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Già assessore comunale allo Sport al Comune di Potenza (con De Luca sindaco), nell’aprile scorso è stato eletto («non “nominato”», ci tiene a precisare), presidente del CONI Basilicata (che «è “un ente pubblico”», anche questo ci tiene a precisarlo). Il 53enne Giovanni Salvia, potentino di corso Garibaldi («non certo un “quartiere sportivo”») a proposito della politica, dice «non escludo il ritorno» un po’ alla Califano, ma per il momento è concentrato nella sua “mission” al Comitato Olimpico Nazionale della sua regione.

d - Come giustifica la sua esistenza?

r - Io penso sempre di perseguire ciò che sento dentro, nel bene e nel male, Perseguo sempre i miei valori, a prescindere, quindi mi viene riconosciuto che sono una persona perbene.
d - Quando e come nasce la sua passione per lo sport? C’è stato un personaggio, un momento particolare?
r - Nasce da ragazzo. Ho sempre fatto sport. Ho iniziato arti marziali e nuoto a 4/5 anni, poi ho fatto pallacanestro, atletica (sono stato anche campione regionale del salto triplo); poi sono tornato alla pallacanestro; ma ciò che mi ha forgiato davvero è stato l’arbitraggio calcistico. Sono tuttora nel settore tecnico nazionale dell’AIA, ho arbitrato per 20 anni. L’AIA mi ha dato tanto, perché -per quanto il mondo del pallone ne dica di ogni sugli arbitri- costoro hanno un livello di lealtà, di lavoro, di formazione, di competenza altissimi.

d - Non c’è un personaggio dello sport potentino a cui è particolarmente legato?

r - Sicuramente Donato Sabia. Ricordo ancora Los Angeles 1984 (il mio mito personale era Carl Lewis), perché l’amico di mia sorella faceva la finale delle Olimpiadi, arrivando quinto, tra l’altro. E poi quando l’ho conosciuto personalmente, le prime domande sono state proprio su quella esperienza.
d - Potenza ricorda in maniera adeguata i suoi personaggi sportivi?

r - Io credo di no. Ma è anche vero che Donato un po’ ha pagato la sua timidezza. In ogni caso, a Potenza c’è un po’ di memoria corta. Forse nei posti piccoli paradossalmente c’è più gelosia.
d - A un incontro col Presidente del Regione, Vito Bardi, lei ha dichiarato che intende dare voce a tutte le discipline, anche quelle “meno visibili” e avviare i tavoli tecnici per rafforzare la rete sportiva regionale. Com’è il rapporto con le istituzioni?

r - Devo dire ottimo. Mi aiuta il fatto di essere stato in politica. Avendo sempre avuto dei buoni rapporti con tutti (sono una persona leale), ho buoni contatti bipartisan. Per esempio, c’è in atto una proposta di legge da parte del Comitato Italiano Paralimpico -che è all’interno della Commissione regionale- e mi ha chiamato Piero Lacorazza; mi sono costruito un bel rapporto anche con lui. Questo per dire che per me lo sport DEVE essere trasversale. Dispiace che chi mi ha preceduto -o per motivi di stanchezza, per età o per interpretazione diversa- non abbia calcato su questo punto, perché secondo me c’è molta possibilità.

d - L’impiantistica sportiva, è un po IL tema. Quali sono le strutture che lei ritiene urgenti da realizzare o da ristrutturare?

r - Il problema è grave per mille motivi, ma lo semplifico. Gli enti hanno sempre meno forza, ormai già da decenni, e quindi la manutenzione ordinaria (che poi diventa straordinaria) spesso non viene eseguita, per cui anche le infrastrutture che abbiamo sono spesso inadeguate. Ovviamente le normative cambiano e anche gli sport si evolvono, per cui i campi di pallacanestro -per esempio- non sono più gli stessi di 15 anni fa; hanno bisogno di metratura, lunghezza e larghezza; questo ha fatto diventare vetuste tante palestre. A Potenza c’è solo il Palapergola ove giocare basket a un certo livello. Sappiamo, su un altro fronte, il problema di Lagonegro...siamo messi bene soltanto su Policoro, con il Palaercole e l’altro palazzetto, infatti abbiamo tanti grandi eventi. Le piste da sci, dal canto loro, hanno un problema di accatastamento della parte sciabile; abbiamo un problema sulla diga di Senise, dove potremmo avere una pista di canottaggio straordinaria, dove verrebbero le nazionali del nord (il delegato regionale che è un pugliese, Rizzo, mi ha dato la disponibilità), ma c’è anche lì un problema di accatastamento. Spesso nel passato questi accatastamenti venivano fatti senza completare l’iter procedurale burocratico; oggi quell’atto viene richiesto per poter prendere dei soldi e quindi tanti comuni hanno questo problema. Bisogna lavorarci. Come CONI Basilicata sto organizzando una proposta, insieme con i parlamentari lucani.

d - Quei pochi davvero “lucani”.

r - (Sorride). Giusta sottigliezza, la sua. Comunque, ho già avuto modo di sottolineare come il bando “Sport e Periferie” tagli fuori alcune regioni, inclusa la nostra. Quello è un bando che dà una “premialità”, per contrastare il tasso di criminalità, tasso di abbandono delle scuole. Noi questi dati così alti non ce l’abbiamo (e menomale). Quindi ci classifichiamo naturalmente dietro. E allora ho detto al ministro: perché non pensare a un nuovo bando (e questa sarà la proposta), una nuova legge, che preveda il finanziamento di impianti sportivi non più per “risanare” dalla criminalità etc., ma come argine di spopolamento e dare dunque premialità ai luoghi ove si perdono i giovani? Io immagino che la grande struttura o la media struttura, perché deve essere giustamente dimensionata, possa rivelarsi un argine, mettendo insieme le comunità e dando anche lavoro, perché lo sport può essere turismo, promozione territoriale e altro.
d - A proposito di strutture, le piace il decorso che sta prendendo la questione della piscina olimpionica a Potenza?

r - Lei sa che ho cercato un’interlocuzione con tutti i soggetti e ho siglato dei protocolli, che non devono però essere carta straccia. Mi manca quello con il Comune di Potenza, ma ho parlato col sindaco. Lui mi ha detto la sua visione e io gli ho detto che l’importante è che la piscina si faccia, poi dobbiamo essere bravi nella gestione, perché comunque ha dei costi. Basta che si faccia, anche se la mia idea personale è che la Cip Zoo poteva essere il top: è una zona comunque deturpata e se non vogliamo farci sport, allora facciamoci altro! Però c’è lì un problema burocratico (il bilancio regionale eccetera). Ripeto, se non va bene dove era stata pensata precedentemente, basta che si faccia. Io ci tengo che non vadano persi questi soldi (stesso discorso sull’ex palazzetto Coni). L’idea ultima del sindaco di recuperare il contenitore Macchia Giocoli? Io conosco quella zona: c’è anche tutta la particella del bosco eccetera, quindi recuperare più spazi -non solo la piscina- può essere un’idea; poi bisognerebbe averne una, di idea, anche su Lavangone -la vedo onestamente difficile- e un’altra sulla piscina attuale. Il sindaco mi ha proposto di recuperare un altro palazzetto; secondo me sarebbe intelligente, perché là abbiamo un’altezza incredibile, quindi con meno soldi potremmo recuperare uno spazio.

d - La legge regionale sullo sport: lei dice che è un po’ vecchiotta e che è il caso di rifarla.

r - È stato il mio cavallo di battaglia alle elezioni al CONI (ci tengo a precisare che la mia non è una “nomina”), perché per me i rapporti istituzionali sono fondamentali. La legge regionale va rimodernata perché sicuramente vetusta. La mia proposta di legge è condivisa con la mia Giunta e con il Consiglio, quindi con tutte le federazioni e gli enti di promozione. E’ sul tavolo del governatore Bardi, a cui ho chiesto un iter più veloce del solito.

d - Qual è la cosa più vetusta che bisogna rinnovare?

r - Nella legge erano nominate strutture non più esistenti e gli enti di promozione non erano valutati. Parliamo di norme vecchie di vent’anni e passa. Il Piano di promozione triennale dà dei contributi a chi fa attività sportiva, ma questa norma si applica sempre sulla base di vent’anni fa. In realtà era prevista una commissione che si sarebbe dovuta riunire, per quanto meno proporre delle novità, dei rinnovamenti, ma questa commissione prevedeva 80 persone! Questa è una delle riforme che ho chiesto: se c’è il Presidente del CONI, è inutile che ci siano tutte le federazioni; se ci sono i rappresentanti dell’ANCI, è inutile che ci siano tutti i sindaci. Poi abbiamo rilanciato sul fatto che c’è già l’ente pubblico CONI, che ha una scuola regionale di formazione sportiva; e allora utilizziamo quella!

d - Quindi la sua è una legge che “asciuga” un po’ di cose.

r - Asciuga, ma ci sono anche proposte, come una nuova legge sugli eventi sportivi (che non esiste). Dobbiamo tutti riconoscere che con lo sport c’è promozione del territorio e turismo, gli esempi sono Scanzano (con il nuoto) e tanti altri. Però io sono stanco -e l’ho detto ai presidenti di federazione- che ognuno di loro debba fare la corsa al politico, se ci riesce. Alla politica piace giocare “uno contro uno”, ma se giochi “uno contro uno”, crei dipendenza. Tu magari ci riesci e altri dieci no. Non va bene. Io ho detto che voglio fare quasi il rappresentante sindacale: dobbiamo essere uniti, basta battaglie personali.

d - Quindi bisogna dialogare con la politica, ma non dipendere dalla politica.

r - Proprio così, e se fossimo uniti -e lo saremo- saremmo molto più forti, con più voce in capitolo. Quindi occorre una legge che stabilisca che ci sarà un minimo di contributo per i grandi eventi, che ovviamente dovranno essere riconosciuti da una commissione, quindi con dei criteri oggettivi, non per amicizia.

d - Tito è “Comune Europeo dello Sport 2028”: non bisogna rifare gli errori di “Potenza Città Europea dello Sport”?

r - Guardi, quello è solo un titolo. E’ come se io le fornissi una cartella vuota e poi deve essere lei bravo a riempirla. Per quanto riguarda Potenza, io all’epoca ero in amministrazione e ci tenni ad avvisare l’allora sindaco che si era appena insediato (prima c’era stato De Luca, con cui ero assessore, e avevo parlato anche con lui). E’ un titolo, tra l’altro creato da un’associazione, che prevede un’iscrizione, ergo è a pagamento (fra iscrizione e un ulteriore versamento in caso di vittoria, qualche migliaio di euro in tutto). Poi viene dato il titolo, ma è tutto lì, non ci sono fondi. Qualcuno all’epoca pensò erroneamente che fosse paragonabile a quello di Matera Capitale della Cultura! E invece è un titolo che non prevede nulla, e -ripeto- non è meritorio, perché se fosse meritorio, onestamente, guardando alle strutture presenti, Potenza non avrebbe potuto ottenerlo, tantomeno Tito.

d - E allora come si ottiene quel tipo di titolo? (Risposte o repliche sono benaccette - ndr)

r - Non lo so. E’ strano. Ho sempre sconsigliato il sindaco Guarente, perché si tratta di una scatola vuota. Poi, se la vuoi usare come promozione e comunicazione... va bene riempirla, però non è un titolo meritorio. Se lo fosse, oggi non saremmo qui a parlare di Lavangone etc. Non ho parlato con l’amministrazione di Tito, altrimenti li avrei sconsigliati. Però riconosco che può essere anche una scelta: cioè uno può pensare “io lo pago, però poi me ne servo, soprattutto da un punto di vista comunicativo, utilizzando dei fondi miei o intercettando dei fondi, facendo dei grandi eventi”. Diversamente sono soldi buttati.

d - Fra cent’anni scoprono una targa a suo nome su al CONI, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?
r - “Ha dato il massimo, rispetto a ciò che credeva, per lo Sport”.