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di Walter De Stradis

 

 

 

 

Compirà sessantatre anni fra pochi giorni il neo sindaco di Lauria, il senatore Gianni Pittella. Tuttavia una percepibile forma fisica (è dimagritissimo, e il cappottino gli scende in perfetta perpendicolare) sembra abbuonargli qualche annata: sicuramente l’ex eurodeputato di lungo corso è galvanizzato dalla nuova esperienza (che sembra anche offrire una certa garanzia sul prolungamento dell’attività politica a fronte delle endemiche “incertezze” sul fronte parlamentare).

>> Per la precisione si segnala che l'intervista a pranzo si è consumata nella giornata di lunedì scorso, giorni prima che il nome dello stesso Pittella iniziasse a circolare, anche sulla stampa, come papabile candidato segretario al congresso Pd.<<

d: Oggi, dopo molte e variegate “esistenze” in politica, si ritrova sindaco del suo paese di origine. Ho sentito qualcuno addirittura dire “ma chi gliel’ha fatto fare…”

r: Qualche volta me lo sono chiesto pure io! (sorride) Tuttavia su un eventuale impulso egoistico ha prevalso il senso del dovere, proprio perché –come diceva lei- ho avuto tante “esistenze”, che si traducono in esperienze, competenze, relazioni trasparenti, che sarebbe stato ingiusto non investire per la mia comunità alla quale mi lega un forte sentimento. Comunità che, come le altre nel mondo, è attualmente impegnata nella “ricostruzione” post-covid.

d: Ma perché si è reso proprio necessario un suo “ritorno”? Cosa era mancato al lavoro del suo predecessore?

r: Lui ha fatto molto bene a Lauria, ma si era nella fase dell’emergenza. Ora, come dicevo, c’è da ricostruire, e cioè dover intercettare al meglio le opportunità offerte dal Pnnr…Il che non toglie nulla all’ottimo lavoro svolto da Lamboglia, che è un uomo intelligente, un grande dirigente politico, un uomo di squadra che sa di poter essere utile alla comunità da un’altra postazione. Guardi, la mia è una fase di “traghettamento” in un momento storico particolare, e che spero porterà fra cinque anni a una nuova classe dirigente e a una nuova guida...perchè, insomma, io dovrò pure terminare… (sorride)

d: Non dico che finora si sia rigirato i pollici, ma sa bene che da oggi troverà la gente fuori dalla porta di casa o dell’ufficio, le persone la fermeranno per strada, coi loro problemi concreti e urgenti…

r: … ed è una sfida bellissima. Già in passato cercavo di tornare (per quanto possibile), ma sono stato pur sempre 19 anni a Bruxelles, mentre oggi sono qui per gran parte della settimana. Esco di casa e al Comue ci vado a piedi – e intanto incontro persone- lascio l’ufficio, vado in piazza del Popolo o in Largo Plebiscito –e incontro persone- poi vado nelle contrade e raccolgo problemi, emozioni, sorrisi.

d: Incontra pure qualcuno che le dice “Ancora Pittella!!???”.

r: Mah, a me non lo ha detto nessuno, ma qualcuno lo ha fatto capire durante la campagna elettorale e con il voto. Ma è normale, è fisiologico che ci sia del dissenso dopo tanti anni di questo cognome, anzi, è quasi miracoloso il fatto che dopo cinquant’anni noi si sia ancora alla guida! Il mio è stato un atto di generosità, non è che ci guadagno qualcosa, anzi, sul piano della qualità della vita ci rimetto. Ma la mia “esistenza” la reputo di gran lunga migliore adesso.

d: A proposito di guadagni, lei adesso è senatore e sindaco.

r: L’ho già detto in campagna elettorale, ho rinunciato ufficialmente al compenso da sindaco. Da me la gente si aspetta molto, e io sto dando il massimo, ai limiti dell’impossibile (in pochi giorni ho incontrato Telecom, Enel, Anas, Ente Parco del Pollino, il Presidente della Regione, l’assessore Merra, il direttore del San Carlo, quello dell’Asp…).

d: A livello regionale, cosa può rappresentare la sua vittoria, così come quella di altri esponenti del centrosinistra?

r: Che in Basilicata il centrosinistra torna a essere competitivo. E questo anche in seguito alla debolezza di una certa amministrazione regionale. Il mio non è un giudizio sulle persone, sono un estimatore a livello umano e personale di Bardi, ma devo constatare un’inconsistenza dell’amministrazione regionale, anche sbilanciata e squilibrata, a vantaggio di alcune aree e a svantaggio di altre, come quella Sud.

d: Magari non vuole parlare dei singoli, ma come giudica l’atteggiamento politico di chi, per ben due volte, annuncia le dimissioni da assessore e poi sta sempre lì? Che segnale è da parte della politica regionale?

r: Intanto mi sa di pressapochismo e anche di scarso rispetto verso le istituzioni, che meritano un atteggiamento sacrale, anzi sacro: le dimissioni si mandano al Presidente della Regione (che può anche invitare l’assessore a rimanere al suo posto), non alla stampa.

d: Lei sa bene che molti imputano la sconfitta elettorale del centrosinistra (alle ultime regionali) alle vicende che hanno riguardato il Presidente uscente, e cioè suo fratello Marcello. E’ una lettura realistica secondo lei?

r: Beh, certamente, la DIVISIONE del centrosinistra, e anche il clamore su una vicenda giudiziaria (che è in corso, e sulla quale sarebbe scorretto da parte mia spendere anche solo una parola, punto) hanno in qualche modo indebolito, nella percezione pubblica, il BUONO che c’era stato in quel governo. E che oggi viene un po’ rivalutato e del quale c’è nostalgia in qualche modo.

d: Sì, ma al di là dell’impatto mediatico di una vicenda giudiziaria, non ha nulla da “rimproverare” al governo regionale di centrosinistra degli ultimi anni? Qual è stato l’errore più grande?

r: Intanto la TENUTA del centrosinistra. Guardi, io ritengo che Marcello abbia amministrato bene e lo leggo dai commenti più espliciti che raccolgo oggi. Ma andava fatto anche un governo “politico” del centrosinistra e ciò non è dipeso da Marcello. Invece di essere strutturato e rafforzato da un’esperienza di governo, il centrosinistra si è andato sfilacciando fino a presentarsi in una condizione assolutamente inadeguata alle elezioni.

d: Oggi Restaino chiede di stoppare il congresso e c’è chi parla di un partito da “rifondare”.

r: Innanzitutto credo che sarebbe folle pensare di rinviare sine die un congresso dopo anni di commissariamento. Credo che candidature e programmi non debbano poi essere “nominalistici”, in quanto occorre capire quale debba essere il ruolo del Pd in Basilicata. Detto questo, per il momento sono concentrato su Lauria e non mi interesso di politica pura.

d: La pratica in cima alla sua scrivania di sindaco?

r: Senza nulla togliere alle altre urgenze, direi due cose: la prima è dotare la mia città di una struttura per teatro, conferenze e cultura; la seconda è l’ampliamento dell’area cimiteriale di Lauria superiore, ove c’è una preoccupante carenza di loculi (se non proprio pensare alla realizzazione di una nuova area).

d: Diceva che ha incontrato Bardi. L’ha chiamato lei?

r: No, mi ha chiamato lui –uno dei primi- per farmi gli auguri, e poi l’ho chiamato io per un incontro, nel quale abbiamo parlato soprattutto di Lauria. Io gli ho detto “Presidè, ci sono della partite aperte con la Regione”, che riguardano viabilità, ambiente e trasporti. Ne ho parlato con la squisita e disponibile Merra: di qui a un anno forse riusciamo a cantierare sedici milioni di euro (!) contro il dissesto idro-geologico.  

d: Se però Bardi potesse prenderlo sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Di cambiare la giunta! (sorride) Qualcuno forse lo può tenere (ho parlato con la Merra che è molto brava). Magari se li conosco tocca ricredermi, ma negli altri assessori sinceramente non mi sembra di percepire una grande… beh, vediamo cosa succede nelle prossime settimane.

d: Facciamo il gioco dei nomi. Bardi. r: Gentiluomo.

d: Speranza.

r: Intelligente.

d: Il sindaco di Potenza, Guarente.

r: L’ho incontrato ieri ad Aliano e mi sembra una brava persona.

d: Quello di Matera?

r: Non lo conosco.

d: Cifarelli.

r: Effervescente e affidabile.

d: Si sente però la mancanza di Luongo, eh?

r:Avrebbe potuto fare il segretario NAZIONALE del Pd. Con lui si è persa la tessitura e la lungimiranza, lui vedeva a dieci anni di distanza. Non poteva fare l’amministratore, diceva sempre “Non mettetemi in qualche giunta, sennò finisco in galera, sono un disastro!”, ma in politica era il numero uno, un campione assoluto.

d: Un suo maestro (a parte i legami familiari) qual è stato?

r:Ce ne sono molti. Enzo Mattina è stato un maestro di europeismo, e poi Giorgio Napolitano: in questo stesso locale ci sono le foto di quando venne mio ospite a Lauria per fare una conferenza. La pignoleria e il rigore morale di Napolitano arrivavano alle virgole! Le virgole! Se gli mandavi una mail con una virgola sbagliata subito ti convocava nel suo ufficio.

d: Come reagisce quando sui giornali legge cose del tipo “I Cicala sono i nuovi fratelli Pittella”?

r:E’ una visione frettolosa e superficiale. Poi, basta con questa storia dei fratelli e delle sorelle!!! Io e Marcello molto spesso la vediamo diversamente. Ma perché due persone nella stessa famiglia non possono fare politica? Se la gente li vota perché vietarlo? Non parliamo mica di un’associazione, di due persone che si rinchiudono in una stanza e decidono le sorti di qualcosa! Non è mai stato così!

d: Lui lo chiamavano “Il Gladiatore”…

r:Ecco, siamo diversi anche in questo.

d: Lei ha una qualche predilezione cinematografica?

r:No, che le devo dire, sul cinema non sono bravo. Ma io sono persona di grande saggezza ed equilibrio.

d: E anche modesto.

r:Mi riconosco quelle doti, ma non altre, e poi non sono un “Gladiatore”, non lo so fare. Difficilmente ho litigato con qualcuno in vita mia.

d: Cos fa, allora, aspetta sul fiume che passi il cadavere?

r:No! Cerco di trovare punti di intesa ed equilibrio, laddove ci sono le condizioni.

d: Fra cent’anni al Comune scoprono una targa a lei intitolata, cosa le piacerebbe fosse scritto?

r:Cent’anni? (Ride) Sarei molto felice se, non solo sulla targa, ma soprattutto nel cuore dei cittadini ci fosse un senso di apprezzamento, storico, del ruolo e del contributo dato a una comunità che merita tantissimo e che io amo profondamente.