blasipranzo.jpg

 

Con quella riccioluta testa rossa di capelli, Angela Blasi, consigliera comunale d’opposizione a Potenza (Insieme per Bianca), nonché già presidente della Commissione regionale Pari Opportunità (in prorogatio), sembra essere una che “prende fuoco” per molte delle questioni cittadine (e non solo), ma si esprime in tono misurato e conciso.

D: Come giustifica la sua esistenza?

R: Per il volere divino e per il volere dei miei genitori. Sono molto credente (mi definiscono “catto-comunista”) e cerco di essere anche coerente con gli insegnamenti di chi mi ha messa al mondo.

D: Lei è stata a lungo Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità, e attualmente è in regime di prorogatio

R: … si è stato un approdo derivante dal mio impegno nel sociale e dall’esperienza avuta ai tempi dell’Università.

D: Ecco, ricorda la prima volta che è scattata la scintilla? La prima volta che si è indignata?

R: Lo ricordo benissimo. Fu sempre all’Università, in due occasioni diverse. Nella prima, un professore diede dell’ “oca” a una mia collega; nella seconda, io stessa fui rimandata a casa a seguito di un esame, semplicemente perché avevo fatto notare al professore che la sua domanda era mal posta. Il fatto è che uno studente aveva fatto la stessa osservazione, ma a lui però non era certo toccata la stessa sorte.

D: … e oggi cos’è che la fa saltare sulla sedia?

R: La superficialità con cui alcuni affrontano le tematiche di genere, ovvero la non consapevolezza che le politiche di genere, o comunque l’impegno delle donne, siano una arricchimento per tutti. C’è poi la convinzione che magari alcuni temi possano essere meno “importanti” di altri.

D: Si riferisce alle questioni attinenti alla terminologia, alle parole corrette da usare nei confronti dei ruoli e delle cariche ricoperte dalle donne?

R: Beh, quello è un tema che sta alla base (e tra l’altro basta attenersi all’Italiano), ma mi fa molto “sorridere” la “sorpresa” con la quale alcuni uomini apprendono dai giornali le notizie circa il divario lavorativo fra uomini e donne (incredibile che ancora non se ne rendano conto!)… e poi sì, alcuni mi denigrano per il mio attaccamento ai termini giusti, ma un mio professore diceva che le cose esistono quando si dà loro un nome.

D: In occasione dell’insediamento della nuova giunta comunale di Potenza, lei emanò un comunicato stampa di compiacimento per la presenza di ben quattro donne. Al di là di questo dato, a distanza ormai di diversi mesi, ritiene che alla novità della forma si sia abbinata una novità di contenuti?

R: Sì, perché già il confronto uomini-donne è esso stesso portatore di cambiamento.

D: Io le chiedo però un parere politico.

Sì, parliamo di tutta la giunta, ovviamente. Sono contenta che lo sport sia nuovamente nelle mani di una donna (ricordo Valera D’Errico che mi raccontava di come alcuni uomini “rosicassero” perché era una donna a doversi relazionare con il Potenza Calcio!), allo stesso modo ritengo che alcune cose in effetti siano state fatte in merito alle dinamiche di genere…

D:..quindi, tutto liscio…

R: Anche no, non tutto è stato fatto al meglio. Questa giunta sembra badare un po’ troppo al consenso, dimenticandosi del bene comune.

D: Mi fa un esempio concreto?

R: Il terzo turno dei vigili urbani, che doveva garantire sicurezza, ma che finora ha garantito solo multe (giuste, per carità, ma se si ha a disposizione un sistema di telecamere e di dissuasori si può evitare che le macchine si parcheggino praticamente sopra il Tempietto di San Gerardo!). Il sindaco dice una cosa e la Comandante ne dice un’altra. Se parli con i vigili ti danno ancora un altro parere, e con i sindacati è lo stesso. E poi ci sono le recenti spese natalizie. Mi riferisco ai soldi per Capodanno e a quelli per la promozione territoriale e mi domando quanta programmazione e progettualità ci sia stata dietro quelle scelte.

D: Innanzitutto volete capire quanti soldi sono stati spesi in tutto.

R: Sì, e se hanno interessato altre parti della città, ma ritengo solo il centro storico. E poi, anche se è presto per dirlo con certezza, ho l’impressione che il Capodanno Rai si stia rivelando un evento estemporaneo: è sotto gli occhi di tutti che il Centro in questi giorni si è già nuovamente svuotato e quindi mi chiedo cosa resterà di tutto ciò che è stato messo in piedi. E poi, tornando alla sua domanda sulla giunta, ovviamente c’è tutta una serie di scelte politiche che per orientamento personale non condivido.

D: Come la separazione delle deleghe Turismo-Cultura?

R: Questa è una cosa che non riesco a capire. Ne ho anche chiesto il motivo a Guarente, ma non ho ottenuto risposta. E’ una cosa incomprensibile, anche dal punto di vista pratico, degli uffici, e a Natale abbiamo visto che c’era una certa confusione anche fra i due assessorati. Ma ci sono altre scelte di questa amministrazione che non condivido, come il tornare indietro su alcune questioni, quali quelle relative al “carico e scarico” in Centro, che erano state attivate su richiesta di alcuni operatori. E poi, gravissimo, non si è risolta la faccenda dell’accompagnamento dei ragazzi con handicap a scuola. Si potevano fare delle variazioni di bilancio e prevedere questi soldi, ma così non è stato. Però al compenso del capo di gabinetto si è pensato, così come si è voluto un ufficio di comunicazione in aggiunta all’ufficio stampa.

D: Lei è imprenditrice, attiva anche nel centro storico. Da operatrice, quali sono le maggiori criticità del “salotto buono” della città?

R: Ecco, proprio questa è una definizione in cui si incorre spesso, ma che a me personalmente non piace. Così come quella di “centro commerciale all’aperto”. Il centro storico è il centro storico, punto. Quanto ai problemi, c‘è principalmente una questione di accessi, alla base della quale c’è innanzitutto un mal funzionamento del servizio di trasporto pubblico urbano e lo scarso utilizzo, da parte dei cittadini, delle scale mobili. E poi, ritengo ci sia una sorta di “guerra silente” fra residenti e commercianti.

D: In che senso?

R: Parlo di questioni sulle quali il Comune non riesce a trovare la quadra: parcheggi, sicuramente, e poi la polemica sugli orari dei locali notturni. Il centro storico in ogni caso dovrebbe essere reso più vivibile, incentivando –per dirne una- una maggior frequenza delle famiglie; e per fare questo bisognerebbe innanzitutto pensare a dei luoghi per i bambini, e a delle occasioni per attrarre i più giovani.

D: Lasciamo il Centro e passiamo alla questione nuovo stadio, o meglio, al progetto della “Lions Arena”, come la definisce Caiata.

R: Innanzitutto, non mi è piaciuta la metodologia di questo annuncio “bomba”. E mi sono chiesta perché ora. E, soprattutto, se le complicate questioni “tecniche” che vi sono alla base di tutta la faccenda sono state affrontate e risolte. A me sembra che questa operazione sia servita solo a dividere ulteriormente la città, e non da un punto di vista “politico”, perché persone dello stesso “colore” la pensano diversamente in merito. Per questo dico che bisognerebbe prima far chiarezza sul piano tecnico, ovvero su ciò che si può realisticamente fare e su ciò che non si può fare, e poi dirlo alla città. Mi auguro di no, perché Caiata mi sembra attaccato alla squadra, ma alcuni già sospettano che il suo sia un modo di mettere le mani avanti e anticipare un’uscita di scena. C’è da dire, inoltre, cha Caiata è contemporaneamente presidente della società, segretario di partito e parlamentare, e anche se lui si è definito solo “proponente” della cosa, mi chiedo se un altro nella sua posizione non sarebbe stato invece “massacrato”.

D: Quindi lei è del partito “pro parco” nella ex Cip Zoo?

R: C'è una proposta di cui tenere conto, ma anche di questa idea va verificata la fattibilità, perché quella –come accennavo- è una zona tutta particolare: è a bilancio regionale, è sotto osservazione per la presenza di un distributore di metano (lo abbiamo appreso da poco), e quindi c’è una serie di dinamiche che non può essere risolta d’emblée. Inoltre, vorrei finalmente sentire la Regione su questa faccenda, visto che la ex Cip Zoo è sul bilancio loro. E poi, mi sia consentito dire che io ho studiato a Salerno e vivevo praticamente sopra il vecchio stadio di calcio e ho visto in che condizioni versava: mi dispiacerebbe moltissimo se il Viviani facesse la stessa fine. E’ il cuore della città. Senza contare che l’idea di Caiata prevede un polo commerciale, e mi domando se nel tanto decantato “piano finanziario” siano stati fatti degli studi di settore ovvero sull’utenza potentina. Il rischio da evitare, in pratica, è che questo polo commerciale possa diventare un altro motivo di spopolamento del centro storico e di tutto il resto della città. Si è pensato, insomma, ai commercianti che “resistono” a Potenza?

D: Se potesse prendere sotto braccio Bardi, cosa gli direbbe?

R: Di fare qualcosa. Cambiamento non ne ho visto, ma nemmeno movimento.

D: L’opinione pubblica si è divisa sulle nomine non lucane alla Regione: c’è chi dice che Bardi ha fatto bene in un’ottica di discontinuità, e chi invece ritiene sia stato uno schiaffo morale ai professionisti lucani.

R: Chi ricopre un ruolo pubblico tende a organizzarsi come meglio crede e a circondarsi di persone di cui ha fiducia, ma forse in questo caso si è un po’ esagerato, perché così viene da pensare che Bardi non riponga uguale fiducia nei Lucani che lo hanno votato.

D: A Guarente cosa direbbe?

Lo conosco bene. Gli direi di essere meno “leghista”.

D: In cuor suo lo è davvero?

R: No, non lo è, lo fa. Perciò dico questo. Gli direi anche di ricordarsi delle prerogative che aveva quando era consigliere comunale, di confrontarsi di più con tutti, e poi, sì, anche di circondarsi delle persone giuste. Mario può fare molto di più.

D: Il libro che la rappresenta?

R: “Cime tempestose” di Emily Brontë e “Che la festa cominci” di Ammaniti.

D: Il film?

R: “La sottile linea rossa” e “Fiori d’acciaio”.

D: La canzone?

R: “Capelli” di Nicolò Fabi, un pezzo che parla di chi è controcorrente. E poi aggiungerei “Se ti tagliassero a pezzetti”di De Andrè.

D: Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

R: Non saprei, vorrei che scrivessero qualcosa quelli che mi hanno conosciuto.