EDITORIALE1201

Cari Contro-Lettori,

un “eccentrico” (aggettivo del Tar) mostro, assemblato con pezzi di cadavere e con cuciture vistose, costruito in un qualche agghiacciante laboratorio sperduto nei sotterranei di un castello medievale. Non si tratta del celebre mostro realizzato dal Barone Dottor Victor Frankenstein, protagonista del romanzo gotico di Mary Shelley e reso celeberrimo al cinema dal volto cinereo di Boris Karloff, ma della altrettanto inquietante “creatura” elettorale partorita negli uffici del maniero regionale governato dalla FFFF, ovvero la Facente Funzioni dottoressa Flavia Franconi. Vero è che la Baronessa Frankonstein, pur avendo consultato anche eminenti costituzionalisti, non è riuscita a evitare una eminente ciofeca (a dire del Tribunale Amministravo Regionale, che ha accolto il ricorso pentastellato e bocciato il decreto regionale che fissava le elezioni a fine maggio). Di conseguenza –e pare non ci sia l’intenzione di opporsi la Regione dovrà, entro venti giorni, fissare una nuova data per le elezioni regionali, che secondo i pronostici dovrebbero a questo punto tenersi il 24 o il 31 marzo. Pena, l’arrivo nel castello di Der Kommisar, il Commissario. Insomma, l’incerta, goffa e claudicante creatura elettorale partorita nella romanzesca clinica gotica di Viale Verrastro, è clamorosamente scivolata su un lastrone di ghiaccio (lo dicevano tutti che in questo modo si “congelava” un’intera regione, eh), e si è rotta in mille pezzi, mostrando al mondo gli sdruciti rattoppi che tenevano insieme le speranze –dicono i maligni- del vero titolare della clinica, il governatore sospeso, il dottor Marcello Pittella. A questi, dicono sempre i maligni, ora non resta che sperare in una decisione favorevole del Gup (al quale ha chiesto la revoca del divieto di dimora), o quelle dimissioni che finora non ha mai voluto rassegnare. Sempre che sia vero che abbia ancora intenzione di candidarsi. Rimanendo in tema di “Laboratori”, questa settimana siamo stati invitati a pranzo da quei mattacchioni del “Laboratorio Politico Gastronomico”, un gruppo di politici, ex politici, burocrati e imprenditori che si riuniscono periodicamente a tavola. Loro dicono che “giocano”, più che altro, ma fanno tanto sul serio da aver azzeccato il pronostico sulla decisione del Tar. E per rimanere in ambito film (dell’orrore), uno di loro ha così definito l’esperienza di questo governo regionale: «Un cortometraggio di cinque anni con un finale disastroso». Sipario?

 

Walter De Stradis