bardi_e_cifarelli.jpg

 

 

Cari Contro-Lettori,

la politica, si sa, è l’arte di far passare per vero il suo contrario. E viceversa. E se si è riusciti, in questa terra, a far passare un esoso “conguaglio” per “bonus” alle famiglie in difficoltà, figuriamoci…

Ma consoliamoci con le “letture creative” (di dati). La pubblicazione del Rapporto Svimez ha scatenato il solito, prevedibile canovaccio da tribuna politica: l’universo “parallelo” di Via Verrastro contro l’ “apocalisse” biblica dell’opposizione.

Da una parte c’è il Generale (Bardi), che con la consueta flemma anglo-partenopea ci rassicura che la nave galleggia, che c’è “tenuta significativa” e una crescita dello 0,6%.

Dall’altra parte della barricata, Cifarelli e l’opposizione dipingono una terra desolata (“lend desolèt”, come avrebbe detto il comico Dino Paradiso, imitando Gianni Pittella), ove 5.500 giovani sono evaporati in due anni e la “trappola dei talenti” ha fatto scattare le sue ganasce.

In mezzo a questo fuoco incrociato di percentuali, capita di incontrare il solito turista svizzero che scende in Basilicata. guarda i pozzi di petrolio in Val d’Agri, vede gli invasi pieni d’acqua, ammira i Sassi, si gode il clima e la famosa “vita lenta”. Poi ci guarda un po’ di sbieco, masticando il peperone crusco, e domandandosi a bocca piena, un po’ confuso (complice l’Aglianico): «Scusate, ma con tutto questo, perché dite che i vostri giovani scappano?».

Caro Hans (o come diavolo ti chiami), la risposta sta in un vecchio adagio dei nostri nonni, saggi economisti senza master: “I ciocc’ fann leit e i varreil s sfasc’n”. .

E qui arriviamo al cuore sociologico del problema, quello che nessun rapporto Svimez riesce a quantificare. Mentre si discute di transizione energetica e fondi green che i sindacati reclamano a gran voce per evitare il deserto post-petrolio, il popolo lucano dove cerca la salvezza? Non nelle piazze, non nei teatri, non nelle start-up. Ma nell’inaugurazione di un nuovo centro commerciale. Ultimamente ne sono spuntati diversi.

C’è gente che ha preso un giorno di ferie per esserci al taglio del nastro. Un pellegrinaggio laico e disperato. Vedere frotte di cittadini aggirarsi tra le corsie luccicanti, spesso senza nemmeno acquistare, ma solo per esserci, ricorda in modo inquietante alcuni passaggi di quel vecchio film di George Romero prodotto da Dario Argento: i morti viventi tornavano al centro commerciale perché era l’unico ricordo di una vita normale, di un posto dove “stare”.

Siamo una terra che esporta greggio e laureati, ma i lucani che restano camminano nei corridoi del consumo come sonnambuli, svuotati di iniziative e speranze, in attesa che qualcuno, magari proprio quello svizzero di passaggio, ci spieghi come trasformare l’oro nero e l’acqua in futuro, e non solo in un altro conguaglio.

Walter De Stradis