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Cari Contro-Lettori,
“Colombo, ti spenneremo”, recita una
vecchia canzone degli anni Settanta,
scritta e pubblicata da quelli di “Lotta
Continua” e ripresa di recente da un
particolare volume sulla "canzone politica"
(ne leggerete all’interno). All’epoca c’era
ben altro clima (nel bene e anche nel male),
e certo oggi certe “strofe” non sarebbero
immaginabili; ma è pur vero, del resto, che
oggi anche solo l’ipotesi di una scena dedita
alla “canzone politica”, nel panorama dei
Fedez e delle Elodie, sembra fantascienza.
A prescindere, tuttavia, dalle valutazioni
critiche, storiche, politiche e musicali che
ognuno può esercitare su brani come quello, è
innegabile che –a distanza di cinquant’annia
essere “spennati” siano stati soltanto i
lucani. E, d’altronde, non è un caso che, a
pagina 9 del nostro giornale, lo storico Lucio
Tufano riferisca che (già nell’Ottocento)
«all’infuori di qualche città, in Basilicata,
come si esprime il Lenormant, non si
trova carne da macello, ma si è condannati
perpetuamente a carne di pollo».
Polli da spannare, appunto.
La Basilicata. Ah, la Basilicata! Un paradiso
geologico stretto tra due mari, ricco di
petrolio, di acqua minerale, e soprattutto, di
inesauribile pazienza. Che alla mitica fonte
della giovinezza gli fa un baff o. La nostra è
una regione che vanta un primato mondiale:
è l’unica ad aver trasformato
l’abbondanza in un’eterna
promessa di povertà.
Abbiamo così tanti tavoli tecnici
che potremmo arredare l’intera
IKEA, con la diff erenza che sui
nostri non viene mai montato
nulla. La politica regionale,
ormai, è un reality show a basso
budget ove il colpo di scena è
l’assenza totale di colpi di scena.
Un sandwich al formaggio, senza formaggio.
E’ un giallo alla Agatha Christie in cui la
vittima, però, non viene pugnalata alle spalle
in biblioteca, ma in pubblica piazza.
Qui stiamo ancora discutendo l’Acqua (che
manca), il Gas, i Bonus, ma il nostro vero,
e più pregiato, prodotto d’esportazione
continua a essere il Cervello Lucano. I nostri
ragazzi sono talmente brillanti da capire che
la Basilicata è il luogo perfetto per chi vuole
fare carriera... altrove.
Aspettiamo tutti Godot? No, Bardot, scusate
la rima assurda, ma qui ci vuole qualcuno,
un giorno, che batta un pugno sul tavolo
(quello vero, non quello tecnico) e ricordi
a tutti che non siamo qui per amministrare
il declino con dignità, con aplomb anglo–
partenopeo, ma per governare una regione
potenzialmente ricca.
Se in Italia si va avanti a passo di gambero, in
Basilicata andiamo a passo di lumaca, ma, in
pieno stile “lucano”, se partecipassimo a una
gara mondiale della sfortuna, arriveremmo
secondi.
Buona lettura.
Walter De Stradis