 2019. Penso sia ora il caso di andare oltre, anche se in quell’occasione la comunità ha comunque compreso che lo sviluppo può passare anche attraverso la cultura, e non solo attraverso l’industrializzazione. E’ ovvio che “Matera 2019” ha avuto anche dei limiti: forse quello sviluppo a livello regionale -area del Potentino compresa- non c’è stato, e forse adesso la nostra occasione può “controbilanciare” tutto questo.
D - Vertenza Smart Paper: ci sono state le rassicurazioni della politica dopo gli incontri di rito, lei si sente tranquillo per quanto riguarda il presidio che c’è a Tito (oltre a quello di Sant’Angelo Le Fratte)?
R - Non mi sento tranquillo. Accolgo con favore le rassicurazioni date ai 380 lavoratori coinvolti in questo cambio di appalto, fermo restando che non entro certo nel merito delle logiche imprenditoriali. Tuttavia, la politica deve giocare un ruolo determinante: parliamo di 380 famiglie, di una realtà che per tanti anni ha rappresentato il fiore all’occhiello dello sviluppo industriale, dei servizi della nostra regione. Pertanto, vanno benissimo le rassicurazioni, ma non possiamo permetterci una perdita di un presidio territoriale -che sia su Tito o che sia su Sant’Angelo Le Fratte- perché incrementerebbe il processo di depauperamento che il territorio, la nostra area industriale, ha affrontato e sta affrontando. E’ vero che permangono tante altre realtà floride che rappresentano un’eccellenza, ma non possiamo consentire una perdita del genere, quindi è compito della politica battersi affinché si continui a ospitare un’attività di questo tipo, con tutte le garanzie per i lavoratori.
D - Ogni nuovo sindaco di Tito eredita poi il problema dei siti da bonificare, quelli ex Daramic ed ex Liquichimica…
R - Dice bene quando parla di “eredità”. E’ una storia che si trascina da trent’anni. Attualmente siamo in attesa dei risultati di una serie di attività di campionamento che abbiamo fatto sul sito dell’ex Daramic, in virtù di un accordo sottoscritto a dicembre 2023 e che ci vede soggetto attuatore; a seguito dei risultati dei campionamenti, verrà riconvocato il tavolo con il Ministero e la Regione, proprio per iniziare a lavorare a un progetto di bonifica e nel frattempo capire se ci sono le condizioni per riattivare la barriera idraulica del sito dell’ex Daramic, e quindi dare avvio almeno alle prime attività di bonifica di quel sito. Nel frattempo, stanno proseguendo le attività di bonifica sul sito dell’ex Liquichimica, anche in virtù del nuovo accordo sottoscritto a dicembre 2024, per il quale il Ministero ha stanziato 12 milioni di euro e per cui la Regione è soggetto attuatore. È una situazione che è stata ferma per troppo tempo, ma forse posso dire che in seguito alle indagini della magistratura c’è stato un attivismo da parte degli enti coinvolti. Devo anche riconoscere che c’è ampia collaborazione e disponibilità da parte della Regione che. tramite il Dipartimento Ambiente. è molto attenta a questa problematica, che poi si è incrociata con il problema dell’acqua.
D - Per l’appunto.
R - Io ho dovuto emettere nei mesi scorsi delle ordinanze di divieto dell’utilizzo delle acque del torrente Tora nel comune di Tito, di tutte le acque di falda, proprio perché è stata registrata una fuoriuscita di trielina, in piezometri che sono stati posizionati al di fuori del perimetro SIN. Su questo ci sono delle attività in corso da parte di Acquedotto Lucano sulla rete fognaria di area SIN, perché si pensa ci possa essere stata una compromissione della stessa. Arpab si è resa disponibile anche a fare delle analisi al di fuori del perimetro SIN proprio per capire lo stato di fatto e se quelle ordinanze devono ancora rimanere in piedi o essere revocabili.
D - Cambiando argomento, vorrei farle una piccola provocazione. Nel Capoluogo si sente dire spesso che diverse famiglie hanno acquistato casa a Tito, perché costa di meno, trasformando però il paese in una sorta di “città dormitorio” per i pendolari potentini.
R - Non sono affatto d’accordo. La nostra è una città viva, con molti giovani, con un mondo dell’associazionismo molto attivo; anzi, penso che rispetto a tante altre realtà, la comunità che rappresento sia particolarmente dinamica, basta vedere le tante iniziative, le tante cose che mettiamo in campo.
D - Ma le risulta che molti potentini comprino casa a Tito?
R - È un fenomeno che forse sta scemando nell’ultimo periodo, perché in generale c’è stato l’abbassamento dei costi delle case. C’è stata forse una fase storica che ha privilegiato anche una realtà come Tito Scalo, che si trova più in prossimità del capoluogo di Regione. Però io voglio sperare che la gente prenda a casa a Tito perché a Tito si vive bene! (sorride)
D - Prima gli abbiamo consigliato un libro, ma se invece potesse prendere il Presidente della Regione sotto braccio, cosa gli direbbe, magari in dialetto titese?
R - Ah ah! “Daciteve ‘na svegliata!”.







