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di Walter De Stradis

 

 

 

Capelli corvini folti, occhiali e barba scura, il giovane sindaco di Muro Lucano, Giovanni Setaro (37 anni), avrebbe voluto utilizzare –ci racconta- “I shot the Sheriff” (nella versione di Eric Clapton) come sigla della sua campagna elettorale di tre anni fa (conclusasi col 71 % delle preferenze e la vittoria), ma quelli del suo partito (Fratelli d’Italia) dissero che l’allusione, seppur ironica, era, appunto, un po’ troppo “allusiva” (leggendo capirete perché).

Sul suo sito scrive che sogna di fare l’astronauta, ma sa bene che i tempi che corrono impongono di parlare di cose piuttosto “terrestri”.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Vengo da una famiglia che ha sempre avuto a che fare con la politica (zio sindaco, zia consigliera, addirittura qualche parente onorevole), e qualche amico già da ragazzino mi diceva: un giorno tu farai il sindaco. Dal canto mio sono un professionista e un piccolo imprenditore, ma a un certo punto mi è stato chiesto di mettere in campo quelle che erano già le mie idee, a favore di una Muro Lucano più innovativa. Vede, il paese ha una storia importantissima, ma viene da anni bui di amministrazione, per questo noi abbiamo lavorato su una proposta giovane e fresca per farlo risorgere, e la comunità ha risposto bene al nostro programma.

d: Uno dei suoi predecessori era da tutti conosciuto come “Lo sceriffo”: lei ha già un soprannome? Ha delle preferenze?

r: (Ride). Credo che sia ancora troppo presto. E’ vero che abbiamo fatto già un passo “pericoloso” (nel senso che abbiamo preso in mano un comune in dissesto e in un momento delicatissimo, al quale si è aggiunta anche la Pandemia), ma per i soprannomi c’è ancora tempo.

d: La Pandemia, appunto: qual è stato il suo momento più difficile, come sindaco e come uomo?

r: E’ stato quando ho realizzato in pieno cosa stesse accadendo: mi recai in Municipio, come sempre, e mi accorsi del silenzio e della natura che stava riguadagnando terreno, coi colombi etc. Contestualmente mi accorsi dell’importanza di comunicare, ma delle difficoltà insite nel processo: laddove non si aveva il digitale, noi non riuscivamo ad arrivare alle persone. Pensi che ogni sera, nel rientrare, mi fermavo davanti alla porta di una vecchietta chiusa in casa, e dall’esterno le comunicavo le novità. Lei rispondeva laconica: “Peggio della guerra… peggio della guerra”. Questa cosa mi ha segnato, anche perché quella donna non riusciva a capire bene cosa stesse succedendo.

d: In questa serie di interviste coi sindaci lucani c’è stato un po’ un “tormentone”, circa le difficoltà di interlocuzione con la Regione e con Bardi in primis, specie nel momento più difficile della Pandemia. Alcuni sindaci, sostanzialmente, si sono sentiti lasciati un po’ a loro stessi. Lei come se l’è passata?

r: Diciamocelo: un governo comunale di centrodestra che –dopo anni e anni- va a sostituire uno di centrosinistra, incontra sicuramente delle difficoltà di assestamento, anche nei rapporti con gli uffici (senza contare lo svuotamento degli enti pubblici dovuto a quota 100). Immagino che per Bardi e per la Regione sia la stessa cosa. C’è un “restart” in cui gli uffici vanno temporaneamente in tilt, e l’ex Generale, che viene da un mondo militare, ha dovuto ri-adeguare il suo modus operandi, anche nei confronti degli stessi sindaci: non le nego che a volte il rapporto era quasi “gerarchico”, e non dovrebbe essere così. Le cose però man mano sono cambiate moltissimo, anche se in effetti nel corso della Pandemia c’è stato un caos totale, che ha visto una forte interazione fra noi sindaci, intenti a rapportarci con le direttive regionali e nazionali. Tuttavia una “colpa” specifica non la si può dare a nessuno, anche noi alle volte siamo stati confusionari nelle comunicazioni, ma era tutto dettato dall’incertezza della situazione. Oggi siamo passati da una fase di “emergenza” a una fase di “urgenza”, e occorre che la Regione si renda conto che il “modello” è cambiato.

d: Cosa le ha insegnato questa esperienza?

r: Una cosa fondamentale: che le aree interne sono la nostra vera, grande, risorsa. Tutto ciò che ci hanno lasciato i nostri genitori o i nostri nonni è il vero tesoro: nei momenti di difficoltà la soluzione a volte era rappresentata dall’orto del vicino, o dalla casa libera, utile al rientro in sicurezza.

d: A proposito di aree interne, c’è molta attesa per l’arrivo dei fondi europei. e di conseguenza delle linee programmatiche che si darà la Regione.

r: Per ciò che mi è dato sapere, a seguito di colloqui informali con consiglieri e assessori regionali, credo si stia iniziando a fare una buona programmazione. Ho però una grande preoccupazione: i soldi del Recovery Plan saranno tantissimi, e il problema –come sempre- sarà la gestione. Noi enti locali, così come la Regione, siamo rimasti senza operatori. La domanda dunque è: chi, e come, li gestirà? E’ necessario che la Regione si svegli e crei una cabina di regia o comunque delle strutture tecniche sub regionali che possano dare una mano ai comuni a investire questi fondi. In caso contrario ci ritroveremo a non poter fare tutto ciò che è “straordinario”, perché già l’ordinario non lo riusciamo a fare.

d: Come stabilire una linea fra progetti concreti e libro dei sogni? Per esempio, cosa c’è da fare qui a Muro e nelle zone limitrofe?

Ecco, questo forse è un errore che la Regione sta continuando a fare, ovvero il non coinvolgimento dei sindaci nel processo di gestione e spesa di questi fondi. Ogni singolo primo cittadino sa di cosa ha bisogno la sua area, quindi è inutile pensare a “macro progetti” che poi finiscono in distribuzioni a pioggia dei soldi. Ogni territorio ha bisogno di una progettualità sua, ed ecco che torna il discorso delle strutture sub regionali dedicate a ogni area della Basilicata, a supporto dei sindaci.

d: A Muro Lucano ad esempio c’è quel po’ po’ di ospedale, anche se funzionante solo in minima parte.

r: Infatti è l’emblema di uno sperpero regionale: la struttura più bella della Basilicata nord occidentale, che però funziona al 10 %. Oltretutto ogni anno la Regione ci spende bei soldi per la manutenzione. La Pandemia oggi ci ha insegnato che bisogna ridistribuire la sanità sui territori, sulle aree interne appunto: eppure nel Marmo Platano siamo in circa ventimila cittadini, che ogni volta che c’è un’emergenza devono farsi un’ora di macchina facendosi il segno della croce.

d: Ritiene ci sia una non-volontà politica?

r: Proprio così. Forse è una storia che parte da lontano. Si è costruito, ma come sa, in Basilicata va avanti solo ciò che è rappresentato in Regione o a Roma. Muro Lucano non mai ha avuto una degna rappresentanza politica in Regione…

d: Alcuni consiglieri ci sono stati, uno di questi anche più volte sindaco…

r: Un paio, sì, ma è la prova che al territorio non si è mai guardato, altrimenti almeno una risposta l’avremmo avuta, sull’ospedale, sulla diga (che non è più funzionante, pur essendo una delle meraviglie del Mezzogiorno d’Italia), sulla Nerico-Muro Lucano (che io e il mio assessore siamo invece riusciti a riaprire nel giro di pochi mesi, dopo quarant’anni).

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Che è arrivato il momento di abbandonare l’idea del “Generale”, e di scendere un più sui territori, incontrare sindaci e associazioni, per discutere delle “sciocchezze” che servono. Pensare per esempio a una programmazione seria su strade e viabilità: proprio questa mattina, un cittadino che viene dal Belgio, si è lamentato con me della tenuta della strada, seppur provinciale, che ogni anno trova sempre peggio. Possibile una cosa del genere nel 2021?

d: Bardi ha detto che vi verrà a trovare tutti. Lei dove lo porterà?

r: Lo porterò sulla Gola delle Ripe, un antico sentiero di epoca longobarda costruito nella roccia.

d: Faccio una battuta: non è che lo vuole buttare di sotto?

r: (Risate) No, ci mancherebbe altro! E’ un luogo importante, che rappresenta il passaggio tra il medioevo e l’epoca industriale. Il messaggio è questo: noi eravamo tutto questo, abbiamo plasmato la natura con le nostre mani e con pochi strumenti, ma oggi che ci siamo evoluti, ancora non riusciamo a garantire il minimo indispensabile alle nostre comunità!?

d: La settimana scorsa a Potenza si è inaugurata la Piazza dei Comuni. Piaciuta l’idea?

r: Un’idea eccellente quella dell’amministrazione potentina: finalmente le nostre aree hanno visto una sorta di apertura, di riconoscimento, con Potenza a rappresentarci tutti.

d: Il film che la rappresenta?

r: “La vita è bella” di Benigni.

d: Il Libro?

r: L’ho letto ultimamente, s’intitola “M” e racconta della vita politica di Mussolini.

d: E’ un ammiratore di Mussolini?

r: No, assolutamente. Tuttavia sono affascinato da quel tipo di figura politica forte, cha sia di destra o di sinistra, capace di comprendere le necessità del popolo e trasformarle in azione. Ciò che manca oggi in Italia. E non ha nulla a che vedere col Fascismo.

d: La canzone?

r: “Rocket Man” di Elton John.

d: Mettiamo che tra cent’anni scoprano una targa a suo nome al Comune di Muro Lucano: cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: Quel che dicevo poc’anzi: vorrei essere ricordato come colui che ha saputo dare una visione, lasciando un’eredità, pulita, di crescita.