PRANZOsindacoRIONERO

Nella città di Carmine Crocco e di intelligenze vivide, ma spesso battagliere e polemiche, ti aspetti una sorta di sindaco-energumeno atto a reggere gli “urti”, mentre Luigi Di Toro, primo cittadino di Rionero, –essendo un professore di matematica- è un tipo piuttosto “Placido” (non abbiamo resistito alla tentazione) e riflessivo.


Come giustifica la sua esistenza?
Cercando di contribuire, nei limiti del possibile, a migliorare le cose sia a livello generale sia in ambito familiare. Sono un genitore e agisco per crescere ed educare al meglio i miei figli, anche se questa è una caratteristica peculiare di tutti gli esseri umani.


Com’è iniziata la sua formazione, nonché la voglia di cimentarsi in politica?
Direi che ho iniziato tardi ad avvicinarmi alla politica, dopo la laurea. All’epoca c’era il gruppo politico La Margherita, erano gli anni della fine della Democrazia Cristiana. In seguito mi sono avvicinato al Partito Democratico, pur non essendomi mai iscritto o aver mai richiesto la tessera del partito. Sette anni fa, alle comunali, ero l’unico candidato indipendente della lista civica “Insieme per Rionero”, nonché candidato per il PDC (pur non avendo la tessera nemmeno in questo caso).


Immagino che non si sia mai pentito della mancata iscrizione al Pd, specialmente in virtù degli scenari creatisi da un po’ di tempo a questa parte?
Assolutamente no, non mi sono mai pentito. C’è stato un periodo in cui ho riflettuto molto sulla mancata adesione, tuttavia non sono mai tornato indietro sui miei passi.


Secondo lei qual è la malattia di quello che viene chiamato il “partito regione”? Lei è un matematico, ce lo spieghi con “parole sue”.
Sì, c’è una “sommatoria” con troppi …“addendi”. I problemi del Partito Democratico sono troppi e di diversa natura, combinati a un’eccessiva voglia di comandare. A volte, in politica, l’anno sabbatico non fa male.


Attualmente ancora si sente dire che il Pd deve attendere gli esiti giudiziari della vicenda di Pittella, prima di decidere il suo candidato. A questo punto le domande che mi vengono in mente sono due: cosa ha pensato quando ha letto i particolari dell’inchiesta sulla sanità che coinvolge, tra gli altri, proprio il governatore e cosa pensa, da cittadino, di un partito in cui alcuni continuano a puntare su un candidato in piena bufera giudiziaria e mediatica.
Riguardo alla prima domanda, confesso che quando ci sono stati gli arresti sono rimasto colpito e in seguito, leggendo i particolari dai giornali, direi che sono rimasto ancora più interdetto. Insomma, non voglio parlare di un accanimento che si starebbe registrando nei confronti della politica, tuttavia, ho avuto l’impressione che si sia usata la mano pesante. Sui giornali non ho letto, nei confronti del governatore, capi di accusa “inchiodanti”, se non quello che lo stesso Pittella, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto interferire nel prosieguo dell’inchiesta, in virtù di una sua ricandidatura. Venendo dunque alla seconda domanda, in base a ciò che è successo a marzo, è chiaro che i cittadini desiderano un cambiamento, ma la parola “cambiamento” non vuol dire “tutti a casa”; tuttavia bisogna avere l’intelligenza e il coraggio di votarsi a qualche “sacrificio” in nome del bene comune.


Dunque Pittella e chi lo sostiene dovrebbero fare un passo di lato?
Sì. Premetto che non sono mai stato un pittelliano, (anzi alle scorse tornate comunali il mio avversario era un sostenitore dell’attuale governatore), ma Pittella non deve certo essere messo da parte totalmente (è un politico molto capace), tuttavia il partito dovrebbe trovare un modo per sfruttare al meglio le sua capacità, ma in questo momento ritengo inopportuna una sua ricandidatura alla guida della Regione.


Se non Pittella chi?
Francamente non lo so. Dovrebbero trovare una persona capace di unire la sintesi politica al rispetto, nonché alla rappresentazione della società civile.


Se dovessero chiedere un suo parere a riguardo, lei sarebbe più orientato alla scelta di un politico “di professione”, oppure di un tecnico un po’ più autorevole?

Be’, io tenterei con una figura autorevole. Togliere un politico per mettere un altro già noto ai più significherebbe dare in anticipo un giudizio negativo sulla stessa operazione, perché equivarrebbe a bocciare il politico predecessore. Anche il centrodestra è apparso particolarmente inquieto.

 

Lei è di centrosinistra, ma quale nome consiglierebbe alla eventuale coalizione di centrodestra?

Ne vedo solamente uno: il sindaco di Tolve, Pepe. A mio giudizio solo lui potrebbe aspirare a candidarsi alla presidenza della Giunta. Ma io sono di sinistra e sono un po’ contento della loro litigiosità, così potranno cedere ancora una volta il passo alla sinistra.

 

A seguito dell’inchiesta sulla sanità e, dunque, dell’arresto di Pittella, diventa il presidente della Giunta regionale facente funzioni l’assessora alla Sanità. In molti lo hanno letto come un controsenso.
Sicuramente è stata una cosa che nessuno si immaginava, dunque ci si è trovati per forza di cose a individuare un reggente.


Tornando alla sanità, molti centri nevralgici registrano carenze di organico, di strumentazioni o di elementi essenziali tra le corsie e nei reparti. Qual è la malattia della sanità lucana?
L’eccessiva centralizzazione di Potenza e la scarsa volontà di credere nelle potenzialità di altre realtà.


Dunque la riorganizzazione è stato un disastro?
Non sono un esperto, ma guardando i risultati direi proprio di sì.


Questione Crob. La paura più ricorrente, qui a Rionero, è che uno dei fiori all’occhiello del panorama regionale possa essere depotenziato, con attività fondamentali deferite al San Carlo. Una paura come questa è fondata e, se si, cosa farebbe il Comune per invertire la rotta?
È una paura diffusa da tempo, anche in passato un po’ di clamore su questo c’è stato. Cosa faremo noi? Mantenere alta la vigilanza su tutte le questioni. Al momento mi dicono che la situazione sta cominciando a destare un po’ di preoccupazione, al punto che dalla settimana prossima inizieremo a fare degli approfondimenti.


Il degrado di Monticchio: il nostro giornale ha riportato più volte situazioni controverse ai lettori. Cosa si sta facendo?
C’era e c’è tuttora un accordo quadro tra Rionero, Melfi e Atella nel quale si indicano opere di carattere strategico per Monticchio, tra le quali anche la funivia. Dall’accordo strategico a oggi c’è di mezzo la nascita del Parco del Vulture, e con il Commissario e l’assessore Pietrantuono ci sono stati molti incontri volti a definire i passi da compiere per la riqualificazione dell’intera area. Al momento sono in corso dei lavori di pulizia e con lo stesso assessore regionale abbiamo varato una prima sperimentazione del piano traffico, tramite l’ausilio di navette. La sperimentazione, a mio giudizio, è andata bene, anche se a causa del maltempo del mese di agosto non abbiamo potuto cogliere appieno i risultati. Per la funivia c’è stato un incontro con Pittella e lo stesso governatore si è impegnato a trovarci dei finanziamenti (perché servono davvero parecchi soldi) e a concedere risorse per alcuni interventi, come uno studio della quantificazione economica proporzionata a costi e benefici. Al momento, però, come capisce bene, è tutto fermo.


Tra le segnalazioni dei cittadini di Rionero si registrano lamentele sulla cura del verde, delle aiuole e circa il traffico cittadino…
Con gli operai del reddito minimo stiamo migliorando la situazione, anche se abbiamo incontrato difficoltà oggettive all’inizio, e lo stesso discorso vale anche per lo stato di salute delle strade. Per fare tutti gli interventi che ci siamo preposti ci vogliono risorse e programmi, ma stiamo procedendo. Il traffico a Rionero dipende da una scarsissima dotazione di strade: c’è un solo anello di scorrimento e non si riescono a trovare alternative. Tempo fa c’era, e c’è ancora, l’idea del progetto di una bretella per congiungere la superstrada al centro abitato, tra l’altro inserita nel piano triennale della Provincia con un importo di 6/7 milioni di euro. Per intanto, una parallela a Via Roma è difficile, quasi impossibile e tempo fa avevamo ragionato con l’Università per realizzare un pieno traffico, ma poi la cosa rallentò perché loro avevano un po’ di problemi a fare la convenzione. Quello è un discorso che dobbiamo riprendere. Almeno per la realizzazione di sensi unici, ma è chiaro che senza le infrastrutture si può fare poco.


La cosa migliore che ha fatto per Rionero?
L’impegno profuso nella ricerca dei fondi per la scuola. All’epoca fummo costretti con disagio a chiudere la scuola Preziuso, distribuendo i ragazzi in tre plessi scolastici, poi siamo riusciti a ottenere dei finanziamenti regionali per la scuola e stiamo completando il progetto e dovremmo partire: in tutto, arriviamo quasi a 7 milioni di somme disponibili .


Un buon lascito da parte della precedente amministrazione?
Senza dubbio l’esperienza che mi ha dato. Con Antonio Placido mi sento, non quotidianamente come qualcuno pensa, ma spesso per chiedergli dei consigli.


Visto quello che è successo a Ruoti, chiariamo: il sindaco è lei, giusto?
(Ride) Ma certo. Placido lo ritengo uno dei politici più esperti e disinteressati. Io non conosco altri sindaci che abbiano un’esperienza amministrativa più corta della mia. Io ho fatto il consigliere, l’assessore e poi il sindaco e, in tutto questo, chi ci ha creduto in me è stato proprio Antonio Placido.

 

C’è chi richiede una maggiore trasparenza del Comune magari, attraverso la pubblicazione di un bollettino a carattere periodico.

C’è stata la richiesta di un ufficio stampa, che al momento non è attivo, pertanto abbiamo creato semplicemente una pagina Facebook e diversi funzionari si occupano del suo aggiornamento.

 

Il libro che la rappresenta?
“Ho seguito le Stelle – Storia vera di un bambino in fuga”, di Gulwali Passarlay.


Il film che la rappresenta?
Sono per i film d’azione, ma al momento non mi viene in mente un titolo preciso. La canzone? Non mi viene in mente niente.


«È stato una persona disponibile e un buon educatore».