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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

"La ricaduta dell'estensore potentino"

Nella teologia morale esser recidivo significa ricadere nel medesimo errore commesso in precedenza, benché ci si fosse impegnati a emendarsi. Infatti, l'aggettivo, che deriva dal latino recĭdĕre (ricadere), sta, appunto, per ricaduta. Di qui, poi, i termini penalistici di "recidivo” e “recidiva”, Ciò premetto per chiarire che il sostantivo qui adoperato indica semplicemente un errore ripetuto, sicché tal significato non va confuso con quello che è proprio del Codice penale.

Ho chiarito ciò, poiché intendo far presente una ricaduta da parte di un magistrato della Corte di Appello di Potenza, sezione penale, il quale, come estensore di due sentenze, ha mostrato di non sa persi emendare. Ovviamente, la ragione delle presenti riflessioni non è certo quella di proporre miei successi come avvocato (è facile verificare che non l'ho mai fatto!), né quella di sterilmente polemizzare. Si tratta, invece, di una sorta di stato di necessità (la salvaguardia del mio decoro), poiché le due sentenze (specie la seconda) hanno fustigato il mio appello con affermazioni che mi hanno procurato amarezza e mi hanno messo in cattiva luce agli occhi di miei due assistiti, i quali hanno davvero permesso che si concretasse un miracolo, riaffidandosi a me per il ricorso per cassazione, pur dopo aver letto le espressioni poco commendevoli che la sentenza di appello mi aveva rivolto.

In altre parole, appare pacifico che i relatori-estensori dovrebbero evitare di usare frasi e di esprimere giudizi che, pur non sconfinando in illeciti penali o civili, rivolgono piccate censure all'avvocato, a maggior ragione se ingiuste o se comunque non funzionali alla serena valutazione dei temi devoluti con l'appello. Il non attenersi a tale canone cagiona due danni, il primo, maggiore, all'immagine e alla rispettabilità, e il secondo anche di natura economica, dal momento che gli avvocati non sono stipendiati!

Orbene, per passare subito al nocciolo e concludere, faccio presente che, a dispetto di ciò che aveva scritto il predetto relatore (confermando l'inflizione di vari anni di reclusione), la Corte di Cassazione, contraddicendolo, ha, con due sentenze recenti (una depositata alcuni mesi fa, l'altra in attesa di deposito), annullato senza rinvio le due condanne, rilevando (si trascurano altri aspetti) che i termini di prescrizione erano già scaduti, giacché un'aggravante possedeva la natura prospettata dal difensore ricorrente, e non quella offerta dal collegio potentino.

Insomma, dopo aver detto (tra l'altro) che il mio appello (rigettato in toto) superava appena la soglia dell'ammissibilità e fosse connotato di spiccata debolezza contenutistica, ecco che la sentenza di secondo grado non ha superato neppure la soglia della legittimità (intesa in senso strettamente processualpenalistico)!

Si spera, perciò e innanzi tutto, che nelle future motivazioni il predetto magistrato. sia più congruo e più rispettoso nei confronti dei difensori. E poi ci si augura che una materia tanto delicata, come è il diritto penale, sia affrontata con sapienza, studio, riflessioni, talché la media degli annullamenti delle pronunce della Corte di Appello penale di Potenza si riduca drasticamente, così inducendo cittadini e avvocati alla fiducia nel confronti del giudice di secondo grado.

Avv. Vincenzo Falotico