EDITORIALE2212

Cari Contro-Lettori,

sabato scorso alla presentazione del “Premio Brassens” a Marsico Nuovo, ci si interrogava un po’ tutti su cosa ci fosse “di lucano” nell’arcinoto cantautore francese, che aveva i nonni materni di quelle parti. “Ironia, irriverenza e sarcasmo, soprattutto nei confronti dei potenti”, è stato risposto da alcuni degli esperti presenti: caratteristiche, queste, che sarebbero marchiate a fuoco nel DNA di noialtri Lucani. Beh, non di tutti, viene da aggiungere: ma è altresì noto che quei corregionali dotati di raziocinio hanno un altro pesante cromosoma nel loro sangue: la malignità. Essì, perché è da maligni pensare –com’è stato ampiamente fatto- che le elezioni regionali siano state rinviate a maggio (regalandoci per sei mesi un consiglio e una giunta di politici-zombi), per attendere “i comodi” giudiziari di Marcello Pittella; così com’è da maligni pensare che la Regione Basilicata, all’udienza del Tar di mercoledì scorso, abbia fatto “slittare” al 9 gennaio una decisione che si poteva avere friggi-e-mangia (quella sui ricorsi presentati contro il rinvio delle elezioni), sempre e solo allo scopo di attenere i comodi di cui sopra. Secondo questa tesi (maligna), i fedelissimi del Presidente temerebbero (e qui i veri malpensanti sarebbero loro, perché i giudici non ragionano così) un giudizio negativo del Tar, paventando che una “sconfitta” in quella sede, possa –a effetto domino comportarne un’altra al Riesame (l’udienza è prevista per il 27 dicembre). Ma il loro timore sarebbe anche un altro, uguale e contrario: anche un successo al Tar potrebbe rivelarsi controproducente in altra sede, in quanto le elezioni confermate a maggio rischierebbero di indispettire chi già si è espresso sulla posizione del Governatore. Ecco perché, sempre secondo i maligni, per gli afecionados Pittelliani, sarebbe meglio ottenere prima di tutto il giudizio del Riesame. Ma, questa, è solo dietrologia politica. Insomma, la Basilicata è piena di maligni, e fra questo tipo di cittadini c’è chi pensa che nel campetto sotto casa, il figlio di papà di turno, ossia il proprietario del pallone, abbia afferrato il Super Santos dicendo: non si gioca più, fin quando non lo decido io. E questo accadrebbe in tutti i settori della vita pubblica, “congelata”, e non solo per il freddo cane. Quanta cattiveria. Ne sa qualcosa uno come Emanuele Giordano, volto noto della tv locale materana (e non solo), un inviato tanto irriverente, da essere oggi “inviato” a fare irriverenza… in Puglia. Leggerete la sua intervista a pranzo. Ma forse, abbiamo sbagliato: a Natale (e non solo), conviene a tutti essere più “buoni”.


Walter De Stradis