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di Walter De Stradis

 

E’ sicuro che la gente abbia capito già di che pasta sono fatti i nuovi amministratori di centrodestra del governo regionale, soprattutto a causa dei loro silenzi. Roberto Cifarelli, 56enne, esponente materano del Pd, è stato assessore alle attività produttive. Ora è (anche lui) dall’altra parte della “barricata”.

D: Come giustifica la sua esistenza?

R: Non è colpa mia se sono nato (ride). Tra l’altro sono il nono dei figli che i miei genitori hanno messo al mondo. Diciamo che prima ancora che nella politica (cioè nel volontariato, nell’associazionismo sportivo), mi sono sempre impegnato per gli altri.

D: Da assessore che era, si ritrova oggi nei banchi dell’opposizione. Mi risponda sinceramente: l’aveva preso seriamente in considerazione?

R: A marzo sapevamo che c’erano ampie possibilità di perdere.

D: Però oggi voi del Pd avete il “peccato originale” dell’aver amministrato: il che rende ogni vostro intervento facilmente contestabile dalla maggioranza, al grido di “Zitti voi, che avete combinato questo e quello”.

R: No, perché noi siamo un partito di governo, anche quando siamo all’opposizione. I nostri non sono mai interventi strumentali, ma posizioni ben chiare, basate proprio sull’esperienza maturata in Regione. La storiella del “zitti voi” a un certo punto finisce: sono passati più di sei mesi, e questa giunta non ha fatto UN provvedimento degno di essere ricordato.

D: Va dato atto che forse è troppo presto?

R: No, perché i canonici “cento giorni” sono passati da un pezzo. D’altronde, le dichiarazioni programmatiche all’insediamento di Bardi erano già molto deboli, senza nulla di concreto. Persino se andassimo a spulciare quelle di Boccia del 1990, scopriremmo che erano invece piene di contenuti.

D: Quando questa estate voi contestavate le nomine “campane e calabresi” al San Carlo, l’assessore Leone disse a noi di Controsenso: «Cifarelli si preoccupi piuttosto dei direttori generali, che sono frutto di una nomina politicamente illegittima, operata da LORO».

R: Ha detto una cazzata. Si documentasse. Le nomine sono state fatte seguendo le procedure nazionali e quelle regionali. Il fatto che anche quelle fossero nomine di non Lucani dipende dal fatto che sarebbe stato piuttosto difficile per noi discostarci dalla graduatoria, così come stabilita dalla Commissione che ha valutato i curricula. Non ci era consentito in un momento storico in cui (a gennaio) eravamo già sotto elezioni. Ripeto: Bardi o i suoi si documentassero, prima di parlare.

D: Ma Bardi è proprio uno che parla poco, per la verità. Chi lo difende, sostiene che lo stesso Bardi ha pescato i suoi collaboratori fuori regione perché non si fida di ciò che ha trovato.

Tutti i funzionari, dirigenti e direttori della Regione che ho conosciuto –e con i quali mi sono ben trovato- lavorano per chi governa, non hanno colore politico. Non sono in malafede. Evidentemente Bardi è diffidente, ma è un problema suo.

D: Non è anche un discorso di amicizie, come qualcuno lamenta?

Ci sta anche. Ci sta che uno possa considerare delle amicizie particolari, per carità. Non è di per sé un problema. E’ un problema che questo diventi la regola.

D: C’è poi la faccenda dei sottosegretari.

E’ fatta in un’ottica di mera “compensazione” fra chi è scontento e chi no. Quello stesso ruolo di rappresentanza lo possono svolgere assessori o consiglieri. E, anche se non sono previsti compensi, si tratta comunque di una spesa inutile, fra viaggi e utilizzo delle strutture. Non c’è assolutamente bisogno di aggiungere "posti a tavola".

D: Come giudica invece il nuovo corso del sito d’informazione istituzionale della Regione?                                      

E’ una brutta pagina per la trasparenza, la democrazia e anche l’informazione in Basilicata. Filippo Bubbico aveva ideato “Basilicatanet” come uno strumento a disposizione di tutti i cittadini organizzati: associazioni, sindacati, partiti, singoli consiglieri, singoli esponenti politici. Con l’arrivo di Bardi e poi di Calenda era diventato inizialmente una sorta di “velina” della Giunta, poi oggi l’hanno leggermente modificato, ma la sostanza non cambia: di fatto ci sono poche notizie e altre le devi andare a cercare nei “meandri” del sito. Non è più quello strumento consultato da più di 10mila lucani al giorno, ma così com’è perderà sempre più importanza.

D: Alcuni suoi colleghi mi hanno riferito che è difficile avere un incontro con Bardi. Inoltre, considerato il recente intervento del Difensore Civico sull’accesso agli atti, sembra esserci un problema più generale per voi consiglieri.

Bardi io non l’ho mai cercato, l’ho incontrato solo nelle occasioni istituzionali dei consigli regionali, cioè, QUANDO lui è stato presente (non sempre). Anche io ho ricevuto lamentele di quel genere, circa la sua scarsa presenza in Regione, intesa come sede e come territorio. Evidentemente non ha ancora finito di riorganizzare la sua vita, spero la faccia presto nell’interesse dei Lucani. In consiglio regionale, lui non ha mai praticamente preso parola fino a oggi (7 ottobre – ndr).

D: Possibile?

Non interviene mai, anche quando sollecitato.

D: …e quindi vi risponde Gianni Rosa e dice che le trattative con Total “sono riservate”.

Un’altra pagina che va chiarita. Non stanno trattando cose personali, ma il futuro, i prossimi vent’anni, di questa Regione. L’affermazione di Rosa è molto grave. Noi l’abbiamo detto come provocazione, un po’ forzata, citando Savoini e il rapporto con l’ex ministro dell’Interno nelle vicende degli alberghi di Mosca… Lo stesso Rosa, da quando è diventato assessore, ha completamente cambiato faccia. Quando era all’opposizione, la faceva in maniera durissima, oggi si limita a portare avanti il lavoro fatto da Pietrantuono e lo spaccia come nuovo e innovativo.

D: C’è chi teme, come Miko Somma sullo scorso numero, che dietro questa “riservatezza” possa nascondersi la volontà/necessità di mettere i Lucani di fronte a un qualche fatto compiuto.

R: E’ preoccupante perché nelle linee programmatiche di Bardi il capitolo petrolio è trattato in due righe e mezzo di una pagina. Si tratta di buoni propositi che può dire chiunque. E poi, un conto è la trattativa del 1998, un altro è quella del 2006, ma a distanza di vent’anni è cambiato molto “il clima”, nel Mondo e in Basilicata (vedasi il quorum lucano del Referendum del 2016). I cittadini Lucani, oltre alla solita faccenda royalties, hanno bisogno anche di conoscere QUANDO si uscirà dal fossile in Basilicata.

D: Ma è realistico chiedere a una compagnia petrolifera una cosa del genere? Ovvero l’avvio verso un futuro senza petrolio?

R: Total, Eni, Shell, si stanno GIA’ chiedendo anche loro cosa fare quando il petrolio finirà, perché è evidente che la tendenza nel mondo è ormai quella. E’ quindi SI PUO’ chiedere. Anzi, a un certo punto si può decidere anche di smetterla, non è mica detto che le concessioni vanno rinnovate sempre e comunque.

D: Lei quindi sarebbe già per lo stop alle estrazioni?

R: No, io sono per stabilire una data.

D: Bardi cioè deve chiedere una “deadline”?

R: Esatto. Una “deadline” che sarà anche utile a programmare l’affrancamento del bilancio regionale dalle royalties.

D: Lei ha detto che Bardi non lo cerca, ma se potesse prenderlo confidenzialmente sotto un braccio, cosa gli direbbe?

R: Mah, mi sembra un moderato, uno che ascolta, e quindi gli direi: «Non farti tirare troppo la giacca da chi fa solo i suoi interessi politici. Guarda piuttosto agli interessi della Basilicata!». Mi riferisco alla Lega e alla forzatura istituzionale di portare il referendum sulla legge elettorale in consiglio regionale. Insomma, non si discute di petrolio, non si discute di sanità, ma siamo stati costretti a discutere di referendum, che non era certo una priorità dei Lucani. La sua è come il Milan di Giampaolo: una squadra con poche idee e ben confuse.

D: Un errore che invece ha fatto lei, da assessore alle politiche di sviluppo.

R: Forse l’aver ascoltato troppo (sindacati, organizzazioni datoriali). Qualche volta avrei dovuto decidere un po’ più di testa mia.

D: Il film che la rappresenta?

R: Il film che mi piace di più è “Abramo Lincoln”.

D: Il libro?

R: Mi è piaciuto molto l’ultimo testo di Marco Carciotto, sul marketing politico .

D: La canzone?

R: “Hotel California” degli Eagles, è legata ad alcune cose personali.

D: Cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

R: «Ve l’avevo detto che non mi sentivo molto bene». (ride)

D: La domanda che non le ho fatto?

R: Se seguirò Renzi o se rimarrò nel Pd.

D: Dunque?

R: Per me non ci sono mai stati dubbi, sono ancorato al Pd e ritengo che siano ancora valide le ragioni per cui è nato. E’ chiaro però che bisogna ricostruire: ci sono giovani amministratori che hanno le carte in regola per aprire una nuova fase. Il centrodestra potrà pure durare cinque anni, ma i cittadini hanno già capito…