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Cari Contro-Lettori,

annoiato da impazzire sul divano, l’altra sera facevo zapping alla tv, quando mi sono imbattuto nella faccia seriosa di Federica Sciarelli che annunciava una nuova puntata dalla Basilicata.

Pochi minuti dopo, dietro i capelli biondo platino della giornalista, compariva un primo piano, piuttosto grande, di un uomo fra i sessanta e i settanta, stempiato, fronte alta, capelli e baffi grigi, giacca e cravatta.

«Sessantotto anni, generale della guardia di finanza in pensione, marcato accento napoletano –illustrava la Sciarelli- l’ultima volta era stato visto dalle parti di Viale Verrastro a Potenza, mentre scambiava effusioni con alcuni che sembravano dirigenti Eni. Alcuni fra i passanti che ci hanno telefonato, riferiscono di aver captato poche parole dalla riservata conversazione, ovvero: “Noi guardiamo al futuro della nostra terra e negli accordi che dovranno essere presi bisognerà tenere in primo piano e tutelare la salute e l’ambiente per i lucani”. E ancora: “Sulle compensazioni riteniamo di dover chiedere, a distanza di vent’anni, più di ciò che è stato dato finora, che non può soddisfare un popolo che attende ormai da molti anni risultati in termini di lavoro e sviluppo. Abbiamo una risorsa, il petrolio, non possiamo far finta che non ci sia. Dobbiamo fare in modo che questa risorsa venga utilizzata per il bene dei lucani”».

«Tuttavia -proseguiva la conduttrice- i telespettatori che hanno chiamato non si dicono sicuri che si trattasse proprio di lui, considerato che quelle stesse cose in Basilicata avrebbe potuto dirle qualsiasi uomo sui sessanta-settanta, e anche sui cinquanta e così via. C’è chi, per questo motivo, è arrivato a sostenere che in realtà si trattasse di un certo Pittella, o di un certo De Filippo». «Anche le parole dei dirigenti Eni, per come ci sono riferite, appaiono più che altro una supercazzola –spiegava una Sciarelli insolitamente sarcastica- frasi del tipo “…integrare le attività di estrazione con una serie di iniziative basate sulla diversificazione economica, sull’economia circolare e sulla lotta al cambiamento climatico”».

«Sta di fatto –concludeva la giornalista dando il via libera alle altre telefonate- che i Lucani chiamano per avere notizie del nostro uomo, per sapere insomma che fine ha fatto, lui con tutti i suoi collaboratori, dal momento che c’è chi arriva a domandarsi se esistano veramente».

A quel punto, ho strizzato gli occhi e mi sono accorto che, complice la stanchezza e una ricca mangiata che mi aveva appesantito, forse mi ero sognato tutto.

Un incubo a occhi aperti? I Lucani che ne pensano?

Via alle telefonate da casa.

Walter De Stradis