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I dati ultimi dell’osservatorio sul precariato INPS certificano una volta di più che il Jobs Act ha rappresentato una bolla. Secondo quanto comunicato dall’INPS, infatti, “Nel periodo gennaio-marzo 2016 il numero complessivo delle assunzioni (attivate da datori di lavoro privati) sono risultate 1.188.000, con una riduzione di 176.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-12,9%).

Questo rallentamento ha coinvolto essenzialmente i contratti a tempo indeterminato: –162.000, pari a -33,4% sul primo trimestre 2015. Il calo è da ricondurre al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015 in corrispondenza dell’introduzione degli incentivi legati all’esonero contributivo triennale.”
Per la Basilicata i numeri comunicano la stessa situazione, seppur sotto la media nazionale, con una tendenza ad assorbire il decalage automatico degli incentivi, registrandosi un -15,2% nel periodo gennaio-marzo 2016 di trasformazioni. A conferma di ciò, sui contratti iniziati e quelli cessati nel corso del 2015, la curva di aumento delle assunzioni con contratti a tutele crescenti e delle trasformazioni ha evidenziato un picco molto forte nel mese di dicembre dello scorso anno. Infatti a fronte di una media di incrementi del 6,7% nei mesi gennaio-novembre, a dicembre il dato è pari al 24,9%. Lo stesso per la Basilicata: dal 6.7% al 25% di dicembre. Più del Jobs Act, hanno giocato un ruolo le decontribuzioni, che nel mese di dicembre hanno garantito il 100% dello sgravio sulle assunzioni.
Anche per quanto riguarda i nuovi rapporti di lavoro la situazione presenta alcuni punti contrastanti, infatti si registra in Basilicata un calo del -29,5% dei nuovi assunti a tempo indeterminato rispetto allo stesso periodo gennaio-marzo del 2015, -23,6% complessivamente (contratti a tempo determinato, indeterminato e apprendisti), a fronte di un calo percentuale delle cessazioni (da periodo a periodo) pari a -7,1% per i contratti a tempo indeterminato e -8,1% complessivo.
Insomma, come già sostenuto in precedenza, gli incentivi monetari per le imprese non si traducono in nuova occupazione stabile ma incidono piuttosto sulle trasformazioni. Il Jobs Act ha facilitato lo spostamento dell'occupazione verso settori a bassa tecnologia e bassa qualifica. Inoltre permane forte il rischio di contribuire al peggioramento della struttura industriale italiana, che dall’avvio della crisi conosce una profonda trasformazione e in molti casi una vera e propria destrutturazione e desertificazione nei settori strategici. Oltre la propaganda resta uno straordinario spreco di risorse per smantellare i diritti dei lavoratori e la qualità dello sviluppo del nostro Paese.