editoriale0903

Cari Contro-Lettori,

viene più che spontaneo domandarsi cosa avrà pensato il rubicondo Salvini, dopo aver attraversato il Rubicone ed essersi ritrovato davanti a dei Potentini che lo inneggiavano come il loro “Salvatore” e che se lo abbracciavano, se lo spupazzavano e se lo selfizzavano. “Non mi aspettavo tutto questo affetto”, ha in effetti ammesso candidamente -e c’è da credergli- il vicepremier e leader della Lega. Tanto più che una signora (come si vede in un cliccatissimo video che abbiamo postato sulla pagina Facebook di questo giornale) addirittura a un certo punto gli ha tuonato: «… e sei pure bello!». Miracoli della scontento politico –avrà probabilmente pensato lui- che sarà stato pure fi danzato con la notevole Isoardi, ma che certo sa (almeno si spera) che non passerà alla storia per la prestanza fi sica. Da buon uomo d’arme di Pontida, ha quindi “giurato” che lui e i suoi cavalieri con lo spadone (se ci si rifà al simbolo del partito) spazzeranno via (parole sue) la “monarchia” dei Pittella, «perché qui la gente deve lavorare per merito, e non per amicizie e parentele». Dal canto suo, il BVZM (“Buon Vecchio Zio Marcello”), intervistato a pranzo da “Controsenso”, chiarisce di non aver nessuna intenzione di appendere i guantoni al chiodo, ma, al contrario, di essere pronto a un match stile Alì-Frazer in Africa (“Rumble in the Jungle”), pur di non «affidare il futuro dei miei figli al centrodestra o ai cinque stelle». Il colpo ricevuto a Luglio, ammette, è stato quasi da perdere i sensi, ma lui sostiene di essersi rialzato prima che l’arbitro contasse il dieci, più agguerrito di prima, anche se una certa “lezione” l’ha imparata: «Purtroppo, nei momenti di sfortuna, sa, quando cadi, qualche “amico” se ne va. Quando cadi, qualche “candidato” si sfila o cambia bandiera. Ci si vende al miglior offerente e ti accorgi di quanto sia fragile la natura umana. Queste sono cose che avviliscono l’animo di una persona, ma io non giudico: spero solo che queste persone possano recuperare un po’ più senso comune, e un po’ più di dignità per se stessi». Ma, a questo punto, sicuro che la coalizione di centrosinistra che si presenta alle elezioni –gli chiediamo- non è solo una “reunion” temporanea di “separati in casa”? Nient’affato, spiega lui, perché «Il tema del cittadino è la Basilicata, e non il singolo nome o la singola sigla. Sulle singole persone ci possono essere anche apprezzamenti o riserve, ma deve prevalere in tutti una considerazione più generale, sul quadro d’insieme: quale futuro consegniamo alla Basilicata?». E con questo semplice interrogativo, ci aggiorniamo alla prossima settimana.

Walter De Stradis