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Cari Contro-Lettori,

in quella che poteva essere la “settimana di Bardi”, vista e considerata la fatidica “discovery” sugli accordi con Total (che in diversi punti appaiono –e sottolineiamo appaiono- vantaggiosi), ci sono stati un paio di eventi che –ahinoi- hanno reso palese che il Basilicata-style in politica è sempre quello.

Negli ultimi anni il Rap è diventato Trap (orrore), “La Corrida” è diventata “Tu si que vales”, i “telefilm” sono diventati “serie tv”, “Dallas” è diventato “House of Cards”, i telegrammi sono diventati tweet e le cartoline Instagram e WhatsApp. Insomma, un po’ tutto si è evoluto o involuto, si è trasformato, tranne la politica “alla lucana”, sempre paciosamente sugosa come l’omonimo trittico di orecchiette, fusilli e strascinati. Infatti, nonostante le numerose avvisaglie, i problemi qui si “s-trascinano” (vedi, ma solo per dirne un paio, questione licenziamenti al San Carlo o la stessa questione petrolio) fino a dilatarsi in una matassa molliccia, che poi qualche sapiente “chef” nostrano (o quasi), divide in pezzetti e “cala” opportunamente nella pentola in ebollizione, facendone uscire un bel “miracolo al dente”, pronto per essere dato in pasto a un intero popolo di commensali che (giustamente) ha sempre fame. E che alla fine –a fronte della prospettiva del digiuno totale- si accontenta, mentre avrebbe diritto anche al dolce.

Insomma, «Un’azione politico amministrativa tutta incentrata sulla sola gestione delle contingenze emergenziali», come direbbe in “sindacalese” Summa della CGIL.

Ma -proprio perché nonostante cambi il colore della gualdrappa del capocuoco, rimaniamo comunque in una “cucina” lucana- c’è sempre chi a un certo punto si toglie il grembiule e comincia a tirare ortaggi, pugni di farina e polipi, facendo saltare il tavolo (anche davanti agli “avventori” illustri della Total, che figuraccia), come nella celebre scena con Tognazzi e Gassman ne “I Nuovi Mostri”, o come in una qualsiasi delle puntate di “Cucine da incubo” di Cannavacciuolo. Perché? Vattelappesca i giochi di potere, o i capricci dei potenti (o aspiranti tali), ma non è peregrino temere che, a monte, alcuni dei cucinieri (vedi anche nomine assortite e/o equilibri interni di bottega) abbiano avuto mal di pancia e che si sia avviata una reazione a effetto domino. Loro, che invece dovrebbero pensare a cucinare.

Com’è e come non è, la maggioranza di Bardi, nonostante l’indubbia volontà del Presidente di voler fare da garante per l’unità e la stabilità, comincia suo malgrado a mostrare più di qualche crepa. E, come si diceva, anche questa è una ricetta tipicamente lucana. Speriamo si mangino almeno il panettone (come si dice nel calcio).

Walter De Stradis