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Si è tenuto ieri a Potenza, presso la Sala A del Consiglio Regionale, la seconda giornata di workshop organizzata dall’Ufficio della Consigliera regionale di Parità in collaborazione con il MOICA (Movimento Italiano Casalinghe).

A moderare l’incontro proprio la Consigliera di Parità, avv. Ivana Pipponzi: “Domenica a Matera si è parlato principalmente di violenza di genere ed in particolare di violenza economica, che è una delle forme con la quale agiscono gli uomini violenti, per vessare le loro mogli e compagne, inducendole a dimettersi dal lavoro o addirittura a non cercarlo, tenendola nella sfera di ‘moglie e madre,’ per essere meglio controllata, esclusa dunque socialmente ed economicamente” è stato il primo commento della Consigliera Regionale. “I dati emersi parlano di più denunce, che non significa che siano aumentate le violenze. C’è però una maggiore consapevolezza che spinge le donne a parlarne; conseguentemente si riduce il numero delle violenze minori, perché le giovani ragazze hanno preso sempre più coscienza e riconoscono i segnali d’allarme sin dalle relazioni pre-matrimoniali, distaccandosi subito dal fidanzato che con condotte di controllo pone in essere delle basi per situazioni più gravi”, ha continuato l’avvocata Pipponzi. La Consigliera di Parità ha così concluso: “Il convegno odierno (ieri -ndr) ha come tema il lavoro domestico, e vuole andare a rompere lo stereotipo di genere che vede la donna casalinga a carico del marito, una donna che non fa nulla, quando sappiamo benissimo che il lavoro domestico quotidiano, se venisse quantificato, ammonterebbe a non meno di 3000 euro mensili, stando a quanto riferiscono alcuni dati emersi da studi specifici. È necessario rompere questo stereotipo di genere che conta circa 7 milioni 311 mila donne casalinghe (dati ISTAT), a cui si aggiungono quelle donne che non si ritengono casalinghe, ma che sono fuori dal circuito lavorativo perché non riescono a trovare lavoro, perché con la gravidanza sono diventate elemento scomodo per il proprio datore di lavoro, o perché i costi dei nidi sono elevati da costringerle e a rimanere a casa e fare le madri. E' necessario dare dignità e voce a tutte quelle donne casalinghe che attraverso il loro quotidiano ed incessante lavoro domestico – che non contempla ferie, straordinario, paga, progressione di carriera, contributi e altro – contribuiscono in maniera sostanziale a formare il PIL nazionale e la cui mancanza darebbe un duro colpo all’economia nazionale”.
Alla buona riuscita delle due giornate ha concorso il MOICA, nelle persone del presidente regionale Alba Dall’Acqua e dalla Vicepresidente Nazionale Concetta Fusco. “È importante essere oggi al Sud per riferire quanto iniziato da alcune casalinghe bresciane 35 anni fa. Il numero delle casalinghe di allora rimane piuttosto invariato rispetto ad oggi, 8mln di donne che non avevano alcun tipo di riconoscimento. Oggi le casalinghe lavorano anche fuori, ma non va sottovalutato il lavoro familiare che è un lavoro di cura. Quelle donne bresciane hanno cercato di essere all’avanguardia portando avanti una pacifica rivoluzione che oggi conta 140 gruppi di donne casalinghe”, ha affermato la Vicepresidente Fusco.
Presente all’incontro anche la Dottoressa Cocciufa, che ha portato i saluti del prefetto Cagliostro: “Le casalinghe sono donne che hanno fatto la storia. Da poco tempo sono uscite dai salotti e dalle cucine, iniziando a condividere preoccupazioni sulle loro condizioni di vita. Studiare è oggi un fatto diffuso, ma non bisogna dimenticare la condizione delle donne che fino a qualche decennio fa non potevano accedervi. Certamente quelle donne non scelsero di fare quello, così come oggi non si sceglie di essere casalinghe ma talvolta le occasioni di lavoro sono sempre più limitate”.
Anche l’Assessore comunale alle Attività Produttive, Carmen Celi, ha partecipato al workshop centrando con il suo intervento la problematica affrontata: “Ringrazio l’avv. Pipponzi che ci dà la possibilità di confronti importanti. I dati relativi all’occupazione femminile sono allarmanti, solo il 47% delle donne lavora, spesso percepiscono un compenso minore e talvolta con contratti part time. La politica da porre in essere sarebbe quella a vantaggio delle famiglie, tra cui la costruzione di asili nido, per esempio. Oggi si fanno meno figli, perché non avere un lavoro non consente di programmare una gravidanza, con la paura di non poter assicurare una vita dignitosa ai propri figli”.
Al tavolo dei relatori oltre alla Consigliera di Parità Nazionale, Franca Cipriani, la direttrice INAIL Basilicata, Lucia Carmen Angiolillo, e anche il Presidente del Consiglio Regionale Mollica, il quale ha riconosciuto che “al Sud c’è ancora un retaggio mentale arretrato che non consente di fare tantissimi passi in avanti”, ma ha riconosciuto nella Consigliera di Parità, coadiuvata dai diversi organismi presenti, una grande forza di volontà con la quale si potranno raggiungere porti lontani.