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Quarantadue anni, di professione agente di commercio, già consigliere comunale e poi assessore, dal giugno scorso Marco Zipparri è sindaco di Marscovetere (Pz), comune che comprende le zone decentrate di Barricelle e Villa D’Agri. Specie quest’ultima, in anni recenti, è stata protagonista di una vistosa espansione economica e commerciale. Merito dei “benefici” dell’indotto petrolio? Il sindaco sembra volersi mantenere, anche nelle more del rinnovo degli accordi ai quali sta “lavorando” la Regione, in una posizione attendista. Ma qualche timore, come vedremo, c’è eccome.

D: Come giustifica la sua esistenza?

R: Cercando di rendermi utile alla mia comunità. Non mi definisco un politico, ma un amministratore.

D: Lei è di area Pd.

R:Beh, sì, sono un uomo democratico senza vergogna.

D: Perché c’è bisogno di specificare?

R:Perché il partito ha subìto una crisi e ha perso più di qualcosa. Ma come tutti, tra l’altro. Penso infatti si debba mollare i social e tornare alle sezioni di partito.

D: Entriamo nel vivo delle questioni. Leggo dal sito “Eniday” dell’Eni. «Per capire esattamente l’impatto del Cova bisogna però scendere a Villa d’Agri, le vecchie campagne di Marsicovetere, poi bonificate. Negli anni ‘80 questa piccola frazione contava nemmeno mille abitanti, oggi siamo arrivati a 6-7mila anime cresciute intorno al boom di case, i negozi, l’ospedale, le attività commerciali, il cinema teatro Eden e l’emporio Max Cina (i cinesi non mancano mai nei luoghi di espansione), le banche e i locali con le insegne fluorescenti». Ovviamente, il sottinteso di chi scrive è che tutto ciò è merito del petrolio.

R:Intanto, non è tutto giusto quello che ha letto: non è vero che negli anni Ottanta a Villa D’Agri c’erano “nemmeno mille abitanti”, ma molti di più. In tutto il comune eravamo sui tremila. Poi, tengo a precisare che insieme a Eni è presente anche la Shell: i pochi profitti che il municipio percepisce dalle compagnie sono il 60% dall’una e il 40% dall’altra. Detto questo, sì è vero, Villa D’Agri ha vissuto uno sviluppo notevole, ma –e mi assumo la responsabilità di ciò che dico- il vero volano è la presenza, dal 1979, dell’ospedale civile. È ANCHE vero che quelle compagnie hanno generato a loro volta un’economia dinamica, indiretta a quella delle estrazioni. Registriamo la presenza di circa 500 attività commerciali, di 820 partite iva iscritte allo sportello attività produttive, di sei istituti bancari, dei vigili del fuoco: ma la fortuna di Villa D’Agri è nella sua posizione geografica (è facilmente raggiungibile dai centri limitrofi) e io dico ANCHE nel petrolio. E sottolineo ANCHE.

D: Continuo a leggere dal sito Eni: «“La nostra frutta e verdura piace. Abbiamo iniziato con un piccolo negozio e poi ci siamo ingranditi, aprendo Peppe Market e dando lavoro a dieci persone…”, racconta orgogliosa Maria. “Abbiamo visto questo territorio crescere giorno per giorno grazie al distretto petrolifero, e noi con loro.”».

Molto si è discusso sui rischi di contaminazione dei prodotti Val D’Agri: questa dell’Eni è una fotografia realistica?

R:Sì, conosco personalmente le persone citate. Per quanto sia vero che l’Eni sfrutta il mio territorio del 1998, e che ci siano stati degli incidenti al vaglio degli organi competenti, la Val d’Agri non è una “terra dei fuochi”. Voglio essere molto chiaro su questo. Qualche settimana fa un produttore di miele di Villa D’Agri, a Castel San Pietro Terme, ha avuto un importante riconoscimento (“le gocce d’oro”): palese testimonianza che l’aria dove vengono allevate le api non è totalmente inquinata. Chiaro è che, al tempo del famoso sversamento, il “brand” Val ‘D’Agri subì un’inflessione; d’altro canto, è dei giorni scorsi la notizia che Coldiretti ha chiuso un accordo con Eni per la sponsorizzazione di “Io sono Lucano”, che porterà sulle tavole prodotti a chilometro zero.

D: Ma non potrebbe rivelarsi un autogol sponsorizzare prodotti tipici col marchio del petrolio?

R:Questo deve chiederlo a Coldiretti, non a me, che faccio il sindaco. Però ritengo comunque sia stata fatta una cattiva informazione su quel che avviene in Val D’Agri, che è terra di miele, di vino, di prosciutto, di canestrato, di tartufo: un ricco paniere di prodotti tipici che -non nascondiamocelo- in genere è anche oggetto di richiamo turistico.

D: Quanto riceve in royalties il suo Comune?

R:Il nostro territorio è attraversato dagli oleodotti, ma abbiamo un solo pozzo produttivo, entrato da poco in esercizio, e pertanto percepiamo royalties solo dal 2017. Arrivano dunque nelle casse del Comune circa 600mila euro. Oltretutto, le due chiusure del Cova hanno ridotto gli introiti inizialmente previsti, ma poiché il pozzo in questione si è rivelato fra i più produttivi, le royalties in ingresso saliranno di alcune centinaia di migliaia di euro.

D: Come sono state spese finora?

R:Quei soldi finora sono serviti per contrarre un mutuo per la realizzazione di un polo scolastico. Il nostro è un comune in crescita, il trend demografico è del 17% e servono nuove strutture.

D: Ma com’è percepito il petrolio dai suoi compaesani? E’ possibile pensare a una Marsicovetere SENZA petrolio?

R:DOBBIAMO immaginare una Marsicovetere che va OLTRE il petrolio, anche perché noi siamo nel cuore della Val D’Agri, e dobbiamo lavorare nell’ottica di un “brand”: agricoltura biologica e nuove start-up.

D: “Oltre” vuol dire “anche”.

R:Guardi, il petrolio c’è. Non mi sento di puntare il dito contro chi ha siglato quegli accordi nel ’98. Certo, oggi siamo tutti più conoscitori della materia, e il mio territorio, da prettamente agricolo che era, ha subìto –no, meglio- ha INVESTITO in un processo di industrializzazione “oil & gas”.

D: Quindi c’è contentezza per il petrolio?

R:Guardi, io non sono né contento né scontento, sono insoddisfatto perché a pochi chilometri dal mio paese c’è uno dei più grandi giacimenti su terraferma d’Europa, e da qui a qualche tempo entrerà in produzione un secondo centro oli. Io sono preoccupato per la salute dei miei cittadini, e mi batterò per l’Ospedale di Villa D’Agri. Sottolineo che è l’unico ospedale d’Italia in cui insistono due piani d’emergenza, per piattaforme a rischio di incidenti rilevanti, normato dalla Seveso III. Pertanto ritengo che il Ministero e la Regione dovranno fare qualcosa in più, anche oltre le norme, per potenziare quell’ospedale, magari istallando una camera iperbarica (in Basilicata non ce ne sono e se uno si ustiona deve adare fuori) e insistendo sull’emergenza-urgenza.

D: Che voto dà al Governatore Bardi in merito alla gestione delle trattative con le compagnie?

R:Più che un voto gli stiamo dando il tempo di affrontare le questioni. Dopotutto si sono insediati da poco. Tuttavia, il tempo stringe e la Regione DEVE – e sottolineo DEVE- sentire i territori. Il tre dicembre ci sarà un incontro che va in questa direzione.

D: Alcuni suoi colleghi hanno lamentato scarso dialogo col Presidente e anche una sua certa “distanza”. Lei cosa dice?

R:Se c’è una cosa che ho capito nei miei anni di esperienza è che non bisogna esprimere giudizi generici o accusare. Io non giudico. Ripeto: loro sono in Regione da poco, ma quantomeno mi sento di dire che gli assessori sono tutti persone del territorio. Cosa che magari in precedenza non c’era.

D: Sì, ma ci sono state comunque polemiche sugli incarichi “non lucani” del governatore.

R:Ecco, questo potrebbe essere un limite.

D: Ma se potesse prendere sotto braccio Bardi cosa gli direbbe?

R:Di porre maggiore attenzione alla Val D’Agri, perché merita di più.

D: Ho visto che lei sostiene il progetto del sindaco di Viggiano, Cicala, di collegare la Fondovalle dell’Agri all’A2 Autostrada del Mediterraneo.

R:E’ uno dei progetti più ambiziosi di cui ho sentito parlare negli ultimi anni e il sindaco Cicala è riuscito a concretizzare questa proposta. Le infrastrutture lucane sono rimaste ferme a cinquant’anni fa. Lavoreremo anche qui a un brand, ovvero a un’uscita “Val D’Agri” che in breve tempo ci farà affacciare al Vallo Di Diano e alla costa tirrenica.

D: Già, ma i soldi...?

R:Beh, io credo che il Ministero delle Infrastrutture potrebbe finanziarlo con circa 250 milioni di euro. Dati alla mano, l’indotto energetico della Val D’Agri risponde nella misura del 15% al fabbisogno energetico nazionale…

D: …e quindi che caccino i soldi.

R:…potrebbe stipularsi un protocollo d’intesa Regione-Ministero-Multinazionali.

D: C’è una cosa, un rischio, che le fa particolarmente paura in merito al suo territorio?

R:Non le nascondo che il terremoto dell’80 e, prima ancora quello del 1857, purtroppo ci consegnano un territorio a elevato rischio sismico e non possiamo sottovalutare che siamo residenti di una zona appenninica. Con la presenza di oleodotti su terraferma e di impianti di quella portata, chiedo a me stesso quale potrebbe essere il rischio. Mi auguro che un’emergenza di tal fatta non ci sia mai, ma direi che è quella la mia preoccupazione più grande.

D: La canzone che la rappresenta?

R: “A mano a mano” di Rino Gaetano. Trovo che ci sia un po’ di “lucanità” in quelle parole: è un inno alla grinta.

D: Il film?

R: “Nuovo Cinema Paradiso”: mi fa venire in mente –ahimè- che qualche anno fa a Villa D’Agri ha chiuso l’unico cinema di paese, un luogo di ritrovo e di scambio culturale.

D: Il libro?

R: “Corsa alla terra” di De Castro: credo infatti che un ritorno alla terra –come facevano i nostri avi- sia una cosa auspicabile.

D: Fra cent’anni scoprono una targa a suo nome nella piazza di Villa D’Agri…

R:Non faccio gli scongiuri perché siamo a tavola e ho una formazione cattolica…

D: … ma cosa vorrebbe ci fosse scritto?

R:Nessuna frase in particolare. Spero e credo che qualcuno possa dire che mi sono impegnato per la comunità.