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Sessantatrè anni, pizzetto bianco e temperamento sanguigno, Canio “Nino” D’Andrea, ex sindacalista e dipendente regionale, è la “voce” dei consumatori lucani, in qualità di presidente regionale proprio dell’ADOC (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori).

D: Da quanto tempo è presidente dell’ADOC?

R: Da molto tempo ormai, essendo trascorsi circa venti anni.

D: Quando è nata l’ADOC in Basilicata?

R: Da poco prima del 2000, precisamente nel 1998. Sono circa vent’anni che operiamo con costanza sul territorio.

D: In che modo influisce il petrolio rispetto alle problematiche dei consumatori lucani?

R: Direi di lasciar perdere il discorso benzina poiché spesso, quando viaggio, mi accorgo che si ha a che fare con una vera e propria bufala giornalistica. In alcuni casi ci si può trovare di fronte a chi vende il gasolio a un euro e sessanta, dunque è chiaro che il cliente non va certo lì a fare rifornimento, mentre altri distributori appartenenti alle grandi catene praticano dei prezzi nettamente inferiori rispetto alla regione Campania. Mi sono interessato particolarmente alla questione dei prezzi del carburante, tanto è vero che in passato ci sono stati diversi incontri sul tema e proprio Potenza –sui beni di consumo in generale- veniva considerata come la realtà più cara del Mezzogiorno, mentre oggi stiamo assistendo ad una vera e propria inversione di tendenza: e poi c’è la questione collegamenti: quaranta chilometri di Basentana in salita comportano il 5% di “ricarico” sul venditore.

D: Lei dunque non ritiene che, in virtù della presenza in regione delle estrazioni petrolifere, i cittadini dovrebbero pagare meno per il rifornimento?

R: Direi proprio di no, anzi sostengo l’esatto opposto e le spiego subito il perché. Io ero contrario anche alla card carburante, anche perché più “ricariche” dai al cittadino e lui più consuma benzina, producendo un danno considerevole all’ambiente. Se proprio si vogliono concedere degli incentivi ai consumatori, è utile ripensare ad un’altra forma. In Basilicata, in fondo, le strade sono poche, i paesi sono altrettanto pochi e mal collegati, dunque a cosa servono questi soldi per il carburante? Per andare dove?

D: Se potesse sedersi al tavolo della concertazione con le grandi compagnie insieme a Bardi, lei cosa chiederebbe?

R: Senza dubbio chiederei alle compagnie di fare degli investimenti un po’ più assennati, che certo non hanno a che vedere con la carta carburanti, bensì con la cosiddetta “economia verde”. La situazione delle nostre campagne è vergognosa, con cumuli di spazzatura ai bordi delle strade che dovrebbero essere rimossi da squadre operative impegnate nella custodia e nella salvaguardia del nostro territorio.

D: …Le squadre di forestali, dunque, secondo lei non sono sufficienti?

R: Non saprei, io non ne vedo molti in giro, al di là delle situazioni estemporanee. Le centocinquanta giornate, per gente che non è abituata a lavorare tutti i giorni con assiduità e regolarità, non sono sufficienti a risolvere il problema.

L’ambiente va tutelato nel modo corretto. Quando si passa sotto Pisticci ad esempio, nonostante i tanti investimenti di Tecnoparco, bisogna tapparsi il naso. Va certamente sensibilizzato il cittadino, ma queste sono campagne che si possono fare tramite le royalties, anziché spendere quelle somme per fare e rifare i marciapiedi cento volte. Io ho fatto per circa venti anni il sindacalista UIL nei comuni e “quel comune” (Viggiano –ndr) ad esempio, ha a disposizione delle risorse spropositate rispetto alle effettive esigenze della comunità e forse non sanno nemmeno spenderle. Il festival dell’Arpa, la Madonna che sale e che scende … sono cose positive, tuttavia deve rimanere anche qualcosa nelle tasche delle persone. Anche perché il marmo “marino” dei marciapiedi, dopo due anni in montagna, va ripristinato e si spendono soldi!

D: E le compagnie? A leggere gli ultimi resoconti sulle richieste fatte dalla Regione, sembra che da un certo orecchio non ci sentano.

R: Noi ci siamo confrontati più volte con l’Eni come ADOC e, quando sono intervenuto segnalando la perdita nel loro oleodotto di un quantitativo spropositato di petrolio, mi sono chiesto, allo stesso tempo, quale serietà le stesse compagnie mettono in campo. Se a Viaggiano si estraggono un tot di barili, e alla raffineria di Taranto ne manca una quantità esorbitante, o c’è una grande falla nel processo estrattivo, o c’è qualcuno che il petrolio se lo frega. Una compagnia mondiale come l’Eni non può certo far finta di niente e in una regione piccola come questa non può passare tutto inosservato, suicidi –veri o presunti- compresi. Non si può stare tutti zitti, solo perché col petrolio ci si lavora!

D: E quindi se potesse prendere Bardi sotto braccio e parlargli in via confidenziale, cosa gli direbbe?

R: Certamente di dirottare parte delle risorse derivati dal petrolio in lavori che tengono conto delle reali necessità del territorio, poi di investire nelle infrastrutture. Potenza, che è il Capoluogo, ha le strade in queste condizioni, ma se si mette il naso fuori, come a Pignola o verso Pierfaone, la situazione è ancora più tragica. A noi servono principalmente le linee ferroviarie. Un treno che, per raggiungere Salerno, ci mette un’ora e mezzo e ci costa tre milioni di euro l’anno è un’assurdità. Investiamo nelle infrastrutture, sia nelle stazioni sia sulla linea ferroviaria, ma senza fare gli errori del post-terremoto.

D: Lei è stato sindacalista per molto tempo e ha lavorato a lungo anche in Regione. Cosa ne pensa, dunque, delle nomine da parte del Governatore Bardi di un entourage composto da diversi non lucani? Qual è la sua posizione a riguardo?

R: Credo che le qualità e le competenze delle risorse vadano misurate sul campo. Come lei ben sa, la Regione nel corso degli ultimi anni non è stata in grado di spendere al meglio i fondi europei, anche perché chi ha gestito questo settore non era un dipendente regionale, bensì un esterno. Io non faccio certo differenza, tuttavia sostengo che chi indossa la “maglietta” della Regione si sente più legato al raggiungimento dei suoi obiettivi, a differenza di chi oggi svolge quel compito e domani potrebbe non farlo più. I fondi europei che, negli anni scorsi, erano considerati un po’ come la punta d’eccellenza della spesa regionale, oggi invece non vengono spesi. Bisogna intervenire per dirottare questi fondi in politiche d’investimento serie. E poi, “accentrare” tutto nel primo piano del palazzo della Giunta, e allestire un macro-dipartimento della Presidenza troppo zeppo di elementi, be’, non mi sembra la cosa migliore da fare, anche perché in tal modo gli assessori –eletti dai cittadini- finiscono per essere limitati e umiliati rispetto alla loro naturale attività. I bene informati mi parlano di deleghe date agli assessori solo “a parole”, mi viene da pensare alla questione petrolio…che nei fatti è competenza di Bardi.

D: …Dunque secondo lei Bardi è troppo accentratore?

R: Non so se ciò dipenda direttamente da lui, o dalla sua estrazione militaresca, essendo abituato al comando e alla gestione dei sottoposti che, spesso, vanno oltre le proprie competenze. Cercare di “accentrare” tutto nell’’ufficio stampa della giunta ne è l’esempio più lampante. Eppure la democrazia e la comunicazione si esercitano anche attraverso queste funzioni. Ormai mi sono rassegnato a non mandare più (a vuoto) comunicati a Basilicatanet, nonostante sia stato dipendente della Regione fino allo scorso 1 agosto… e nonostante le mie siano notizie importanti e di carattere generale, a differenza di quelle sugli eventi di paese etc.

D: Lei ha fatto anche parte della segreteria del Presidente, al Consiglio regionale. Di recente ho letto di proposte per conferire ai sindaci dei badge per facilitare l’ingresso in Regione, visto che spesso lamentano difficoltà a farsi ricevere. È realmente così?

R: Non è assolutamente vero. C’era un periodo in cui in Regione entravano tutti, pure i “terroristi” o chi aveva intenzione bellicose, quelli che minacciavano di portare con sé taniche di benzina o chi era sempre pronto a minacciare.

D: Cambiamo argomento. Quali sono i problemi che i cittadini hanno incontrato al rientro dalle vacanze?

R: L’aumento del costo dell’acqua e, probabilmente, ancora non se ne sono resi conto. Tra l’altro l’acqua aumenterà in maniera retroattiva, visto che c’è una delibera in essere destinata a “coprire” il 2018.

D: E si può fare una cosa del genere?

Lo hanno fatto. La gente inizia a chiamarmi per lamentarsi.

D: E perché, dunque, c’è stato questo aumento?

R: Perché Acquedotto Lucano ha difficoltà di bilancio. Prima c’era solo u’ funtanar nei paesi, mentre oggi esistono tre o quattro strutture burocratiche che si occupano della gestione di questa risorsa, ed è chiaro che i dipendenti e gli operai pretendono di essere pagati, tanto gli operai quanto i mega-dirigenti super-pagati. La rete idrica, inoltre, è vetusta e inconsistente, non a caso vediamo spesso dell’acqua perdersi nelle strade. Abbiamo chiesto all’Egrib, che si occupa proprio dei costi dell’acqua, di farci capire come mai si sia passati da un euro a un euro e quaranta centesimi per metro cubo di acqua, tuttavia siamo in attesa di risposta da oltre quattro mesi.

D: … e il rincaro delle bollette di gas e luce in merito a voci che nulla hanno a che fare con i consumi reali?

R: Hanno a che vedere con il costo energetico nazionale. L’Italia importa gas dalla Russia e dall’Algeria e l’energia nucleare dalla Francia, dunque è chiaro che ciò ha dei costi ben precisi. Se ci sono cittadini che non pagano, che fanno i furbi passando da un operatore all’altro, è chiaro che questo costo viene ripartito per chi, invece, paga. Inoltre, un minimo di manutenzione, specialmente per quanto riguarda le condutture del gas, è assolutamente necessaria.

D: Altro problema al rientro delle vacanze: i costi delle famiglie per sostenere un figlio a scuola.

R: Avevamo chiesto ai presidi di adottare la formula del libro elettronico. Oggi un e-book costa il 30% in meno rispetto a un libro cartaceo, immaginiamo cosa voglia dire per le famiglie più numerose, con tre o quattro figli. Bisognerebbe evitare, inoltre, di cambiare i testi di anno in anno, con nuove edizioni che variano di poco rispetto alle precedenti.

D: Nessuna delle scuole lucane ha adottato la formula dell’e-book?

R: Ci sono pochi esempi, ma non vengono pubblicizzati. La scuola ha tanti problemi e spesso i presidi non hanno il tempo di interessarsi a tali questioni. Fortunatamente, per il momento, la Basilicata non patisce particolari problemi di sicurezza legati ai plessi scolastici (ovvero rischio crolli), anche perché per le scuole di diretta dipendenza della Provincia di Potenza ci sono stati degli investimenti sostanziosi tramite l’impiego di fondi europei, mentre in provincia di Matera la situazione è un po’ più difficile. Nei comuni più piccoli, che hanno in gestione delle scuole, la situazione è burocraticamente più complicata: per capire meglio, bisognerebbe aggiornare il registro regionale dedicato alle strutture scolastiche che, al momento, è fermo al 2009.

D: Chiudiamo con un messaggio ai lucani: state attenti a?

R: …A quello che mangiate! Noi non siamo autosufficienti, pertanto siamo costretti ad importare tutto quello che non abbiamo e, in aggiunta, negli anni abbiamo perso una serie di eccellenze, come i pastifici più importati.

D: E tutte le eccellenze lucane che riempiono le sagre estive? Dove sono?

R: Sono davvero poche e certo non riescono a coprire il fabbisogno dell’intera regione come, ad esempio, il fagiolo di Sarconi che ha un costo particolarmente elevato. E poi, tornando al discorso ambientale, e senza voler puntare il dito… chiediamoci anche da quali zone certi prodotti vengono…

D: Che film dedicherebbe alla Basilicata in questo momento?

R: “Io speriamo che me la cavo”. Faccio il Servizio Civile con i ragazzi e, ai più validi e meritevoli, sono proprio io a dire di prendere armi a bagagli e andarsene via.