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La Procura potentina indaga su «una grave ed illecita attività di scarico a mare dell'acqua contaminata, che non veniva in alcun modo trattata». Sequestrato anche l’impianto “Ex Magnox”

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A seguito di indagini dirette dalla Procura (Direzione Distrettuale Antimafia) di Potenza e condotte dal personale del NOE- Carabinieri di Potenza, si è proceduto a dare esecuzione al decreto di sequestro preventivo, disposto in via d'urgenza, sia delle vasche di raccolta delle acque di falda e della relativa condotta di scarico a mare dell’impianto "ITREC" (Impianto di Trattamento e Rifabbricazione Elementi Combustibili Nucleari) di Rotondella, in provincia di Matera, gestito da "SOGIN

spa”, che dell'adiacente impianto "ex MAGNOX" in area ENEA. I reati ipotizzati sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti.

La stessa Procura ha reso noto che l’indagine ha preso le mosse dal grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche in cui versava (e versa) la falda acquifera sottostante il sito ENEA/SOGIN (caratterizzata da contaminazione da Cromo VI e Tricloroetilene, sostanze pericolose e cancerogene). Le suddette sostanze sraebbero state utilizzate per il trattamento (cosiddetto riprocessamento) delle barre di uranio/torio collocate nel sito ITREC. Gli inquirenti avrebbero accertato, inoltre, «una grave ed illecita attività di scarico a mare dell'acqua contaminata, che non veniva in alcun modo trattata». In particolare, riferisce la Procura, le acque contaminate, attraverso una condotta, partivano dal sito in questione e, dopo avere percorso alcuni chilometri, si immettevano direttamente nel mare Jonio.

Il provvedimento cautelare è stato disposto in via d'urgenza stante «la necessità di evitare, con tempestività, il protrarsi dell'attività criminosa in atto e per impedire che la stessa fosse portata ad ulteriori ed ancora più gravi conseguenze, con un progressivo aumento del pericolo per la salute umana e per l'ntegrità dell'ambiente».

Il sequestro preventivo adottato tuttavia non bloccherà in alcun modo le attività di decommissionamento del sito nucleare, che, pertanto, potranno e dovranno normalmente proseguire, ma obbligherà i responsabili dei siti - sotto la diretta vigilanza degli inquirenti - ad adottare le indispensabili misure a tutela dell'ambiente e della salute pubblica «che fino ad oggi non erano state prese».