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Al “Red Lion” di Tricarico, location dell’intervista, il sindaco Antonio Melfi offre il caffè a chi entra e risponde velocemente ad alcune richieste degli avventori. Nei piccoli centri è così, si sa.

E quando cita “la Piazza” fra le opere per le quali vorrebbe essere ricordato, è impossibile non pensare a un passaggio de “L’Uva Puttanella” di Rocco Scotellaro, a proposito –appunto- della piazza e del sindaco che la fece, uno che «stette trent’anni sopra il Municipio ». E’ infatti la quarta volta che questo professore di lingue straniere, ex capogruppo UDC in consiglio regionale, nativo di Amendolara e residente a Roma, passato attraverso complicate pastoie giudiziarie e a un conseguente tira e molla di sospensioni e reintegri, viene eletto Primo Cittadino nel comune lucano. Delle possibili ragioni, ne abbiamo discusso in un’intervista “a cuore aperto”.


Come giustifica la sua esistenza?
Incominciamo bene (ride). Direi... dando tutto me stesso per le cose che ritengo necessarie, da quelle più semplici a quelle più complicate.


Lei è stato eletto sindaco per la quarta volta anche in virtù della riabilitazione che le ha consentito di ricandidarsi. Una volta mi pare di aver letto una sua dichiarazione in cui diceva, più o meno: «Sarò anche oggetto di polemiche, ma poi vengo eletto sempre io». Dopo le elezioni comunali, però, ho letto anche commenti che bollavano il suo come il classico risultato elettorale che si ottiene nel tipico paese in cui alla fi ne prevalgono le vecchie amicizie e i vecchi legami.
Hanno commentato così forse perché -da fuori- non si sono mai resi conto di quello che io ho fatto per Tricarico, e quello che Tricarico ha fatto per me, fin dal 1985, quando feci l’assessore provinciale. Il mio impegno fu notato subito, perché i tricaricesi, notoriamente, sono molto intelligenti. E diventano un giudice severo quando si va a votare. Se lei si fa un giro per il paese, nota che è stato completamente rifatto. Da me.


Qual è la cosa per la quale vorrebbe essere principalmente ricordato?
Ma sono tante le cose: la Piazza, Viale Regina Margherita, il cimitero, il Palazzetto dello Sport, il Palazzo di Giustizia, i marciapiedi, di cui Tricarico era completamente sprovvisto. Il sisma dell’80 aveva ridotto il paese ai minimi termini: sotto il Comune era pieno di container. E nel 1995, quando arrivai io, non era stato fatto ancora niente.


Mi dica un suo errore.
Mmm. Credo di essere stato molto sincero, molto aperto sulle mie cose.


Quindi è stato un danno per lei?
Un danno che mi è costato parecchio.


Si riferisce alla sua condanna per abuso d’ufficio? (La questione, risalente a diversi anni orsono, riguardava il taglio di 12 piante del bosco in località Fonti. Con l’indulto ottenuto su tre anni della condanna, il sindaco ha trascorso i restanti cinque mesi in affidamento ai servizi sociali, presso la Fondazione “Alberto Sordi” di Roma – ndr).
Sì, se lei pensa che io sono stato condannato sulla base di una impalcatura costruita su intercettazioni telefoniche… intercettazioni in cui io trattavo male i miei dipendenti, perché arrivavo in Comune alle 8 meno un minuto e andavo via alle 14, per poi tornare il pomeriggio…


Lei tutt’oggi ritiene di aver subito una condanna ingiustamente?
No, perché, come dico spesso, “la Giustizia è giusta anche quando è ingiusta”. Se non avessi avuto questo principio, quando sono venuti a casa a prendermi, avrei tentato anche un atto molto più forte, ma è stato anche l’affetto della famiglia a fermarmi. Dopo aver trascorso circa 40 giorni agli arresti domiciliari… solo dopo mi sono andato a guardare i 12 fascicoli che erano a Matera. Come sa, portai al tribunale di Catanzaro pure i magistrati, che furono prosciolti, mentre io ancora oggi sono alla ricerca di spiegazioni...


…all’epoca lei veniva tratteggiato come una specie di “ras” di Tricarico…
…no, “ras” no.


Diciamo allora un sindaco troppo …accentratore.
Eh forse accentratore sì, come del resto lo sono accora. Tutte le persone vengono da me, naturalmente la gente umile, buona, che ha bisogno di essere ascoltata, nel bene e nel male. Vengono persone che tengono l’umido in casa, e allora il sindaco si alza e va vedere perché c’è l’umido.


Lei ha citato la sua esperienza giudiziaria, vogliamo commentare il momento politico attuale, che si è creato dopo gli arresti domiciliari del presidente Pittella per la questione Sanità? Le misure cautelari del Governatore sono maturate anche in virtù della sua intenzione di ricandidarsi. E’ scritto nelle carte. Non è mancato chi ha parlato, pertanto, di “intervento a gamba tesa” della magistratura. Secondo lei i giudici finiscono per fare politica, in qualche modo?
No. Non lo penso affatto. Non è avvenuto né nel mio caso, né in quello di Pittella. In Basilicata non ci sono magistrati che fanno politica.


Pittella sta vivendo un’esperienza identica alla sua.
Non ho letto le carte, non mi permetto di giudicare. Tuttavia, il Procuratore della Repubblica mi sembra abbia parlato della raccomandazione dicendo che in sé non configura necessariamente un reato. Se io Sindaco vado a raccomandare una persona, non è reato, a meno che, col mio gesto, non si creino i presupposti per danneggiare un soggetto e avvantaggiarne un altro. In quel caso c’è l’abuso. Io ho letto i giornali e mi domando: ci sono per Pittella tutte queste cose? O qui siamo di fonte al semplice…


…malcostume?
Io non lo definirei nemmeno “malcostume”, altrimenti chissà in Italia quanti… Insomma, vorrei capire, in sostanza, chi nella sua vita non ha mai fatto una raccomandazione (fermo restando che ciò non implica che tutti debbano sentirsi autorizzati a servirsene).


Lei ne ha fatte molte?
No, non è che ne abbia fatte molte, anche perché alla raccomandazione di solito non ci credo. Quando qualcuno viene da me, se è possibile fare una cosa senza ledere gli interessi di altri, allora rispondo sì; se non è possibile, dico di no. Tornando a Pittella, ripeto, non conosco gli atti e non so se c’è altro. In ogni caso, tutte le posizioni vengono fuori in presenza del dibattimento.


Il Pd è un po’ bloccato su questa cosa, un mese fa Pittella sembrava fuori dai giochi, adesso –tempistiche alla mano- c’è chi lo vede di nuovo come il miglior candidato possibile per il centrosinistra.
Sono scelte personali. Dipende molto da quello che uno si sente dentro. Uno può anche scegliere -e cerco di ragionare con la mente di chi ad oggi non si è ancora dimesso- di tenere duro e di dire alla gente «Aspettate e vediamo quali sono i risultati, vi dimostrerò che ne uscirò innocente».


Veniamo al Centrodestra: sembra sia diventato litigioso peggio del centrosinistra. Trova strano che ciò accada proprio quando –pare- ci siano delle occasioni storiche, delle chance in più per giocarsela sul serio?
Vedo da parte della Lega un discorso che spinge verso la novità. Credo che anche per la candidatura alla Presidenza della giunta regionale si vada verso la novità. Dall’ “altra parte”, invece, credo possa esserci un tentativo di spingere verso la riaffermazione di coloro i quali hanno già fatto e sono ben conosciuti a livello politico in Basilicata. Da questo scontro come se ne esce? O ognuno riconosce le ragioni dell’altro, oppure, ancora una volta, il centrodestra perderà un’occasione per vincere le elezioni.


Carmen Lasorella ha annunciato la sua candidatura. E’ la seconda giornalista lucana di fama nazionale che prova a scendere in campo, se consideriamo la Barra alle politiche.
Io non ci ho mai creduto.


Ai giornalisti che scendono in politica?
No, anzi, i giornalisti vanno benissimo e forse ne sanno più di molti altri. Dicevo che non credo a fenomeni che si manifestano in momenti elettorali. Carmen Lasorella con il territorio lucano e tutti i suoi problemi, oltre al fatto di essere nata qui, cosa c’entra? Mi domando: in questi ultimi anni c’è stata? Non lo so, ma se c’è stata allora va bene, perché è sempre una forza nuova che viene a dire la sua.


Siamo in provincia di Matera: qui sta arrivando il “vento benefico” della Capitale della Cultura 2019?
Ancora no, perché ho avuto l’amara sorpresa di trovare Tricarico fuori dai progetti che sono stati presentati. Spero di poter inserire il Comune in questa progettazione. Ehhh, ma guardi che Matera deve stare attenta, perché se non c’è un coinvolgimento completo dell’intera Basilicata, è un discorso che non avrà quei risultati che tutti ci aspettiamo.


A proposito di Cultura. Veniamo ad Antonio Infantino, scomparso di recente: ho l’impressione che -musicalmente parlando- i migliori tributi finora siano stati fatti fuori dalla Basilicata, e FUORI da Tricarico, e mi riferisco –per dirne una- alle cose organizzate da Vinicio Capossela. Inoltre, a parer mio, negli ultimi anni proprio in questo paese è stato dato più spazio a gente che si è appropriata delle idee di Infantino, senza nemmeno riconoscerglielo.
Ho conosciuto Infantino come persona, come professionista, come artista, e ho apprezzato così bene le sue doti che possono essere racchiuse in poche parole: Antonio Infantino camminava per Tricarico senza far rumore e si accreditava all’opinione pubblica, a livello locale e nazionale, con molta umiltà. Per questa sua caratteristica, io come Sindaco –e sono stato l’unico- ho voluto riconoscergli il titolo di Cittadino Illustre, proprio perché gli si riconosceva di aver portato Tricarico nel mondo, con la sua musica, con il suo ritmo coinvolgente. Mi faccia dire, però, che Infantino ha vissuto qui un periodo di solitudine immensa. Quando tornavo lo ritrovavo con questo suo scialle che camminava per Tricarico: se non sempre da solo, quasi. L’ho detto anche pubblicamente: le istituzioni si sono dimenticate di lui, usando come “testimonial” lucani personaggi senza reale valore, utilizzati solo per tornaconto di consenso. A Infantino non gli hanno dato nemmeno una laurea Honoris Causa, né un incarico di prestigio, una docenza accademica. E… sì, è vero, credo che tutti si siano formati da lui, anche se poi ci sono state situazioni che sono arrivate anche davanti al giudice. Ora, dopo morto, come sempre accade, pare che Infantino si stia riaffermando. “Però non a Tricarico”. Bene, qui, con quei pochi soldi che abbiamo avuto, abbiamo dedicato a lui tutto un momento di memoria, il 24 agosto scorso, in occasione dei Fuochi di san Pancrazio. Lei mi dice: “come mai si stanno facendo tutte cose fuori?”. Beh, io ho tentato di arrivare a Capossela, ma lui per fare una serata vuole un certo cachet, soldi che la Regione non ci dà assolutamente. Altrimenti avremmo fatto pure noi qualcosa.


Ma, al di là delle singole serate, c’è l’intenzione di costruire qualcosa di duraturo su Infantino? Qualcosa di concreto?
C’è l’idea di rendere stabile la sua “Skuola del Ritmo”. Credo che si farà con il Conservatorio di Potenza. A questo proposito dovrò sentirmi con Giovanna D’Amato e Paride Leporace della Lucana Film Commission. C’è tutto un programma in cantiere.


Per fare cosa?
Una scuola.


Qui a Tricarico?
Non so dove nascerà, ma sicuramente sarà dedicata a Infantino e collegata ad altre strutture, che hanno già una loro esistenza e che possono portarla avanti con competenza e professionalità.

 

Veniamo alle domande finali. Il libro che la rappresenta?
Domanda difficilissima. Come si fa a scegliere? Diciamo che un libro che mi ha segnato molto è “Cristo si è fermato a Eboli”, di Carlo Levi.


Il film?
“Anonimo Veneziano”.


La canzone?
“L’istrione” di Charles Aznavour.


Tra cent’anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
Più di una volta ho pensato che sulla mia lapide alla fine non scriveranno nulla. Sa perché? Perché mi farò cremare.