- Redazione
- Sabato, 26 Luglio 2025 07:34

di Walter De Stradis
Classe 1944, Domenico “Mimì” Chiorazzo ha aperto il suo ristorante in via Rosica nel lontano 1971, nel cuore vero e pulsante del centro storico di Potenza, quello dei vicoli e delle strade parallele, che si diramano come vene e arterie nella parte vecchia della città. Da sempre attento osservatore e commentatore della realtà cittadina, conosciuto e apprezzato per la sua saggezza, in oltre cinque decenni Mimì ha visto cambiare le dinamiche di Via Pretoria e dintorni, ma la sua “ricetta” per il rilancio di un Centro che ha scorto man mano languire nell’abbandono, è sempre quella: “piccole cose”.
d - Da quanti anni lavora nel Centro Storico?
r - Dal 1969. Facevo il caposervizio alla Taverna Oraziana, e più tardi in un altro locale in Via del Popolo. Nel 1971, ho aperto questo ristorante in Via Rosica. In realtà, la mia esperienza lavorativa partiva dal 1961, con la scuola alberghiera, poi ho fatto una decina d’anni all’estero, Germania, Francia, Danimarca, Svizzera, un po’ dappertutto insomma.
d - E’ stato facile, nel ‘71, aprire una realtà come questa nel centro storico? O magari sarebbe più facile oggi?
r - Beh, quello era il periodo del Boom. E anche qui da noi si poteva aprire con facilità, le banche ti davano un po’ di ascolto. Adesso invece le cose sono diventate complicate. Tanto complicate, che purtroppo le varie leggi nazionali a volte vengono stravolte dal sistema stesso. Oggi c’è la possibilità di fare somministrazione all’esterno anche non avendo il bagno all’interno del locale: questa famosa SCIA infatti non è altro che un documento per aggirare gli ostacoli delle concessioni edilizie.
d - Dagli anni 70 a oggi, come l’ha visto cambiare il centro storico?
r - Diciamo che è andata bene fino al 1990, poi man mano, invece di crescere, migliorare, trasformarsi, è andata in decrescenza.
d - In effetti, fa specie vedere quei filmati degli anni 70-80 con tutta quella gente in via Pretoria. Sembra una di quelle strade dei film americani...Oggi invece...
r - Dare a una città la possibilità di allargarsi, di avere altri quartieri, è un fatto positivo, ma questo non significa trascurare il cuore della città.
d - Perché il Centro è stato trascurato?
r - Perché c’è stato un disegno, non so se politico, se amministrativo (questo lo deve sapere chi gestisce), ma sta di fatto che hanno trovato la maniera di allontanare le persone. L’amministrazione dovrebbe essere pronta a dare qualche incentivo per spingere la gente a ritornare a lavorare nel centro storico.
d - Tanti esercizi commerciali hanno chiuso. Da cosa è dipeso?
r - E’ dipeso innanzitutto dai prezzi di locazione. E’ qui che l’amministrazione avrebbe dovuto pensare a qualche incentivo: far pagare meno spazzatura, non so, far sì che chi apre in centro storico non si senta discriminato rispetto agli altri. Perché qui, a differenza che in altre zone, mancano i parcheggi, e non si è attrezzati col trasporto pubblico, che praticamente non esiste. E’ vero, se io arrivo in piazza 18 Agosto e ho l’ascensore, non mi serve la macchina; ma deve esserci il trasporto pubblico funzionante! E invece non c’è controllo. Eppure basterebbe verificare l’arrivo dei bus alle singole fermate; non si è voluto arrivare a questo, ma è un fatto civile. Il “sistema verticale” di per sé è positivo, ma da noi non funziona; se si chiude alle 10 la sera, come vuole che il cittadino possa prendere la scala mobile da un’altra parte della città e venire verso il centro storico? Sulla Fondovalle, Santa Lucia, c’è un”capannone”, sempre vuoto. Io dico: fate un vero terminale, mettetelo a regime, cercate di trovare il sistema per far funzionare davvero le scale. Hanno speso tutti quei soldi....i famosi pannelli solari avrebbero dovuto metterli da subito, per dare energia a tutto il sistema delle scale potentine.
d - In questi 50 anni ha magari registrato anche un cambio di mentalità nei residenti del Centro?
r - Sì, un po’, tipo per la questione parcheggi: bisogna rassegnarsi al fatto che non si può avere il posto, numerato per giunta, sotto casa. Se non c’è per gli avventori, cioè quelli che dovrebbero portare economia.... La città è piccola, non ha spazi, quindi si sarebbe dovuto pensare, per esempio, all’Ariston che sta lì che piange: se ci facessero un parcheggio (entrata da via Mazzini e uscita da via 4 Novembre), potrebbe essere la svolta. Ma bisogna sedersi a tavolino e discuterne.
d - Come commercianti avete -negli anni- più volte incontrato l’amministrazione. E’ servito a qualcosa?
r - Gli incontri sono comunque un fatto positivo. C’è stato un lungo periodo in cui, insieme ad altri esercenti, mi sono interessato in prima persona per il Natale etc., però poi il Comune ha voluto fare tutto da sé e quindi tutto questo è saltato un po’ in aria.
d - Se il sindaco oggi venisse a mangiare qui, cosa gli direbbe?
r - “Vedete un po’ se potete sistemare la città”, perché in realtà a Potenza servono le piccole cose. Per esempio, di recente, è stato fatto un casino con la toponomastica; sono state “rovesciate” alcune strade (Vico Achille Rosica 1 era quello che scendeva di fianco al TAR verso la SEM. Adesso il Vico si trova su Largo Barbelli, e viene verso di qua). E’ stata fatta una gran confusione, quando invece bastava prendere l’elenco telefonico del 1970-80-90 e lì c’erano gli indirizzi, tutte le strade!
d - Quindi il problema è la toponomastica.
r - No, non è questo il problema, tanto le strade comunque sono lì. Ma è tutto il resto. Per esempio, in un Centro in cui non ci sono molte attrattive, quelle poche esistenti bisognerebbe valorizzarle. Prenda il Cinema Fiamma, che è lì da cinquant’anni. E’ una struttura privata, ho capito, ma perché non pulirlo, metterci due reti? Per non parlare di quelle due gallerie del Teatro Stabile, che sono sempre vuote, chiuse, praticamente cancellate. Non costa nulla aprire i cancelli la mattina alle nove e rinchiuderli alle nove la sera. Però, intanto, i cittadini potrebbero utilizzare quelle due gallerie, mettendoci -non so- dei quadri con le porte di Potenza. Così, se arriva lo straniero, o arriva il forestiero, comunque ha modo di vedere qualcosa...in più.
d - A proposito di stranieri, ultimamente se ne vedono, in città.
r - Sì, ci sono, ma è un turismo “di passaggio”. Siamo una “stazione di transito”, il che è comunque positivo. Vanno verso Matera e poi in Puglia, o il contrario. In ogni caso passano di qui. Ho notato per due anni l’arrivo di tanti inglesi, belgi, tedeschi, quest’anno è la volta degli austriaci. Ciò ti fa capire che qualcosa di utile si potrebbe fare. Perché il passaggio c’è. Non si può dire di no. È solo che poi trovano un centro storico tutto sottosopra: c’è un 30% di negozi che sono chiusi, che non si fittano per i prezzi altissimi. Ripeto: quella degli incentivi, è una scelta che deve fare l’amministrazione. Se vuol dare una mano al commercio...
d - Un altro problema del centro storico, che è emerso negli ultimi tempi, è quello della sicurezza. Ha fatto scalpore la recente rissa, con accoltellamento, avvenuta sotto i portici di Piazza Prefettura.
r - Chiedo scusa, ma su questo sono drastico. In un centro storico, come accade in via IV Novembre, non possono essere concentrate tutte quelle strutture di accoglienza per stranieri, che sono ammassati lì, in trenta-quaranta. Sia chiaro: io non ho nulla contro quei ragazzi, e so che non sono tutti uguali, ma in questo modo in Centro i problemi si amplificano (spazzatura lasciata sui marciapiedi etc.). Pertanto, sono del parere che quelle strutture andrebbero dislocate in altre zone, ove i locali vuoti non mancano. Ripeto, non voglio offendere nessuno. Anche l’accattonaggio che si vede su Via Pretoria non è un bello spettacolo. E’ una questione di immagine. Così come ci sono quelle povere donne che vendono i loro prodotti (perché è giusto che si guadagnino la giornata) in condizioni igieniche precarie (tipo sul pozzetto delle acque reflue): ma allora perché il Comune non fornisce loro un banchetto, una soluzione dignitosa? Un progresso è stato sicuramente fatto con i bagni pubblici, ma tutti quei bar automatici a mio avviso sono troppi per un Centro: di notte la gente potrebbe sostare lì e fare chissà cosa. E’ giusto che quei locali ci siano, ma è altrettanto giusto che vengano contingentati e controllati. Ma, ripeto, non vedo controlli.
d - Eppure si fa un gran parlare di “telecamere in Centro”.
r - Ma funzionano? Secondo me, e faccio una mia presunzione, non funzionano. Qui nei pressi abbiamo non una, bensì due telecamere: se avessero funzionato, avrebbero visto tutto quello che succedeva da due-tre anni a questa parte.







