pranzoGUARINO

Quarantanove anni, accento marcato, occhi furbini, cervello fino e parole misurate: Rocco Guarino, sindaco socialista di Albano di Lucania, dipendente ASP, da qualche giorno è il nuovo presidente della Provincia di Potenza.

Come giustifica la sua esistenza?
La mia era una tipica famiglia lucana dei suoi tempi, di estrazione contadina: mio padre, fino a quando non ebbe un grave infortunio sul lavoro, era occupato nel settore edile, ed era stato anche emigrante in Germania, per potersi permettere una casa. Io sono sempre stato socialista, lo sono diventato a 13 anni.


Come mai così in tenera età?
Be’, il mio paese, Albano di Lucania, è sempre stato a forte vocazione socialista. Io mi innamorai di quel pensiero umanista e, in seguito, fui affascinato anche dalla leadership di Craxi.


E anche da quella di Pittella (Domenico)?
Con lui ho sempre avuto un buon rapporto. Essere socialisti è un modo di vivere. La prima cosa è guardare agli ultimi.


E i Pittella lo hanno fatto?
Penso proprio di sì. Ricordo con affetto un aneddoto, e cioè quando all’interno della sezione del partito socialista di Albano, Don Mimì Pittella, medico, fece un prelievo di sangue a tutti i cittadini, al fine di determinarne lo stato di salute e il gruppo sanguigno. Nelle case non si parlava d’altro.


Cosa ha pensato all’indomani dell’inchiesta sulla sanità lucana che ha coinvolto il governatore Marcello?
Io sono garantista ed è giusto che ogni cittadino possa dimostrare la sua estraneità e il suo punto di vista nei tre gradi di giudizio. Questa storia mi ha colpito sia da un punto di vista umano, in virtù del rapporto che ho con Pittella, sia dal punto di vista politico. Un’inchiesta come questa, agli occhi dell’opinione pubblica ha determinato la fine di un sistema, vale a dire quello della raccomandazione. Speriamo sia così: ma è sempre un discorso a due vie.


Regionali: è giusto andare a votare a maggio?
Non la butterei sulla speculazione politica, anche perché è una medaglia con due facce, piuttosto si tratta di una mera interpretazione delle norme. L’allungamento dei tempi elettorali non è detto che aiuti il centro-sinistra, potrebbe anche danneggiarlo.


Chi vedrebbe favorevolmente come candidato del centro-sinistra alle prossime tornate elettorali regionali?
Preferirei un candidato capace di esprimere l’unità del centro sinistra, l’invito è quello di correre insieme: uniti.


Facciamo il gioco dei nomi. Marcello Pittella…
È un politico dotato di grande umanità.


Nicola Valluzzi?
Un politico competente anche dal punto di vista amministrativo.


Piero Lacorazza?
Capace, però deve sforzarsi di lavorare di più per l’unità.


Roberto Speranza?
È un politico con grandi doti umanitarie, poiché anche lui è di provenienza socialista, e questo è un aspetto che contraddistingue tutti i compagni.


Se lei dovesse spiegare al cittadino medio perché Rocco Guarino è diventato presidente della Provincia, lui piuttosto che un altro, cosa direbbe al di là delle logiche di partito?
Che è assolutamente difficile da spiegare senza le stesse logiche di partito. Sicuramente lo devo ai cittadini di Albano che mi hanno eletto come sindaco ed è proprio a loro che rivolgo un ringraziamento particolare. La mia debolezza, è cioè quella di essere il primo cittadino di un piccolo comune, è stata allo stesso tempo la mia forza.


Chi è stata la prima persona che l’ha chiamata appena eletto presidente della Provincia?
Il presidente uscente, poi i tanti amici, i consiglieri, gli assessori e i colleghi di partito. In sintesi, la mia candidatura ha rappresentato l’unità del centrosinistra.


Forse l’ultimo bagliore di unità…
(Sorride) Mi auguro che non sia così.


Che Provincia le ha lasciato Valluzzi?
Va premesso che la riforma 190 ha messo in campo una serie di tagli alle province e la Legge Delrio ne ha mutato sostanzialmente il ruolo: di conseguenza, dal 2014 a oggi, le difficoltà non sono state poche. Valluzzi mi lascia un ente nettamente migliore del 2014. Pur essendo una delle dodici province in pre-dissesto, ha ormai chiuso questo percorso, dovuto a quelle norme di cui parlavo poc’anzi, a mio avviso sbagliatisime. Tant’è vero che possiamo riprendere a fare assunzioni: in Consiglio ne abbiamo già deliberate 34 nel prossimo triennio. Si tratterà prevalentemente di laureati, nei settori della viabilità, dell’edilizia scolastica e anche per la parte che riguarda le competenze istituzionali. Ovviamente tali assunzioni seguiranno ad un preciso iter concorsuale.


Come territorio, invece, la situazione generale qual è?
Oggi la Provincia, al netto di questa riforma totalmente errata, è stata oggetto di una mancata percezione da parte dei cittadini, complici anche le elezioni non dirette dei rappresentanti. Nell’opinione pubblica collettiva, tuttavia, quando si parla di strade dissestate viene subito in mente la Provincia e, viceversa, quando si parla direttamente di Provincia i cittadini “vedono” immediatamente le buche.


…e i cittadini vedono giusto?
Certamente, questa è una delle tante sfide che ho raccolto. Il mio obiettivo principale è quello di cercare in tutti i modi di recuperare delle risorse per la manutenzione ordinaria, o per il rifacimento dei 2600 chilometri di strade di nostra competenza.


Come si possono recuperare queste risorse?
Nella trattativa che la Upi nazionale sta realizzando insieme al Governo centrale si cerca di rimettere ordine rispetto ai tagli previsti dalla stessa riforma 190. Quelli erano veri e propri prelievi che il Governo centrale effettuava rispetto alle entrate delle province, come l’assicurazione dell’automobile e la tassa di iscrizione. Eliminando, dunque, questo prelievo forzato, si può tornare ad utilizzare tali fondi per opere di manutenzione e azioni volte alla salvaguardia del cittadino.


Tra le pratiche impilate sulla sua scrivania, qual è la prima da affrontare, o magari quella che la impensierisce di più rispetto alle altre?
Le tre competenze della Provincia sono molto chiare: viabilità, edilizia scolastica, ambiente e ognuna ha come obiettivo la sicurezza dei cittadini, dunque vanno affrontate con piglio e responsabilità.


Se lei dovesse mettere una firma oggi per un risultato da conseguire entro la fine del mandato, per cosa lo farebbe?
Lo farei per ristabilire il ruolo gestionale e nevralgico delle Province, cosa che oggi non avviene.

 

Qual è una ricchezza provinciale?
Ce ne sono tante, a partire dalla bellezza e dalla diversità del territorio. Bisogna valorizzare tutte le risorse, al fine di prevenire fenomeni corrosivi come quello dello spopolamento causato dalla mancanza di lavoro.


C’è un modello, un risultato che ha conseguito ad Albano di Lucania e che potrebbe esportare anche alla Provincia?
Non ho mai mirato al raggiungimento di un risultato particolare, ma solo al conseguimento dell’ordinario. Nel mio comune gestiamo “in house” l’unico distributore di carburante, poiché l’investimento del privato è venuto meno. Ecco, questa potrebbe essere una buona pratica esportabile.


Quale messaggio si sente di dare ai giovani in procinto di lasciare la regione?
È la nostra terra, siamo nati qui, pertanto sono convinto che le migliori idee non verranno fuori dalla classe dirigente, bensì dalle nuove leve.


Oggi, nell’opinione comune dei cittadini, quando si parla di Basilicata si pensa subito al fenomeno dello spopolamento dei borghi…
Lo spopolamento, se guardiamo i dati internazionali, è un fenomeno che non appartiene solamente alla provincia di Potenza, o all’intera regione. L’Italia stessa ha registrato quest’anno un flusso migratorio preoccupante. È vero, tuttavia, che noi dobbiamo affrontare la parte che più ci riguarda ed è vero che le strutture viarie in parte contribuiscono allo spopolamento, al pari di alcuni servizi che devono essere garantiti ai cittadini: gli uffici postali, le piccole banche sul territorio, le scuole e le caserme dei carabinieri.


Albano di Lucania quale immagine restituisce rispetto agli altri comuni della Basilicata?
È uno dei comuni del comprensorio delle Piccole Dolomiti Lucane ad essere maggiormente popolato rispetto all’hinterland, tuttavia si è passati dalla nascita di circa 60/70 ragazzi, negli anni ’70, agli 8/9 dei giorni nostri.


È opinione comune tra la gente che i nostri paesi non abbiano beneficiato del vento favorevole di Matera 2019.
C’è un provvedimento in corso in base al quale ogni comune vivrà il suo giorno come capitale della cultura, nella scia di Matera, anzi ad ogni sindaco è stato affidato il compito di strutturare un programma. Per quanto riguarda il caso di Matera, è ovvio che a fronte di ogni grande evento possano seguire degli errori. Forse ci doveva essere un coordinamento maggiore.


La querelle del Capodanno Rai tra Matera e Venosa lei come la interpreta?
I litigi non hanno mai portato a niente di buono. Il Capodanno itinerante è fondamentale per mettere in mostra l’intera Basilicata, e non solo Matera. Matera 2019 è una grande opportunità per la Regione, ma certo da sola non risolve tutti i problemi e non si deve commettere l’errore di crederlo.


La canzone che la rappresenta di più?
“Auschwitz” dei Nomadi, una canzone commovente. Non posso fare a meno di pensarci. Il messaggio è forte: certe cose non dovranno MAI PIU’ ripetersi.


Il film?
Di conseguenza, “La vita è bella” di Benigni.


Il libro?
Non ne ricordo i titoli, ma mi colpirono molto alcuni testi dedicati alle problematiche dell’handicap.


Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
(Ride) Una volta si scriveva «I figli posero…»


Aggiusto la domanda: fra cent’anni scoprono una targa a suo nome nell’edificio provinciale…
Va bene: «Un uomo che ha lavorato tanto, con il solo scopo di migliorare la qualità della vita».