pranzoMOLINARI

«Un ritorno della DC? Non credo sia possibile, sono cambiate troppe cose. E poi, devo dire –con rammarico- che alcuni, fra quelli che provengono da quella scuola, oggi sono tutt’altro che ben visti». Giuseppe (o Peppino, o anche “Pepito”) Molinari, è quel che si dice un “ex” di lungo corso. Smessi definitivamente (ma mai dire mai) i panni da politico attivo, il nostro oggi lavora alla Deputazione di Storia Patria di Potenza, ma con un occhio e un orecchio sempre rivolti verso le stanze dei bottoni.


Come giustifica la sua esistenza?
Lo scopo della mia vita, a partire dall’adolescenza per arrivare agli anni spesi al servizio della politica, è stato sempre quello di servire la comunità.


In pratica lei è “nato” politico.
Beh, sì, avendo iniziato a 17 anni nel movimento della Democrazia Cristiana, nel 1971/72. All’epoca era difficile militare tra le fila della DC, perché andavano di moda i comunisti e soprattutto gli extraparlamentari. Per noi non c’era molta “agibilità”…


Vi identificavano già con il “vecchio”?
No, ma col Governo sì. Ricordo che, per distribuire i nostri volantini davanti al liceo scientifico di via Mazzini, ci dovevamo avvalere della protezione della Digos e, qualche volta…


…l’hanno picchiata?
…no, ma ci sono stati dei momenti di grande tensione. Ma noi siamo stati sempre presenti nella società, partecipando attivamente ai cortei e quant’altro.


Quando ha tenuto il suo primo comizio?
Nel 1974 feci un primo discorso sul tema del divorzio, noi della Dc eravamo favorevoli all’abrogazione della legge Fortuna-Baslini; all’epoca si votava a ventuno anni e, sebbene non li avessi ancora compiuti, partecipai a una prima tavola rotonda sul tema a Balvano e, in seguito, a Calvera e a Roccanova tenni un vero e proprio comizio. Da lì in avanti di comizi ne ho tenuti migliaia: sono stato parlamentare dal 1996 al 2006 (Ulivo e Margherita – ndr); delegato provinciale della Dc dal 1976 fi no al 1980; dirigente organizzativo della DC; vice segretario provinciale, e dal 1983 al 1992 l’ultimo segretario provinciale della DC. Dal 1994 sono stato il primo segretario del Partito Popolare e, in tempi più recenti, per cinque anni consigliere comunale di opposizione.


E quindi oggi lei…
Aspetti, prima mi faccia dire che, a differenza di molti altri colleghi segretari provinciali di partito, non sono mai entrato a far parte del consiglio di amministrazione di un ente di sottogoverno, ovvero di una qualche “sigla” (c’era l’ERGAL, l’ESAB…): per mia scelta ho rifi utato anche una presidenza, perché la politica deve rimanere disgiunta dall’amministrazione della cosa pubblica. Insomma, pur essendo stato NELLA politica, io non ho mai…


…mangiato?
Non solo non ho mai mangiato, ma non ho nemmeno mai ricevuto un avviso di garanzia. Mai indagato.


E oggi come si definisce? Un politico in pensione? In panchina? In attesa?
La politica è passione: o la senti o non la senti. Oggi, non essendo in prima linea, mi limito a commentare e a dare consigli. Io non ho condiviso, a partire da Renzi, l’idea della rottamazione. Rinnovamento significa sicuramente ricambio, ma non implica cacciare via le persone, poiché questa linea di principio non è legata certo all’aspetto anagrafico.


Se le dovessero chiedere di ricandidarsi da qualche parte?
È molto difficile che accetti, anche perché al momento lo scenario politico è molto confuso.


Sul numero precedente di Controsenso, Nicola Savino scriveva: «basta odio contro gli “ex” della politica». Lei quest’astio lo avverte?
Si avverte contro la politica e la casta in generale. Grazie al cielo, io sono stato sempre tra la gente e, ancora oggi, al bar o nell’ascensore le persone mi salutano e mi rispettano.


Lei quanti vitalizi prende?
Ne prendo solo uno, da ex parlamentare. Dovetti sospendere l’incarico da funzionario regionale, mentre oggi, a 65 anni, grazie alla legge Fornero, posso compiere gli ultimi scatti in progressione verso la pensione.


A quanto ammonta il suo vitalizio?
Dopo il taglio, scarsi 2700 euro netti al mese. Fra due anni prenderò la pensione da funzionario regionale. Non ho mai condotto una vita al di sopra dei miei mezzi.


La casa a Roma (come molti suoi ex colleghi) ce l’ha?
No, e manco quella al mare o in campagna.


Lei non ha mai ricevuto un avviso di garanzia, né è stato mai oggetto di un’indagine. In queste interviste, però, c’è stato chi ha sostenuto che un politico che non si è mai scontrato con la magistratura non ha tutto questo peso.
È una falsa interpretazione. Bisogna rispettare il ruolo della magistratura. Da parlamentare ho prestato servizio nella Commissione Antimafia e, pertanto, ho auto la fortuna di frequentare validi esponenti di questa categoria professionale, rimanendo esterrefatto innanzi al loro equilibrio e alla loro integrità. Vederci una conflittualità con la politica non serve a nessuno.


Questo discorso è tornato in auge oggi, dopo la decisione del Riesame su Pittella.
Io credo, piuttosto, che la politica farebbe bene a fare un altro tipo di discorso, poiché oggi, con l’elezione diretta di sindaci e governatori, si eleggono i “padroni” delle Istituzioni; con la legge Bassanini è stata eliminata ogni forma di controllo politico sulla gestione pubblica (prima tutte le delibere andavano in consiglio comunale, dove l’opposizione controllava. Oggi invece con le determine diventa tutto più difficile). Pertanto la stessa politica farebbe bene a trovare delle contromisure al proprio interno, altrimenti l’unica vera opposizione possibile diventa la magistratura. Faccio un esempio pratico: non è possibile che chi fa il sindaco per dieci anni di fi la diventi il padrone del Comune. Lo stesso dicasi per un Governatore. Un atto che deliberava una spesa pubblica una volta lo leggevano in quindici. La democrazia è infatti fatica, mentre il sistema attuale è mosso da un falso decisionismo: pertanto non c’è da sorprendersi se la gente non partecipa più, accumula la rabbia e sfoga con il voto verso partiti come il Movimento 5 Stelle.


Rimaniamo sulla questione Pittella. Secondo lei fa bene a tenere duro, o doveva dimettersi?
Ognuno ragiona a modo suo. Personalmente mi sarei dimesso, anche perché ciò avrebbe significato una ripresa democratica nella nostra regione, con le elezioni, vista la scadenza naturale della legislatura a novembre. Oltretutto, dimettendosi per tempo -sempre e mio modesto avviso- Pittella oggi si sarebbe ritrovato candidato completamente libero, senza restrizioni di sorta. A marzo, inoltre, ci sono anche le primarie dl Pd, con Zingaretti favorito…


…e pare che Pittella gli sia pure inviso…
Io posso solo dire che, al momento, il posticipo delle elezioni a sei mesi di distanza ha creato un brutto vulnus per la democrazia e, francamente, non ricordo altri precedenti di questo tipo. Io vengo dalla Prima Repubblica e, tempo addietro, bastava un avviso di garanzia per far dimettere o auto-sospendere gli esponenti di un qualsiasi partito. Forse si esagerava pure: c’era addirittura una circolare nazionale fi rmata da Cabras della DC, con la lettera prestampata per le dimissioni.


…un po’ alla 5 Stelle?
Noi ci comportavamo così, anzi eravamo TENUTI a comportarci in questo modo.


Che 2018 è stato per la Basilicata?
Non è stato un buon anno, anzi, credo che la nostra regione stia attraversando uno dei periodi più bui, anche per il voto del 4 marzo. Questa regione non è rappresentata a Roma, e cioè nei posti dove si decide realmente. Non ci sono sottosegretari lucani, pur con tutti i voti forniti da questa regione.


Come mai contiamo sempre di meno a livello nazionale?
La crisi della rappresentanza è seria. Ai miei tempi si veniva dalla gavetta e si conosceva a fondo il contesto che si andava a rappresentare. Oggi i parlamentari sono “nominati” e, al grido di “uno vale uno”, anche il sindaco del più piccolo comune della Basilicata può raggiungere ruoli di prestigio, pur non essendo pienamente consapevole di cosa andare a fare nel concreto.


Se politicamente è stato un annus horribilis, calcisticamente almeno la nostra città ha raggiunto livelli inaspettati. Consoliamoci…
Caiata ha il merito di aver rilanciato il calcio in città, che è poi l’unica forma di aggregazione.


Facciamo il gioco dei nomi, io le dico un politico e lei mi restituisce una defi nizione sintetica. Cominciamo da Pittella.
Proprio un gladiatore. Nel bene e nel male.


Speranza?
Un bravo Doroteo. Nel bene e nel male.


De Luca?
Dal punto di vista politico, ha dimostrato di essere il più furbo (che non è necessariamente una cosa negativa).


La Franconi?
Prossima domanda?


Lacorazza?
È un animale politico, però dovrebbe fare più squadra.


Moles?
Veniva anche lui dalla Dc. È una persona perbene, anche se politicamente è… diciamo “moderato”.


Ha visto il Capodanno Rai in tv?
Una manifestazione indubbiamente ben riuscita, compresa la scelta di Matera: tuttavia, se devo parlare dell’età dei cantanti scelti, devo anche dire che ho avuto qualche difficoltà a raccontare di loro ai miei figli minorenni, o a impedirgli di cambiare canale.


La querelle tra Venosa e Matera?
Direi che è stata giusta la scelta di Matera.


…Non a caso questa amministrazione regionale ritiene che il Capodanno Rai in Basilicata sia stato uno dei risultati più importanti
Indubbiamente è stata una giusta intuizione, anche perché il più delle volte è inutile sperperare dei soldi in promozione turistica con le pubblicità sui giornali nazionali, anche perché quelle non le legge proprio nessuno.


Se lei potesse prendere sotto braccio Pittella, cosa gli direbbe?
Gli consiglierei di farsi da parte in questo momento, anche perché è ancora giovane e la vita politica continua. Al di là della vicenda giudiziaria personale, il suo governo va giudicato per quello che ha fatto, per le promesse e il programma con il quale ha vinto le elezioni. Specialmente se consideriamo alcuni dati di fatto come lo spopolamento dilagante, le lunghe liste d’attesa in sanità, il proliferare selvaggio dell’eolico che devasta il territorio. C’è lo smantellamento dell’apparato industriale: a Roma ci sono 130 vertenze, ma non ce n’è una della Basilicata! Per le nostre ricchezze, dovremmo creare addirittura una Regione a Statuto speciale. Sono stati raggiunti forse altri obiettivi? Bisogna chiederlo a loro. In questi anni abbiamo registrato il boom delle leggi regionali impugnate a livello nazionale, sotto il Governo Renzi, dunque con un Governo amico, e siamo andati per tre anni in esercizio provvisorio. Mai successo. La Giunta e chi l’ha sostenuta devono farsi un esame di coscienza.


…E alla reggente Franconi cosa direbbe?
Un grazie di prassi.


Veniamo alle questioni cittadine. Il leone spostato in piazza XVIII Agosto?
Sicuramente lì è più visibile, ma certo bisogna coprire il vuoto lasciato in Largo Pignatari…


Che ci mettiamo su quel piedistallo rimasto vuoto?

Una statua di Sarachella...anzi, no, una statua di Tanino Fierro (ride), sicuramente il sindaco più popolare degli ultimi anni. Mettiamola tra centocinquant’anni però!


Il film che la rappresenta?
Ben-Hur, ricordo che lo andai a vedere da ragazzino, il primo kolossal della mia vita.


Il libro?
“Le porte del peccato. I sette vizi capitali “di Gianfranco Ravasi. Mi riconosco il vizio di non essere ipocrita e falso, e questo non è certo un pregio quando si parla di politica.


La canzone?
“È per te” di Eros Ramazzotti, la dedico a mia nipote che non c’è più.


Tra cent’anni, cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
«È stato un bravo democristiano».


Lei vuole morire democristiano, insomma.

Si.