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Cari Contro-Lettori,

dal sito dell’Ansa si apprende che è stata firmata ed è quindi operativa l’ordinanza del Commissario sull’Emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, con la quale si dispone «di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing (“tracciamento dei contatti”) e di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons Spa».  L’app, che dovrebbe chiamarsi “Immuni”, sarà «un pilastro importante nella gestione della fase successiva dell’emergenza», la sperimentazione sarà in alcune regioni pilota (la Basilicata? Come profetizzava/auspicava Carmen Lasorella sul numero scorso?), poi verrà estesa, auspicando «una massiccia adesione volontaria dei cittadini». Il fatt-App-osta in questione ha partecipato alla selezione del ministero dell’Innovazione, a cui sono arrivate oltre 300 proposte. Si basa sul bluetooth (ma è adattabile anche al Gps) principio cardine su cui si muove l’Europa, la quale ha dettato le regole per il sistema di tracciamento: anonimato e niente geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà.

Oltre ai requisiti di volontarietà e interoperabilità tra Stati –spiega sempre l’Ansa- l’Ue si è soffermata in particolare sulla tecnologia giudicata più idonea per le app di tracciamento, cioè il bluetooth che deve “stimare con sufficiente precisione” (circa 1 metro) “la vicinanza” (o "la distanza", a seconda dei punti di vista) tra le persone per rendere efficace l’avvertimento se si è venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19. «I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio» sottolinea Bruxelles, precisando che l’obiettivo delle app «non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole» perché questo «creerebbe rilevanti problemi di sicurezza e privacy». Per mantenere l’anonimato, è previsto che le app utilizzino un ID (codice d’identificazione utente, ndr) «anonimo e temporaneo che consenta di stabilire un contatto con gli altri utenti nelle vicinanze».

Orbene, non si sa se la nostra sarà scelta fra le “regioni pilota” per la sperimentazione di questa app che serve a “mantenere le distanze”, ma viene da sperare, almeno, che in vista dell’ "accensione" di questo software (o quel che è), se ne spenga un altro, similare, piuttosto e anzichenò, di cui sembra essersi dotato l’esecutivo regionale. Ebbene sì, non è un mistero per nessuno che il generalissimo e i suoi attendenti al pezzo (ribadiamo. è da un pezzo che attendevano) sin dal loro insediamento (cioè quando il coronavirus ancora non c’era), abbiano portato nel taschino un apparecchietto che cicaleggiava all’avvicinarsi di un qualche cittadino desideroso di “contatto”. Questa “nuova” politica lucana, per dire, è apparsa troppo algida e distante, inavvicinabile (e fin troppo colma di "filtri" di staff), ben prima che l’emergenza virale rendesse obbligatoria la lontananza. E siccome persino Modugno cantava: «La lontananza sai, è come il vento/che fa dimenticare chi non s'ama», ai nostri eroi napo-lucani conviene afferrare il messaggio, perchè la tanto agognata “ripartenza” qui da noi dovrà necessariamente fare i conti anche e soprattutto con questo. Bluetooth o meno.  

Walter De Stradis