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E’ un pomeriggio leggermente plumbeo a Rivello, splendido paese del Lagonegrese incastonato nel verde. Ulderico Pesce, 55 anni, attore e regista di teatro impegnato e scomodo (una cosa è conseguenza dell’altra), ci attende in piazza, munita di vista mozzafiato e …sì, di ristorantino caratteristico.

Come giustifica la sua esistenza?
Sono stato messo al mondo – volontariamente- da mia mamma e da mio padre, che si erano sposati molto poveri. Ma più di tutti a volerlo era stato mio nonno, che faceva l’arrotino e raccontava storie. Storie di contadini che avevano occupato i terreni, antifascisti, poesie contro il duce di cui si ha ancora memoria in paese. Poi anche mio padre è stato molto importante, poiché è stato sindacalista della CGIL, della Federbraccianti e in qualche modo questa sua attività mi ha condizionato.


Non a caso ha sempre fatto teatro di denuncia. Qui siamo a pochi chilometri dal “feudo lauriota”. Il recente arresto ai domiciliari del Governatore Pittella, e tutto lo scandalo scoppiato nella sanità, le ha “smosso” qualcosa?
Mi pare di capire che la questione riguardi presunte raccomandazioni politiche atte a influenzare l’esito di concorsi: se questa è la colpa, io credo che in Italia, su 60 milioni di abitanti, 58 dovrebbero andare in galera. Da domani mattina. Ho contezza di almeno 50 sindaci che hanno diretto le gare per i concorsi pubblici…. In generale, poi, ho anche l’impressione che buona parte della magistratura sia politicizzata. Vediamo come va a finire, ma credo che le problematiche serie della nostra regione siano altre, infinitamente più gravi, tipo il petrolio, o lo spopolamento dei nostri centri.


E’ immaginabile una Basilicata totalmente senza petrolio?
Ho fatto uno spettacolo che si chiama proprio “Petrolio” e che porto in giro per l’Italia, in cui narro di un personaggio, Giovanni, che è il padre di questa ragazza; vivono a Viggiano e lui fa le pulizie al pozzo numero 4 (dal quale sono fuoriuscite 400 tonnellate di petrolio). Pulendo, si accorge della perdita, ma sa che la figlia frequenta l’Università di Basilicata -che si regge con quelle royalties- e sa che la figlia ha un tumore ed è in cura al Crob di Rionero -che si regge con le royalties del petrolio-, pertanto, se denuncia, chiude tutto il sistema, come in un effetto domino.


È come un cane che si morde la coda…

Siamo tutti “liberi e incastrati” ed è difficile uscire da questa situazione. Rinunciare al petrolio è impossibile: perché significa chiudere 15 ospedali, e se mia madre ha bisogno di un’ambulanza, occorre attendere i tempi di quella in partenza da Policoro. Più che dire – con facili slogan- “Stop al petrolio”, bisognerebbe dire “stop a questa metodologia di estrazione”. I danni fatti dall’ENI in Val d’Agri sono enormi: chiunque governerà dovrà pretendere una legislazione idonea.


Può essere più specifico?
Lei sa che a cinquemila metri di profondità si preleva il petrolio; la roccia è così dura che per la trivellazione sono necessari liquidi chimici, che sono sottoposti a “segreto commerciale”. Cioè, si scava nella roccia e io contadino, proprietario del terreno, non posso sapere cosa si usa??? Ed è già una delle prime scorrettezze da eliminare.


La seconda?

Arrivati a 5mila metri di profondità, subito il petrolio, con un “effetto cannuccia”, comincia a salire, ma insieme sale pure il gas H2S, dannosissimo. Questo gas lo bruciano: la famosa fiammella. L’Osservatorio mondiale della sanità ha stabilito che si può bruciare l’ 0,006 % al milionesimo di particella. E’ così ovunque, persino in Libia. l’Italia non ha mai adottato una legislazione nel settore petrolifero che importasse il dettato dell’Osservatorio. Da noi si scava al 5% di H2S, e quando a scavare è una società petrolifera a partecipazione statale come l’ENI, si può arrivare al 30%. Ecco la puzza di uova marce che c’è in tutta la Val d’Agri.


A questo punto un fesso come me si chiederebbe, ma queste leggi perché non si fanno? Non si sanno fare o non si vuole?
Secondo me non si fanno per motivi politici. L’ENI è a partecipazione statale, per cui più scava, più guadagna lo Stato. Come dicevo:, ci hanno incastrati. Da quando hanno fatto il Centro Oli di Viggiano, dove 53 pozzi della Val d’Agri “arrivano” nei serbatoi, il problema c’è, ma è minore. Ricordo infatti che anni fa, a Calvello, il “prodotto” veniva raccolto direttamente nel pozzo, la cisterna poi lo portava nella cosiddetta area LPT, che tra l’altro era nel terreno di proprietà di un ex sindaco (!), dove avveniva il primo stoccaggio. E io ho tutte le carte. E in quegli anni, si verificava a Calvello un riversamento nell’area sotto una sorgente, sistemi di segnalazione H2S invisibili…. tutte testimonianze di una gestione fallimentare. E’ relativa ad alcuni anni fa, ma in termini petroliferi è “ieri”. Ecco perché la scienza ha certificato e attestato che le malattie cardiologiche e tumorali sono aumentate del 63% nella Val d’Agri. Ora è chiaro che noi non possiamo vivere senza petrolio e royalties, ma ciò non significa morire uno dopo l’altro senza dire mezza parola.


Nei suoi spettacoli ha toccato praticamente tutti i temi scottanti della Basilicata. Cominciamo dalla Fiat, perché fa ridere amaro questa storia dell’acquisto di Ronaldo e (annunciato) sciopero a Melfi.
La Fiat è un altro caso di multinazionale che arriva in un territorio, lo devasta (era l’area agricola del Vulture), implementando una fabbrica in cui i regimi di lavoro sono simili alla schiavitù. Questo fino al 2004, quando solo a Melfi c’era ancora la “doppia battuta”. A distanza di anni, dopo tante battaglie, non è mancato poi chi è morto d’infarto per l’assenza del medico di notte (che ancora oggi non c’è!!!). Nel mio spettacolo “FIATo sul collo”, racconto quindi della Fiat in Basilicata, dove si lavora con ritmi assurdi, si produce, si fanno affari e poi possono permettersi Ronaldo alla Juve. Almeno metà campionato sicuramente glielo paga Melfi , e non lo ritengo corretto.


Lei riceve anche molte minacce.
La maggior parte sono anonime, minacce personali che mi hanno fatto stare sotto protezione per un anno. Ho avuto enormi difficoltà, coi carabinieri che mi accompagnavano a casa, mi portavano a recitare in giro...


È stato mai “corteggiato” dalla politica?
Non mi interessa. Alle scorse regionali me lo chiesero, ma non accettai. Non mi chieda chi.


Ricordo che gran parte dei problemi glieli causò “Scanziamo le scorie”…
Già, lo spettacolo sulle scorie radioattive …a Scanzano Ionico me l’hanno inchiodata, la macchina.


Lei si era occupato di quel tubo, posto tra Rotondella a Policoro, che scaricava liquido radioattivo nello Jonio…
Le racconto com’è iniziata quella storia. A Monfalcone ebbi la fortuna di conoscere il giudice Nicola Maria Pace, ovvero colui che aveva fatto sequestrare per la prima volta la condotta (quando era alla Procura di Matera). Ero da quelle parti per fare “FIATo sul collo”, lui mi sentì parlare con un accento lucano spinto e mi fermò, “scoprimmo” di essere corregionali (lui era di Filiano) e poi andammo a pranzo. Fu così che mi parlò di questa condotta, e mi chiese se mi fossi mai interessato del deposito nucleare di Rotondella. Mi disse che se fossi andato a Trieste (dove lui era Procuratore) mi avrebbe indicato il chilometro preciso. Ci andai e trovai tutti i fascicoli pronti. Io lavoro così. Ci inventai questo spettacolo proprio nel 2003, quando volevano a Scanzano fare il deposito di scorie. Oggi quella condotta è sequestrata dalla magistratura, ma continua a funzionare. Sul mio sito www.uldericopesce.it, si può firmare la petizione per farla “tappare” una volta per tutte.


Una domanda mi nasce spontanea, c’è una cosa di questa Terra che le piace?
I paesaggi. E quando l’uomo si insinua nei paesaggi in maniera seria e produttiva. Con mio padre trovammo una pianta madre e con pazienza oggi ci ritroviamo trenta ulivi bianchi, il cui olio, in antichità (la pianta la portarono qui i Bizantini), veniva utilizzato nelle feste per ungersi, il cosiddetto “olio del crisma”, e veniva usato anche dagli eremiti nelle grotte. Il mio nuovo lavoro, non a caso, si chiama “Basilicata Bizantina”.


Il Libro che la rappresenta?
“L’Iliade” di Omero 


La Canzone?
“Cuore” di Mango.
Il Film?
“Roma città aperta” di Rossellini
Tra cent’anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
Mio padre, che è morto da poco, ha voluto ci fosse scritto «Essere». Capiteremo nella stessa tomba, pertanto, direi: «Vedi mio padre».