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di Antonella Sabia

 

Se ne parla da anni, ma solo nei prossimi giorni diventerà realtà. Il protocollo d’intesa per l’istituzione di un corso di laurea in Medicina in Basilicata, fra Regione Basilicata, Unibas, Ministero dell’Università e della Ricerca e Ministero della Salute sarà firmato il 5 agosto a Roma. Questo progetto, presentato lunedì in una conferenza stampa, prenderà il via nell’anno accademico 2021-2022 con una dotazione iniziale di 60 posti. Si tratta di una occasione fondamentale di crescita per la nostra regione, che da sempre è schiava della fuga dei cervelli, e della migrazione universitaria verso regioni del Centro-Nord. Non solo, istituire una Facoltà di Medicina significa anche investire nella Ricerca e la possibilità di raggiungere sempre più eccellenze nei due poli ospedali regionali più grandi (San Carlo e Madonna delle Grazie) e nell’IIRCS Crob di Rionero.

L’ACCORDO - La Regione Basilicata assicurerà un finanziamento di 3 milioni per il primo anno e di 4 milioni all’anno per gli anni successivi per il periodo di vigenza e ad integrazione del Piano dodicennale Regione/Università 2012–2024, somme che si aggiungono ai 10 milioni di euro all’anno già stanziati nell’ambito di questo Piano. “Al finanziamento della regione - spiega ancora una nota regionale - si aggiungono quelli che saranno assicurati per l’avvio dell’iniziativa dal Ministero dell’Università e della Ricerca (2 milioni di euro all’anno per il triennio 2021/2023) e del Ministero della Salute (3 milioni di euro all’anno per il triennio 2021/2023)”.

Santino Bonsera è Presidente del Circolo culturale Silvio Spaventa Filippi e del Premio letterario Basilicata, autore di numerose pubblicazioni.

D: Prof Bonsera, cosa rappresenta questa istituzione per la nostra Basilicata?

R: Indubbiamente per la Basilicata tutta è un’opportunità, una facoltà come dire “inevitabile”, eravamo l’unica regione priva di questa struttura. Sono stato contento quando sono venuto a conoscenza della decisione di istituire la facoltà, non sono rimaste solo chiacchiere. Ho solo un timore, le cose buone in Basilicata qualche volta non sono state indirizzate verso il miglioramento della realtà, non sempre i momenti propizi sono stati sfruttati dal punto di vista culturale, civile ed economico. Molto dipenderà anche da noi, dalla capacità di esercitare la sorveglianza e la pressione, se il popolo batte soltanto le mani potrebbe accadere di lasciare la cosa nelle mani di chi ha lo scopo di tirare verso i propri interessi come successo spesso in passato.

D: Questa attenzione sulla facoltà di Medicina, potrebbe oscurare quanto di buono è stato fatto in passato nell’Ateneo?

R: Tocca un tasto molto delicato, non vorrei che avere qui la facoltà di medicina significhi trascurare poi altre cose. Al tempo stesso è un fatto molto importante perché penso ai nostri giovani, che noi stessi abbiamo mandato in esilio, costretti ad andare fuori regione per trovare quelle condizioni che potessero soddisfare le proprie aspirazioni. Questa facoltà non è fatta solo per soddisfare il bisogno di ascesa sociale, economica e anche politica, ma deve essere un’opportunità per i giovani di esercitare nella propria terra, la loro intelligenza e le loro capacità di soddisfare se stessi e anche le esigenze della terra a cui appartengono. Bisogna stare molto attenti, noi abbiamo delle amarissime esperienze, molti si sono intrufolati nelle strutture delicate della cultura e non hanno poi soddisfatto le esigenze di innalzamento del sapere, operando esclusivamente per soddisfare le proprie esigenze di affermazione.

D: La città di Potenza può vantare una tradizione medica accademica?

R: Non esiste questa tradizione, nei documenti antichi si parla di Salerno, Napoli. C’erano delle scuole di Giurisprudenza a Potenza e in alcuni paesi, ma nell’ambito della medicina no. Bisogna tenere presente che nel Mezzogiorno da Federico II in poi, non è stato possibile istituire Università, l’unica doveva essere quella di Napoli, perché voleva concentrare ma anche controllare gli intellettuali. Infatti solo nel 1924 sorse l’università di Bari, ma tanti intellettuali meridionali a quel tempo furono contrari, temevano che scemasse anche la qualità degli studi.