- Redazione
- Sabato, 22 Novembre 2025 07:34

Cari Contro-Lettori,
una volta, al bar, persino da noi, si
sorseggiava il caff è sfogliando il giornale
del mattino (altra era geologica: esistevano
persino quelli del pomeriggio). La colazione,
insomma, era condita di notizie. Oggi, a
Potenza, in un mondo in cui siamo sommersi
dalla “informazione continua” digitale (ma
sono pochi quelli che “leggono” davvero),
la colazione di chi fa il nostro mestiere è
(giustamente) accompagnata da news e
segnalazioni che vengono direttamente
dal cittadino. Accade spesso, come questa
mattina (venerdì): ci off rono il caffè e ci
segnalano che in Piazza Zara a Potenza
l’illuminazione serale è più fioca delle luci
e della palle (ehm, rotte) di un vecchio
albero di natale ripescato dalla cantina. Qui
ci lavorano diverse donne, commesse e
altro, e coi tempi che corrono –ci spieganoanche
solo andare verso la propria auto, in
penombra, può riservare cattive sorprese. Ci
torneremo. Per il momento, il dato statistico,
in questa città, è che il numero delle colazioni
“caffè + notizia” è aumentato, negli ultimi
mesi. I cittadini scrivono, fotografano e
segnalano di tutto (basta consultare alcune
pagine Facebook apposite, tipo “Potenza
denuncia”): incuria, degrado e sporcizia in
alcune zone (il sottopassaggio del “Terzo
Comodo”); problemi su parcheggi (“furbetti”
della sosta in Via Mazzini e in centro storico);
zone scolastiche prive di un semplice
semaforo (zona Alberghiero); strade senza
marciapiede e completamente al buio (il tratto
che congiunge Via Lisbona alle cooperative
di Poggio tre Galli). I cittadini chiedono
dissuasori (attraversamento pedonale in via
Ancona), segnaletica adeguata, sicurezza
minima. E poi ci sono loro: le famigerate
transenne lasciate a marcire per anni. Un
po’ dappertutto, Centro non escluso. Nastri
che si sbriciolano in microplastiche. Una
città che sembra allestita per un’emergenza
permanente che però nessuno si prende la
briga di risolvere. La sicurezza, poi, è il
capitolo più inquietante. Potenza, un tempo
tra le città più tranquille d’Italia, oggi vive
una sequenza di furti e vandalismi che ha
creato un clima di paura e sfi ducia.
Ma, in tutta sincerità, la situazione nelle
“aree interne” non è certo più felice: altri
tipi di problemi (solitudine, abbandono e
“distanza istituzionale”) confermano che
in questa terra il mandato politico è stato
costantemente tradito.
«Io e mia moglie, a malincuore, abbiamo
lasciato la casa, per “emigrare” a Rimini...
per non restare soli (e seguire i figli – ndr).
Questo tutto grazie ai nostri amministratori
regionali. Ciechi alle realtà dei cittadini».
Ce lo scrive, direttamente su whatsapp, un
«non più giovane» lettore.
Ennesimo segnale che la fi ducia dell’elettore
lucano è stata scambiata per fessaggine;
mentre la “regola dell’amico” (per citare
un noto successo pop) è diventata Testo
Sacro. Una storia di “amore”, insomma, in
cui il “cornuto” è sempre solo il cittadino,
buggerato da promesse e spettacolini di
varietà.
A quando un “divorzio all’italiana”, anzi, alla
“lucana”?
Walter De Stradis







