editoriale0809

Cari Contro-Lettori,

si racconta che il 5 marzo scorso, all’indomani della Caporetto-Pd, presso il comitato elettorale dell’ex governatore De Filippo in via Centomani a Potenza, si sia recato un cittadino dai modi piuttosto “spicci”. Mentre i giovani addetti alla “sezione” erano intenti a smanettare sui pc per computare gli ultimi dati e statistiche relativi alle sconfortanti votazioni (anche se De Filippo sarà comunque eletto) il tizio in questione, mosso da irrefrenabile goliardia, spalancò improvvisamente la porta e li fulminò con un «Ma ancora non v’ sit appicat?!?». Trattasi di una tipica frase potentina, in quel caso estesa a tutto il Pd, e traducibile in questi termini: «Ancora non avete fatto harakiri?» (ironia della sorte, tempo dopo, la Purtusiello definì il big Margiotta “l’ultimo dei giapponesi”, per l’uso smodato di hashtag). Gli astanti lo guardarono ammutoliti e sorpresi, privi di risposte adeguate a fronte della grossolana e anche scortese ironia, ma dopo un attimo di imbarazzato silenzio ripresero imperterriti a digitare sulle tastiere. Tuttavia, quel cittadino, tramite la rude battuta, aveva anticipato un tema che –nei mesi a venire- sarebbe diventato una sorta di tormentone, in voga ancora oggi: ma quelli del Partito Democratico si sono resi veramente conto di ciò che è successo il 4 marzo? A sentire il parere di molti (considerata viepiù la ventilata propensione, da parte di alcuni, a ricandidare un Pittella in piena bufera mediatico-giudiziaria), sembrerebbe proprio di no. Non ci sarebbe da sorprendersi, pertanto, se il goliardico energumeno di cui sopra facesse nuovamente irruzione in una qualche sede del partito retto dal segretario Polese, ponendo lo stesso, indelicato, ma bruciante interrogativo. E mentre nella stanza dei bottoni del (fu?) partito-regione i cervelloni (elettronici e non solo) sono in “crash”, in attesa di “email” dalla Cassazione, c’è chi – come il solito Gianni Rosapone un altro, se vogliamo “scortese” interrogativo: «“Dal 2000 al 2017, la Basilicata ha ricevuto 2,2 miliardi di euro di royalties petrolifere. Che fine hanno fatto? Neanche la Corte dei Conti è riuscita a rispondere a questa domanda. Il motivo è che le royalties non sono state utilizzate, dai governi di centrosinistra, secondo i fini stabiliti dalla legge. Le hanno sperperate nel silenzio generale». Buona camicia a tutti.

 

Walter De Stradis