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Questa settimana non esprimerò un’opinione su materia alla quale sono estraneo, ma testimonierò sul mio rapporto con la <vicenda Pittella>, poiché richiamata da Basilicata politica, il libro del sen. V. Gruosso, uscito a Potenza in questi giorni.

Anzitutto, mi preme sottolineare che il mio rapporto con l’on. Elvio Salvatore fu particolarmente affettuoso proprio nella fase in cui, dal 1987, a Roma da parlamentare dopo Ruffolo. Nella Legislatura precedente, questi aveva già sostituito Elvio alla Camera, con De Cataldo al Senato al posto di Pittella. Proprio per i buoni rapporti, ebbi poi l’onore di dargli un ultimo saluto nella piazza di Melfi. Del resto, era stato proprio l’on Salvatore ad insistere con l’on Capria, suo amico e Capogruppo Psi, affinché presidiassi (1988-1991) l’Inchiesta parlamentare sulla Condizione giovanile (da un anno, l’on. Gerry Scotti -indicato da Craxi- non otteneva i voti della Maggioranza).

Le stesse date dimostrano dunque quanto sia infondata la versione secondo cui “un gruppo di dirigenti locali (del Psi), tra i quali N. Savino, determinati a liberarsi di Pittella, minacciarono una sorta (?) di scissione (per cui) la situazione (cioè la non candidatura ad Elvio e Mimì) precipitò”. E’ infatti arcinoto che anche nel 1987, cioè ad anni dalla sostituzione di entrambi decisa da Craxi, i Segretari Provinciali e Regionali lucani pretesero le candidature “indigene”; e che G. Di Mauro, da me proposto, la rifiutò anche al Senato (Sen. Pierri). Già dall’ 82, con il ritiro di Verrastro, si era infatti avviata la tattica dello “stappare”, da cui il gruppo dirigente poi “invecchiato” nel 1994!

Quanto alla famosa Clinica, nella L. r. 12/2/1980 è scritto che “Le Usl… possono stipulare convenzioni con Case di cura private (ubicate nella loro area di competenza) qualora il numero dei posti letto (pubblici) sia inferiore al 6 per mille”. Fu approvata all’unanimità da un Consiglio Regionaleprotettocon autoblindo da una folla giunta in bus e poi recatasi a imbrattare la Federazione Psi di Via Due Torri.

Come si vede, il Psi NON difese gl’interessi di uno dei suoi esponenti e quella NON fu occasione in cui “la politica si stava allontanando dai problemi degli uomini e delle donne in carne ed ossa, per diventare un’occupazione redditizia ad esclusivo vantaggio del ceto (?) politico”, come qualunquisticamente nel Libro citato!

Sorprende ed allarma che in tutta quella complessa e drammatica vicenda si colpevolizzi il rifiuto del Psi di sprofondare in un conflitto d’interessi: che, cioè, paradossalmente, sia addebitato a Schettini, a me ed altri Psi un “accanimento . . discriminatorio” contro un compagno di Partito!

Insomma, il Psi di Craxi per un verso sarà travolto- nel 1992- per un suo iscritto che lucrava sul Trivulzio di Milano; per altro verso, dall’80 e forse ancora oggi, quello lucano, non craxiano, è accusato di aver impedito “per faide interne” che si utilizzasse la Politica a favore di una (propria) Clinica privata!

C’è logica nel modo d’intendere l’impegno pubblico e di dissociarsi dai conflitti d’interesse??

Andiamo, infine, al mio rapporto con il Dottor Pittella.

Quando si decise di accettarne l’iscrizione nel Psi, dettai a verbale la mia opposizione per il senso opportunistico dell’operazione: non giusto -per me- che il Psi accettasse un iscritto per i voti “personali” che poteva “portare” o che il medesimo fosse candidato senza il curriculum statutario, già reduce dal sostegno di 4 comunisti eletti al Comune di Lauria. Di conseguenza, non accettai -nella lista regionale del 1970- di collegarmi col nuovo arrivato, che pur mi assicurava una delle tre preferenze allora consentite. Rischiai invece alla Provincia nel collegio di Maratea, che mai aveva eletto un Psi.

Quando però, “espulso” dalla Regione, Mimì fu candidato al Senato (1973), lo appoggiai con tutte le forze di chi, dal ’64, aveva fondato nel Lagonegrese ben 13 Sezioni (in collaborazione con Elvio e Speranza, dopo la scissione del Psiup) e ad esse aveva man mano presentato il nuovo iscritto.

Di più, all’insegna del riscatto del Lagonegrese, fondammo il gruppo dei Manciniani che, collegatosi con il sen. Bardi ed altri del Melfese (ricordo Luigi Fastidio, compagno giunto da Oppido in extremis per il voto congressuale), vinse la segreteria provinciale con Persichella e poi la presidenza della Provincia con Pisani.

L’alleanza tra Pittella e me giovò alla Zona anche per le infrastrutture (ad es, l’ancora incompiuta bretella tra SS585 e A3, le Terme a Latronico etc), finché non spuntò-purtroppo- la famosa Clinica! A quel punto, se avessi inteso la Politica anche come carriera personale, avrei dovuto semplicemente compromettermi nella cosa; e far così la “felicità” di tutti coloro che -proprio intendendola in quel modo- mi hanno addebitato l’“accanimento” di cui sopra.

La logica più elementare esclude invece i dubbi su quest’ultimo punto così come i documenti attestano la fondatezza dei precedenti.