editoriale2302

Cari Contro-Lettori,

la settimana si è aperta con il riarruolamento del generale Bardi, quale candidato Governatore del centrodestra alle prossime regionali. In realtà, si è appreso, l’ex militare di Filiano non era mai stato messo in “congedo”, ma quel paracul…-ehm-- quel furbacchione del Cavaliere aveva frenato la mula solo un po’, per capire se qui in Basilicata i dubbi a riguardo fossero solo quelli del peperino di Tolve e delle sue eventuali smanie da asso pigliatutto. Sciolto il nodo in-gordiano, si è quindi ripartiti al galoppo. Il generale Bardi, al momento in cui scriviamo, come già il più illustre collega Custer in quel di Little Big Horn, è circondato da una schiera di indiani, una tribù di Rompicocones, che cerca un posto in scuderia. Ma lo stesso vale per gli altri partiti. Mercoledì scorso, a stretto giro di posta, Lasorella che voleva dargliele ai Fratelli (di Lauria) ha rinunciato alla propria candidatura: in un “drammatico” video postato su Facebook, a un certo punto sembrava Faye Dunaway ne “I Tre giorni del Condor”: ha prevalso l’inciucio – ha detto alla videocameranon gioco più, me ne vado. La domanda ora è: a quale inciucio si riferiva la perentoria Carmen? Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta! Lo stesso giorno, in serata –e non si sa se le due cose sono collegate- al Park Hotel è andato in scena il pianto di Marcelito Pittella; consentiteci, eravamo stati profetici, la settimana scorsa, a defi nirlo protagonista della telenovela “Anche i ricchi piangono”! Asciugate le lacrime, l’ex Gladiatore ha annunciato il suo “erede” alla corsa da Goverantore per il Nuovo Centrosinistra Unito, il farmacista potentino Carlo Trerotola. Barba da naccherista del Gruppo Operaio di Pomigliano D’Arco e maglione rosso, il Nostro è stato però subito “tacciato” di essere ideologicamente allineato con la storia della sua famiglia (e cioè – giusto un pochino- a destra), ma, udite udite, mentre scriviamo è nientemeno che Pierno il Terribile, fresco di ritorno nei ranghi, a “sdoganarlo”: il buon dottore gli ha confidato di aver sottoscritto in vita sua solo due tessere, su “richiesta” di tale Luongo Antonio. A meno di scoprire che il compianto segretario del Pd fosse segretamente un missino, per Lacorazza è la prova dell’“agibilità” del farmacista di Chianchetta. Dal canto suo, il pentastellato Mattia ha lanciato la sua campagna elettorale al grido di “Il futuro è a due passi” (ma qualcuno malignamente già suggerisce una rapida visione del fi lm “Tre passi nel delirio” di Fellini & Co.), mentre non è passato inosservato che il sindaco di Potenza, De Luca, benché nei mesi scorsi assai gettonato nelle indiscrezioni sui possibili papabili governatori, ha annunciato la volontà di non candidarsi, né in Regione né altrove. Un raro segnale di coerenza politica.
Walter De Stradis